

Sono ormai passati cinque anni da quando il marchio taiwanese ha presentato l'ultima versione della sua bici aero. Un intervallo di tempo piuttosto importante che già da solo indica la necessità di un rinnovamento. Il prototipo di quella che sembra essere a tutti gli effetti la nuova Merida Reacto è stato avvistato al Tour de France fin dalla partenza di Lille.

Gli attacchi e la Maglia a Pois di Lenny Martinez (Bahrain Victorious) in questa prima parte di Grande Boucle hanno finito per mettere ancora più in mostra questa "bici senza nome".

Nuova Merida Reacto 5? La tavola è apparecchiata, cambia tanto
Dal 2011 ad oggi Merida ha presentato quattro generazioni della Reacto. Il più delle volte alla vigilia o al termine del Tour de France (vedi 2018 e 2020).

Ora tutto sembra pronto per l'arrivo della Reacto 5.
Osservando da vicino la bici di Fred Wright (Bahrain Victorious, foto sotto) emerge una declinazione aero ancora più marcata che dà vita ad un design aggressivo caratterizzato da pochi punti di contatto rispetto alla precedente generazione.
I cambiamenti più evidenti sono da ricondurre prima di tutto alle forme di:
- - forcella;
- - tubo di sterzo;
- - tubo obliquo;
- - movimento centrale;
- - tubo piantone;
- - giunzione dei foderi alti del carro.


Le sezioni sono più strette e profonde, in linea con quanto visto nelle ultime due stagioni, complice l'abolizione a fine 2022 della regola 3:1 del regolamento tecnico UCI che limitava le sezioni telaio.

Ora la nuova proporzione 8:1 permette di sviluppare tubazioni otto volte più lunghe della loro larghezza che devono essere racchiuse in un perimetro descritto da sagome di 80 cm di larghezza (in rosso nell'immagine sotto) e da triangoli di compensazione (in azzurro).
Un margine d'azione piuttosto importante...

Forcella e tubo di sterzo come un deflettore
Anche se i cambiamenti come abbiamo visto sono da ricondurre a diversi aspetti è senza dubbio l'avantreno a guidare la lista degli aggiornamenti.
La corona stretta della forcella ricorda quanto visto sull'ultima Cervélo S5 (QUI il nostro articolo). La lavorazione squadrata di questa zona si prolunga fino al tubo di sterzo che visto frontalmente risulta svasato.

Non potendo applicare nulla sulla bici (ricordate i deflettori "illegali" sullo sterzo della Bianchi Oltre RC?), Merida sembra aver ottimizzato il design per ridurre la pressione alle alte velocità in un'area nevralgica.
Il tubo di sterzo, inoltre, è molto profondo, quasi come quello di una bici da crono.
Spostandoci verso la parte posteriore della bici, la porzione mediana del piantone piuttosto sfinata è associata ad una porzione superiore abbondante.
Una soluzione che permette di non allungare troppo il carro anche in presenza di passaggi ruota più abbondanti salvaguardando al tempo stesso la flessione della struttura su fondo irregolare.
Il tutto a vantaggio del comfort.

In questa zona viene semplificato anche il punto di giunzione dei foderi alti del carro.
Scompare il ponte a L rovesciata che viene sostituito da un innesto alare diretto e largo.

Ruote da 60 e nuovo portaborraccia
Il prototipo della nuova Merida Reacto rivela altre due interessanti sfumature.
La bici di Wright è allestita con ruote Vision Metron 60 RS. Un'altezza che fino ad ora non si era vista in gruppo nemmeno al Giro d'Italia.
Le RS, presentate a fine marzo, non sono certo una novità. Al tempo stesso il marchio italo taiwanese non aveva fatto mistero di un ritardo nella fornitura della sua ruota più aerodinamica.
Vedere i Pro' utilizzare questa serie prodotto apre la strada ad una disponibilità più ampia di questo modello sul mercato.

Altro dettaglio interessante è il portaborraccia Elite marchiato Leggero Carbon.
Questa versione, simile al T-Race Carbon, non è presente nel catalogo del marchio di Fontaniva (PD).
Altra novità in arrivo?

Per maggiori informazioni sulle bici Merida: merida-bikes.com/it-it
Foto in apertura: Leon Van Bon
Se volete vedere da vicino i vari modelli vi consigliamo di fare un giro al Merida Store. Nella news qui sotto ulteriori dettagli.

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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.




