

«Giovanni sei disponibile per andare ad un evento in Spagna con Cervélo?» - «Sì, ma... cosa dobbiamo fare?» - «Nulla di particolare, se non pedalare».
È stato questo il dialogo tra me e Simone (Lanciotti, Direttore e fondatore di bicidastrada.it). Che fortuna direte voi. E in effetti non può che essere così.
Siamo abituati a viaggiare e quando lo facciamo è per vedere in anteprima qualcosa di nuovo o per portarvi con noi dietro le quinte del ciclismo su strada/gravel. Nulla di tutto questo in questo viaggio di tre giorni nei dintorni di Girona, città che è diventata "Mecca del ciclismo" grazie ad un suggestivo intreccio di circostanze...

Tutta colpa di Lance Armstrong
Ogni volta che vengo a Girona penso a Lance.
Piaccia o no la fortuna di questo posto è da attribuire alla figura controversa del texano che nel 2000, dopo la prima vittoria al Tour de France, lascia Nizza e si trasfersce qui per essere fuori dai radar (inclusi quelli dell'antidoping) così come riportato nel libro Il texano dagli occhi di ghiaccio (ed. Mondadori).

Armstrong scioglie ogni riserva dopo un fine settimana trascorso a casa di George Hincapie, che si era già stabilito a Girona su consiglio di Johnny Weltz, ex pro' danese, all'epoca dei fatti Direttore Sportivo del team U.S. Postal Service, oggi titolare del B&B Placa Bell-Lloc.
Un posto tranquillo a un'ora e mezza di macchina da Barcellona. Poco traffico, clima mite in inverno, percorsi variegati, il fascino della città vecchia e la possibilità di condurre una vita lontana dalla luce dei riflettori in tutto e per tutto.

L'arrivo di Armstrong accende la miccia del "fenomeno Girona".
Nella cittadina catalana di lì a poco sbarcano altri fedelissimi del texano, poi primi accusatori: Floyd Landis e Tyler Hamilton decide di rimanere a Girona nella casa sopra a quella di Lance anche dopo l'addio alla U.S.Postal (vedi La corsa segreta, ed. Lìmina).
Tra i gregari di Armstrong c'è anche Jonathan Vaughters, oggi Team Manager del team EF Education-EasyPost. Non è un caso se oggi il Servizio Corse della squadra statunitense è proprio a Girona.
E poi ancora in una "seconda ondata", Levi Leipheimer e Fred Rodriguez fino a David Millar (foto sotto) che contribuisce a diffondere a macchia d'olio l'appeal della località catalana.

Per darvi un'idea nel 2000 il modesto aeroporto di Girona registrava un transito di 651.402 passeggeri l'anno. Nel 2004 il transito ammontava a 2.962.988 viaggiatori.
Il ciclismo a Girona è diventato anche un caso di studio accademico (How to develop a road cycling tourism destination. Girona as a case study).
40.725 le presenze dei ciclisti su strada nel 2018 al netto del traino attuale offerto anche dagli eventi gravel (The Traka, Santa Vall, etc.) con una convivenza nel centro storico non priva di criticità al punto che da settembre dello scorso anno la Polizia Locale ha aumentato i controlli e inasprito le sanzioni.

Oggi sono oltre 100 i professionisti che abitano da queste parti.
I locali a tema, spesso fondati da nomi noti dell'ambiente non mancano così come i magazzini delle squadre (anche il team Israel-Premier Tech ha una base a Girona).
Volete sapere cos'è rimasto di quel passato legato ai tempi della U.S.Postal?
Oggi The Hincapie Loop è uno dei percorsi più battuti da coloro che arrivano a Girona e vogliono iniziare a "scaldare la gamba".
Una Caledonia e un'Áspero come compagne di viaggio
Per l'occasione Cervélo ci invita al Rocacorba Cycling, un bike hotel avviato nel 2018 dalla ciclista professionista sudafricana Ashleigh Moolman Pasio (AG Insurance-Soudal Team) e dal marito Carl.
Un luogo che è un Paese dei balocchi per ciclisti a mezz'ora dal centro di Girona, a soli dieci minuti in bici dall'abitato di Banyoles e dall'omonimo lago che ha ospitato il canottaggio in occasione dei Giochi Olimpici di Barcellona 1992.

