

Tra i punti di contatto bici-ciclista la sella è senza dubbio l'interfaccia più delicata. In poco tempo ci si può adattare ad una presa manubrio differente. Per i pedali serve, in genere, qualche settimana per acquisire una piena consapevolezza o riabituarsi al nuovo standard. Riguardo quello che c'è sotto il sedere il paradigma è diverso: o va o non va. E la sella SMP Evo20C, per quanto ho avuto modo di sperimentare, va che è un piacere.

Al netto di una componente che per forza di cose è fortemente soggettivo e che si iscrive dentro una cornice ben chiara.
La Evo20C presentata a gennaio assieme alla gemella più larga Evo30C (QUI il nostro articolo) è una sella corta d'alta gamma con scafo a T, che va ad arricchire il segmento dell'azienda di Casalserugo (PD) caratterizzato dall'imbottitura opaca in EVA (Etilen Vinil Acetato).
A catalogo la Evo20C affianca così la Evo (presentata a gennaio 2024), che propone le medesime tecnologie declinate però sul celebre profilo a S, storico marchio di fabbrica SMP.

Evo20C ed Evo30C di fatto uniscono la filosofia costruttiva sdoganata dalla Evo a uno scafo dal profilo neutro, più tradizionale, che assomiglia molto a quello della sella F20Csi: il modello totalmente privo d'imbottitura utilizzato da diversi pro' del team VF Group Bardiani-CSF Faizanè.
Questo mix a prima vista restituisce un impatto estetico pulito e aggressivo che sembra voler sconfessare lo stereotipo "Selle SMP = sella ad S antiprostata".

Il test è stato eseguito sulla Pinarello Dogma F 2025.
Una bici "importante" che nell'immaginario collettivo non viene subito associata a Selle SMP. Su questa piattaforma la Evo20C sembra non sfigurate. Che ne dite?
Oltre l'immagine, però, c'è di più.


Dettagli tecnici
100% Made in Italy. Dallo sviluppo al prodotto finito.
Di seguito le principali caratteristiche:
- - naso a becco d'aquila;
- - ampio canale centrale di scarico "a cucchiaio";
- - appoggi posteriori con depressioni sagomate per agevolare la rotazione ischiatica e accompagnare la pedalata (foto sotto);
- - coda leggermente rialzata ad offrire ulteriore supporto soprattutto in presa alta;
- - lunghezza: 253 mm;
- - larghezza: 140 mm;
- - larghezza dell'appoggio ischiatico (LAI) consigliata compresa tra i 9 e i 12,5 mm.

Il centro anatomico (CAS), come da tradizione Selle SMP, è posizionato a 72 mm con la relativa stampigliatura in rilievo sul lato inferiore dello scafo.

Otto i centimetri di regolazione a livello del carrello del telaio ricavato da un unico tubo sagomato.
Un intervallo piuttosto generoso, che delinea la seconda caratteristica distintiva delle selle ad uso ciclosportivo di SMP.
Se pedalate avanzati questa specifica molto probabilmente tenderà a restituire un serraggio che non si avvicina ai limiti imposti dal produttore.

Materiali
Seppur con forma differente la sostanza è la medesima della Evo.
- - Imbottitura opaca in EVA;
- - scafo in Nylon 12 caricato carbonio;
- - telaio in acciaio Inox AISI 304 Ø 7.1 mm (presente in gamma anche il modello con telaio in fibra di carbonio unidirezionale 7.1 x 9.0 mm).

Come fatto in passato ribadiamo le proprietà dell'Etilene Vinil Acetato, un polimero a cella chiusa che non assorbe il sudore e men che meno i detergenti utilizzati per il lavaggio.
- - Ammortizzante;
- - resiliente alle deformazioni;
- - anallergico;
- - antibatterico;
- - antifungino;
- - sostenibile (l'EVA è facilmente riciclabile e può essere impiegato nuovamente in diversi settori).

Misure disponibili
Anche qui sull'onda della tradizione, la serie numerica 20 identifica in casa Selle SMP le configurazioni strette.
I modelli disponibili sono due: Evo20C (oggetto di questo test) e Evo30C.
È la larghezza dello scafo a tracciare la differenza tra i due prodotti: 150 mm per la Evo30C, larghezza dell'appoggio ischiatico (LAI) consigliata tra i 12,6 e i 15 cm, contro i 140 mm della Evo20C che, lo ribadiamo, è destinata ad un appoggio compreso tra i 9 e i 12,5 mm.

Peso
Peso dichiarato: 225 gr.
Peso rilevato: 219 gr.
Lascia sul piatto 40-50 gr in più rispetto alle selle della concorrenza con larghezza e configurazione simile. I maniaci del grammo potrebbero storcere il naso, ma siamo sicuri che questo aggravio di peso in un componente strategico (stiamo seduti ore in sella in fin dei conti) sia così determinante?

Prezzo
239 euro.
Forse più che il peso, il listino potrebbe essere lo scoglio principale. Se prendiamo come riferimento una Selle Italia SLR Boost TI 316 Superflow, anche per via del profilo neutro, questa SMP è più cara di 10 euro.
Lo scarto aumenta e non di poco se prendiamo in considerazione altre selle dotate di canale centrale di scarico più o meno pronunciato.
C'è un fatto che possiamo testimoniare e sottoscrivere a favore dell'Azienda padovana: le Selle SMP sono "indistruttibili", resistenti ai chilometri e all'usura.


