In gruppo si cade più spesso che in passato? Cosa è cambiato nel ciclismo moderno rispetto solo a qualche anno fa? La colpa è dei materiali, come sostiene qualcuno, o dei corridori che rischiano troppo?

Il tema delle tante cadute tra i Pro’ è un argomento caldo, di cui si discute con una certa regolarità e che è tornato alla ribalta dopo la caduta al Giro dei Paesi Baschi 2024, che ha coinvolto tanti corridori, tra cui alcuni big come Roglic, Evenepoel e Vingegaard.

In un piovoso pomeriggio alla vigilia del Giro d’Italia ne abbiamo parlato con Matteo Trentin, da quest’anno in forza al Team Tudor Pro Cycling. Matteo è in gruppo ormai dal lontano 2011. Ha vissuto in prima persona il cambio generazionale, ma anche l’evoluzione dei materiali di cui il ciclismo è stato protagonista negli ultimi anni. Di esperienza ne ha da vendere, dunque con chi meglio di lui potevamo affrontare questo delicato argomento?

In gruppo si cade di più

Qui sotto vi sintetizziamo alcuni dei punti chiave che sono emersi, mentre se volete andare più a fondo, in basso trovate uno dei nostri podcast con l’intervista completa. Sono dieci minuti, ne vale la pena perché Matteo Trentin ha detto cose non banali…

  • Le cadute non sono molto più numerose rispetto al passato, ma si cade a velocità più elevata.
  • Le cadute coinvolgono più corridori, perché c’è sempre meno selezione e tutti vogliono stare davanti.
  • Nuovi materiali e nuove tecnologie non sono direttamente responsabili, ma hanno un’incidenza perché fanno andare più forte.
  • Alcuni tratti di gara, che potevano andare bene fino a qualche anno fa, non sono più adatti al ciclismo moderno. A tal proposito abbiamo parlato anche del tanto discusso approccio alla foresta di Arenberg…
  • Trovare delle soluzioni universali è difficile, ma ci sono almeno un paio di cose che si possono fare…