Perché mi sono sentita un’aliena: il ciclista in quarantena visto dalla moglie…

Veronica Micozzi
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Perché mi sono sentita un’aliena: il ciclista in quarantena visto dalla moglie…

Veronica Micozzi
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Lo sento.
Si alza presto di domenica, come se dovesse uscire in bici con il suo gruppo di amici.

Lo vedo.
Indossa il suo completino preferito, quello che gli porta fortuna, e le scarpe con le tacchette, che fanno quell'inconfondibile tic-tac sul pavimento quando esce dalla camera da letto.

Lo immagino.
Va in terrazzo (o in garage, o nello studio riadattato a palestra casalinga…) e sale sulla sua “amica speciale”, avvia la sua strumentazione (rulli, fascia cardio, ciclocomputer…) e inizia a pedalare.

ciclista in quarantena visto dalla moglie

Pedala e suda.
Pedala su Zwift. O guarda un video. O ascolta la musica.
Pedala e messaggia in continuazione con gli amici.
Lo spio e mi sento un’aliena.

Perché lo fa?
Va bene, lo so: per tenersi in forma, per passare il tempo in casa, per scaricare la tensione, per divertirsi un po’… Ne avevamo parlato anche QUI.

Ma non è un po’ esagerato?
Voglio dire, capisco la gioia che dà lo sport, capisco il benessere psico-fisico, conosco anche la storia delle endorfine… ma - lasciatemelo dire - c’è un limite oltre il quale lo sport crea dipendenza, fa male!
Almeno a chi ti sta accanto… ?

E poi c’è Zwift.
Io neanche la conoscevo quest’app, ma ho capito che è una specie di videogioco dove il protagonista sullo schermo sei tu e mentre pedali a casa tua, da solo, fai finta di essere in strada insieme ad altri ciclisti, a tirare una volata o a scalare una montagna.

Sui rulli moderni puoi fare anche le gare, addirittura il Giro d’Italia virtuale!

Ora, capisco tutto: divertirsi, tenersi in forma, passare il tempo, scaricare le tensioni…
Ma questo tipo che impiega ore a fare telefonate e mandare/ricevere messaggi e a cercare su Internet informazioni su Zwift, non era lo stesso che fino a un mese fa diceva ai figli di non stare troppo davanti ai video o con il telefono in mano?

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Intanto la domenica mattina si avvia verso ora di pranzo, lui va a farsi la doccia, grondante di sudore, sfinito e contento.

Io, che  “beata te che in casa non ti annoi!”.
Io, che mi sento tanto orgogliosa di me stessa se riesco a fare 20 minuti di ginnastica ogni tre giorni.
Io, che mi sento un’aliena perché, forse, sotto sotto, sono un pochino gelosa…

P.S. Se state per dirmi che dopo il 4 maggio, quando sarà consentito tornare in bici su strada, le cose cambieranno, lo so già.
E’ vero che cambieranno.
In peggio…?



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Sull'autore
Veronica Micozzi

Mi piace leggere, scrivere, ascoltare. Mi piacciono le storie. Mi piace lo sport. Mi piacciono le novità. Mi piace la sana follia che anima i seguaci della bici. E credo di aver capito perché vi (ci) piace tanto la bicicletta, al di là della tecnica, delle capacità, dell’agonismo: è per quella libertà, o illusione, di poter andare ovunque, di poter raggiungere qualsiasi vetta, di poter superare i propri limiti che solo le due ruote sanno regalarti…

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