Al Rocacorba Cycling il fascino della pietra a vista che caratterizza i casolari di campagna risalenti al XVII secolo, fa il paio con cimeli, biciclette commemorative e olimpiche utilizzate dalla padrona di casa. E poi ancora maglie, borracce, cappellini e servizi.
Tanti servizi dedicati ai ciclisti...
Officina con postazione di lavaggio interna, noleggio, tour guidati, lavanderia, piscina panoramica, sauna, sala rulli con angolo palestra, possibilità di prenotare massaggi e sessioni di yoga.

Senza dimenticare la cucina caratterizzata da uno stile semplice, salutare, ma gustoso dove la sera talvolta opera "The Cycling Chef" Alan Murchison: oltre 25 anni anni di esperienza in ristoranti stellati, ora Executive Chef de La Comuna Café e Residence di Girona, struttura fondata dal campionissimo del triathlon Jan Frodeno.
E fuori dalla porta di casa un "parco giochi" per gli amanti della strada e del gravel.
L'attacco della salita della Rocacorba, ad esempio, dista solo 1,5 km dall'antico cortile dell'hotel.
L'ascesa non ha la fama del Coll de Rates o del Col de la Madone, ma che è sempre e comunque territorio di caccia dei pro'.
QUI il segmento Strava. Il KOM appartiene a Paul Double (Team Jayco AlUla) mentre la Queen of Mountain (QOM) non poteva che essere Ashleigh Moolman Pasio con 29'16''.

In Spagna con Cervélo: 1° giorno
Il cielo è coperto, la temperatura è mite e il clima rilassato.
Oltre a noi giornalisti ci sono i responsabili di marca provenienti da Aliso Viejo (California, Stati Uniti) dove ha sede la Casa Madre (foto sotto) e i referenti dei principali mercati europei che hanno anticipato i lavori al Rocacorba di qualche giorno per pianificare il prossimo futuro.
Futuro che sarà particolarmente ricco di novità: non possiamo dire altro, se non che questo evento è stata una sorta di prova generale in vista dello "spettacolo".

Tra di noi c'è anche Robert Gesink, 38 anni, 18 dei quali passati tra i pro' dal 2007 allo scorso anno, sempre con la stessa squadra: dalla Rabobank passando per il Team Belkin poi divenuto LottoNL-Jumbo e Team Visma | Lease a Bike.
Il primo Gesink è un uomo da corse a tappe (4° al Tour de France 2010, 6° nel 2015 più altre tre top 10 alla Vuelta) con stoccate anche nelle corse di un giorno (vedi le due vittorie al Giro dell'Emilia).
Poi la dimensione da gregario di lusso fino ai giorni nostri.

Robert Gensink marito, papà, imprenditore (suo il ristorante caffetteria Hors Categorie a Girona) e ambassador Cervélo, chissà forse anche per via di quella vetrina genuina, dove trova spazio una sguardo da ragazzino (dall'alto dei 190 cm di statura) e un punto di vista piuttosto netto nei confronti del doping, emerso a chiare lettere (tentazioni incluse) in alcune interviste quando ancora era in attività.

La guida della prima uscita su strada in sella alla Cervélo Caledonia 5 è proprio lui. E la cosa mette un po' di soggezione. Come sempre quando si sta di fianco a un pro' del resto, ma stavolta c'è qualcosa di diverso.
Colpisce la forza dentro la magrezza. I muscoli tesi appena la strada inizia a salite, i pedali accarezzati. L'efficacia che diventa massima efficienza. Qui capisci che i "ciclisti alla Gesink" non vanno in bicicletta, fanno direttamente un altro sport...