Personalmente nel 2008 utilizzai per oltre 20.000 km una SMP Composit tutt'ora in gamma. Una sella per una intera stagione agonistica contro i 2/3 cambi componente con prodotti della concorrenza per via di scafi sfondati.
Scafi sfondati che finiscono per incidere sulla pedalata (ne abbiamo parlato QUI).
Dal 2008 è passato diverso tempo, ma la questione non ha subito cambiamenti.
La Evo è stata testata abbondantemente ad inizio 2024 (QUI i dettagli) e tutt'ora è su strada con oltre 9mila chilometri all'attivo. La sella Most da 145 mm con canale di scarico montata di serie sulla Dogma F dopo poco più di 7mila chilometri è da sostituire.
Se immaginate la sella come un componente che vi accompagna nel tempo, una bici dopo l'altra, si fa presto a fare i conti...
A questo punto potremmo mettere dentro l'economia anche la questione peso: meglio qualche grammo in più per avere un prodotto che salvo imprevisti non cede? A voi la risposta definitiva.

Sella SMP Evo20C: la prova su strada
La base di partenza del test l'abbiamo citata sopra anche se la vera prova di una sella non parte effettivamente quando si monta il componente sulla bici.
Prima di iniziare a pedalare ho verificato nuovamente l'appoggio ischiatico.
Questa volta con il "test del cartoncino" illustrato nel video qui sotto.
A seguito di un veloce test posturale per rilevare la rotazione del bacino (ne parleremo in altro contenuto) ho avuto modo di capire che il profilo neutro della Evo20C fa il caso mio.
Infine l'operazione di cambio che è stata eseguita prima di tutto seguendo le indicazioni riportate nell'articolo qui sotto.

Non ho variato l'altezza visto che i millimetri lasciati per strada dal precedente modello erano stati recuperati.
La regolazione di fino dell'inclinazione è stata poi messa a punto con le indicazioni riportate in questo articolo.

Sono partito dai 5 mm d'inclinazione suggeriti da SMP anche se sapevo già di dover andar oltre visto che con le selle ad S mi spingo fino al limite massimo.
Sono bastate un paio di uscite per capire che dovevo aggiustare qualcosa per via dell'eccessiva pressione nella zona pelvica. La conferma dopo una pedalata di cinque ore.
Ho trovato il giusto assetto su questa sella SMP Evo20C grazie ai 10 mm d'inclinazione.

Tre i punti che mi hanno piacevolmente colpito che in sostanza sono i "3 motivi per cui non tornerei indietro" annunciati nel titolo.
- - Gli appoggi posteriori sagomanti scaricano la pressione in fase di rotazione sopratutto in salita quando la cadenza è inferiore rispetto al solito e si tende a spostare la pressione dall'alto al basso piuttosto che in avanti. In sostanza la sensazione è quella di essere appoggiati su uno scivolo che in maniera naturale accompagna il pendolo della rotazione.


- - Avendo una coscia particolarmente importante la forma a T associata ad un naso rastremato riduce al minimo gli sfregamenti. Una qualità che ho scoperto essere particolarmente apprezzata anche da André Greipel, testimonial Selle SMP.
Forma che in sinergia con l'ampio canale di scarico finisce per avere ripercussioni positive sulla pressione perineale quando ci si sbilancia in avanti. Di fatto il naso a becco d'aquila non descrive una superficie utile di seduta e accorcia ulteriormente la lunghezza della sella mantenendo al tempo stesso la sensibilità sulla bici in discesa quando in determinati frangenti si è chiamati a spostare il peso sull'anteriore.


- - Ad oggi non ho avuto modo di testare a sfinimento il prodotto anche se viste le esperienze pregresse in materia di affidabilità e resistenza ho paura di cedere io prima della sella... Le peculiarità della Evo20C le ho apprezzate in particolare sulla lunga distanza (vedi immagine sotto). La sensazione a livello di seduta è quella di avere una sella elastica al punto giusto (merito in particolare dell'EVA), ma al contempo rigida (merito dello scafo e del telaio). Insomma con quel tanto che basta per soddisfare chi si in bici da strada ci va con una certa assiduità senza troppa paura di passare le giornate in sella...

La sella SMP Evo 20C ha solo un "difetto", a mio parere. Facilmente aggirabile e lo abbiamo comunicato all'Azienda.
Il calibro posizionato a 72 mm in fase di montaggio cade vicino, ma non sopra la linea del centro anatomico stampigliata sul lato inferiore dello scafo. È necessario riportare all'estero sul lato sinistro il riferimento con un pennarello.
Un piccolo rilievo posizionato sullo scafo renderebbe l'operazione di cambio e messa a punto ancora più intuitiva.
Per il futuro non guasterebbe un sistema integrato di accessori (es. supporto radar/luce posteriore, borsello) così come proposto da altri marchi.

Per maggiori informazioni: sellesmp.com
QUI tutte le news, i test e gli approfondimenti riguardanti Selle SMP.
La gamma Selle SMP Evo include anche l'opzione 3D. Nell'articolo qui sotto tutti i dettagli.
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.





