

L'unica uscita in bici che riesco a ritagliarmi durante la settimana in questo periodo rappresenta uno dei pochi momenti in cui posso stare sola con i miei pensieri.
Tra un lavoro a contatto con il pubblico, gli impegni di famiglia e le continue sollecitazioni richieste dall'essere sempre connessi e disponibili, a volte mi pare di avere proprio il bisogno di uscire in solitaria e di isolarmi da tutti. Ma è davvero così?

Nonostante la mattinata libera non sono serena, guardo l'ora sul Garmin e faccio i conti mentali per capire quante cose riuscirò a fare tra l'uscita in bici e l’inizio della giornata di lavoro.
La prima salita di giornata mi aspetta a mezzo chilometro da casa (la "fortuna" di abitare ai piedi delle colline...) e le gambe sono ancora imballate. Non certo la condizione ideale per mettersi a fare bagarre.
E invece ecco che al primo scollinamento mi si mette a ruota un ciclista che sale da un altro versante.
Involontariamente accelero.
Mi capita davvero quasi ogni volta che esco in bici che qualcuno "attacchi bottone", ma oggi non ne ho davvero voglia e ho bisogno di fare il mio ritmo.
Mi guardo dietro e appena inizia la discesa mi butto in picchiata spingendo sui pedali nonostante la strada ancora in parte umida inviti alla prudenza.
Il signore si stacca e quando attacco la salita principale che ho in programma, con i suoi 17 tornanti silenziosi e senza traffico, sono felice di ritrovarmi da sola.
La calma però dura poco. Un vociare in rapido avvicinamento da dietro mi fa capire che un gruppo di ciclisti mi sta raggiungendo in bici elettrica.
Eccoli che mi passano davanti, sono allegri, si danno sulla voce scherzando fra loro ma non mancano di salutarmi mentre mi superano.
Che bellezza. Non posso fare a meno di rispondere con una certa allegria, mentre finalmente inizio a carburare e la salita scorre piacevole sotto le ruote.

Arrivo in cima con buone sensazioni, sbuco nel sole e nonostante il temporale della sera precedente l’aria è già molto calda.
La strada si snoda sinuosa tra gli alberi, con poco traffico ma tanto vento e un brutto asfalto. Bisogna stare concentrati ma questa è la mia discesa preferita, pochi freni e tanti chilometri, e me la sto davvero godendo.
Su un rilancio mi sorpassa uno di quei ciclisti che riconosci a prima vista. Abbigliamento poco vistoso, bici "old style" e gamba tiratissima.
Quelli che stanno lontani da competizioni e novità tecnologiche, ma che in strada menano come fabbri.
Questa volta sono io che mi incollo alla sua ruota, anche perché in discesa i freni a pattino e le gomme da 23 mm è sicuramente più sulle uova di me.
Saluto velocemente un altro ciclista di una certa età che superiamo e mi sorprendo quando poco dopo sento che si è accodato anche lui. Indossa una divisa che avrà almeno vent'anni, con le calzamaglie slabbrate sulle ginocchia, ma si è incollato al mio copertone e belli compatti nel nostro trenino filiamo giù che è una bellezza.
Il ciclista davanti a me gira, lo saluto e lo ringrazio, mentre il signore sulla mia ruota mi si affianca: "Non ti dà fastidio il vento? Ho preso due sbandate che pensavo di volar via" mi urla. "Sì, è fastidioso, ma anche divertente".
E' vero, non so perché, il vento ai ciclisti non piace, ma a me piace uscire quando le condizioni sono un po' difficili. Sarà un retaggio del mio passato in windsurf, non si può voler male al vento... Questa volta sono io che giro e mi ritrovo di nuovo da sola ad affrontare il libeccio in faccia nel fondovalle che mi aspetta prima dell'ultima salita.

Mi sono proprio divertita e adesso quasi mi spiace essere rimasta sola. Anche perché il vento qui è più forte e per quanto mi pieghi sul manubrio per essere più aerodinamica, la mia velocità è davvero bassa.
Mi raggiungono altri tre ciclisti in e-bike, anche loro abbastanza avanti con l'età. La signora davanti mulina le gambe senza fatica, mentre l'ultimo del terzetto mi si affianca e resta con me.
"Hai un bel passo".
"Grazie!".
"Oggi è dura, i miei compagni usano sempre tutta l'assistenza ma io voglio fare un po' di fatica, altrimenti perdo l'abitudine".
"Un po' di fatica fa bene".
"Ah lo so bene, e io di fatica in bici ne ho fatta. Adesso sto attento a non esagerare, si intende, ma andare in bici è come una medicina. Fa bene all'umore, al fisico. Non so come farei senza la bici. E poi mi diverto più adesso di quando correvo. Una volta si pedalava sempre a testa bassa per stare col gruppo, ogni curva uno scatto, era una sofferenza. Noi ci fermiamo a prendere il caffè in cima."
Già, perché l'ultima salita l'abbiamo fatta tutta insieme, e quasi non me ne sono accorta… “Io vado, approfitto della discesa. La saluto!".
Quasi mi spiace andare, mi fermerei a prendere il caffè con loro.
Le gambe in palla girano e l'ultima discesa è una goduria. Adesso lo vorrei abbracciare quel signore, ringraziarlo della compagnia.
Alla fine della discesa incrocio un ciclista in direzione opposta. Non risponde al mio saluto, e se c'è una cosa che mi fa arrabbiare è chi non saluta in bici.
Poi lo guardo meglio. Indossa un K-Way, ha le scarpette da ginnastica e un casco troppo grande per lui.
Dev'essere una delle sue prime uscite, e sta per affrontare una salita impegnativa, magari è teso, magari non conosce il galateo della strada.
Si farà, mi dico, e alla fine del giro sarà più felice e magari vorrà bene a tutti come me adesso.
E il mio bisogno di isolarmi di cui vi avevo parlato all'inizio dell'articolo?
Mentre percorro gli ultimi metri di pianura verso casa mi colpisce un pensiero.
Forse non voglio davvero stare da sola, ma staccare dalla frenesia, dalla routine, da quelle interazioni frettolose a cui ci riduciamo nel quotidiano, spesso attraverso un orpello tecnologico più che di persona.

Invece in bici ci siamo solo noi. Senza filtri. Nella fatica che ti tira fuori tutto, che ti lascia nudo e pronto ad incontrare l'altro.
Non lo so, sto divagando, non ho voglia di fare della facile filosofia adesso.
So solo che in questo momento voglio bene a tutti. E che la bici mi ha salvata anche oggi.
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Sull'autore
Silvia Marcozzi
Vivo da sempre in equilibrio tra l’amore per lo studio e le parole - ho due lauree in lettere e un dottorato in lingue - e il bisogno di vivere e fare sport all’aperto. Mi sono occupata a lungo di libri e di eventi. Dieci anni fa sono salita su una bici da corsa e non sono più scesa, divertendomi ogni tanto a correre qualche granfondo. Da poco ho scoperto il vasto mondo dell’off-road, dal gravel alla Mtb passando per le e-Mtb, e ho definitivamente capito che la mia sarà sempre più una vita a pedali.





Quant'è vero, Silvia!