Percorriamo i primi chilometri ad andatura turistica, fianco a fianco tra le vie di Banyoles. Parliamo di gomme e di cerchi, ma in realtà mi pare di vivere il trasferimento di tappa.

Pianura poca.
È tutto un mangia e bevi, senza strappi troppo aggressivi. Incontriamo una squadra e corridori alla spicciolata, amatori e non. Le poche macchine che ci sono aspettano e sorpassano con cautela. Altre sostano in mezzo all'incrocio bloccando il traffico pur di lasciare passare. E chi guida c'ha pure il sorriso in faccia quasi a dire "tranquilli ci penso io a proteggervi un po'".
La Caledonia 5 Ultegra Di2, presentata ad agosto dello scorso anno (nell'articolo sotto tutti i dettagli), pur essendo un bici endurance incarna i parametri delle moderne bici pensate per le lunghe distanze.

Strutture meno "gommose" e pigre rispetto a dieci anni fa, scattanti e reattive al punto giusto. Pochi chilometri sono bastati per far emergere sensazioni sovrapponibili alla Canyon Endurace CFR.
Ho pedalato senza problemi su una taglia 51 (sono alto 168 cm, cavallo 78) con attacco da 90 mm e pedivelle da 165 mm (vedi tabella sotto). Una scelta piuttosto inusuale e controcorrente


Il punto di forza di questa bici, oltre al doppio misuratore di potenza 4iiii Precision 3, sono senza dubbio le ruote Reserve 42 | 49 con canale interno da 24,5 mm e spalla dotata di uncino (no hookless).
Il set abbinato a pneumatici Vittoria N.Ext TLR da 30 mm con camera d'aria restituisce un comfort e una sicurezza anche su strada umida che finisce per conquistare. Insomma con una ruota così si può veramente pensare di far tutto: strada e gravel.

Inizia a piovere, ma proseguiamo.

Concludiamo bagnati, ma felici.
Non amo i selfie (l'ultimo che ho in archivio risale a luglio 2024 e mi ritrae con Miguel Indurain il mio idolo di gioventù), ma non resisto ad uno scatto con Gesink. La sensazione è quella di essere (quasi) compagni di squadra... Non ci sono barriere né ruoli prefissati.

Qui il percorso.
In Spagna con Cervélo: 2° giorno
Gravel in casa Cervélo vuol dire Áspero (accento sulla A mi raccomando).

Con la più aggressiva Áspero-5 votata al gravel racing.

Per l'occasione ho in mano una Áspero Apex XPLR 1 tg 51 con monocorona, cerchi Alexrims Boondocks 7D con canale interno da 23 mm e gomme WTB Vulpine TCS Light Fast Rolling Dual 700x40c.

Partiamo.
In pochi minuti con il mio gruppo arriviamo a Banyoles e costeggiamo il lago. L'aria è frizzante, ma il sole fa ben sperare.

L'asfalto solo per brevi tratti.
Le strade sterrate si perdono a vista d'occhio tra i campi e i boschetti anche se l'aria agreste è sempre condita da un certo aroma...

Il fondo è variegato si va dal terreno sabbioso allo sterrato leggero con qualche discesa più aggressiva, ma mai tecnicamente difficile.



Rimediamo un paio di forature. La bici è confortevole e la posizione rilassata. La compagna di viaggio ideale per una pedalata scanzonata in compagnia che sa di primavera piena.
L'unico difetto a primo impatto sono le gomme: non ispirano particolare fiducia su fondo umido/non compatto. Grip e trazione scricchiolano un po'.

Mi definisco un purista della bici da strada, ma dopo questo giro con la Áspero ammetto che quasi quasi quasi in Spagna con Cervélo nei dintorni di Girona vince il ciclismo gravel...
A proposito sul profilo Komoot Rocacorba Cycling trovate un bel po' d'itinerari.


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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.




