Quick Pro UR One: superleggera con telaio da 630 gr, presentata assieme ad altre 2 novità

Giovanni Bettini
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Quick Pro UR One: superleggera con telaio da 630 gr, presentata assieme ad altre 2 novità

Giovanni Bettini
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La vittoria iridata di Harry Hudson e l'accordo con il team Euskaltel Eusakdi hanno defintivamente acceso i riflettori su questo marchio cinese che intende farsi valere anche qui da noi. L'ultima creazione dell'azienda di Huizhou fondata nel 2012 da Tommy Chen (a sua volta cofondatore di Cybrei) si chiama Quick Pro UR One.

Quick Pro UR One

In occasione della presentazione di questa piattaforma superleggera (629 gr il peso del telaio grezzo in taglia M/49,5), trasmessa in diretta sul celebre social network cinese Xiaohongshu (o REDnote, video sotto), il marchio orientale ha presentato altri due modelli: XR:One e TR:One.

Quick Pro UR One: la Ultralight Rounder

Un peso al vertice della categoria e un design piuttosto affine alla AR:One, utilizzata da Hudson in occasione del Mondiale Junior.

Il tutto unito a nuove geometrie e ad una serie di ritocchi che influenzano il design e la scheda tecnica.

Quick Pro UR One

In linea generale la nuova Quick Pro UR One presenta una geometria meno aggressiva della AR che restituisce uno stack maggiore (553 mm contro 534,6 mm, cfr. tg M) e un movimento centrale posizionato più in basso (BB Drop 74 mm contro 71,6 mm, cfr. tg M).

Una soluzione, quest'ultima, che ricalca la tendenza delle bici di ultimissima generazione a compensare l'impiego di coperture più larghe e di pedivelle più corte che tendono a spostare verso l'alto in baricentro del ciclista.

Cambia il design dei foderi alti del carro, più ampio, squadrato e vicino alla ER:One: il modello aero.

Ritocchi figli di una validazione effettuata presso la galleria del Silverstone Sports Engineering Hub che hanno restituito prestazioni non così lontane alla ER:One a 30, 40 e 48 km/h, con angoli di imbardata compresi tra – 20° e + 20°.

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Rinnovata la testa del reggisella (peso componente 115 gr) e il relativo morsetto così come il forcellino, ora UDH.
La forcella pesa 340 gr.

Confermata la costruzione monoscocca Monolith, il manubrio Canwin Zephyr SSL (lo stesso utilizzato per la AR:One, foto sotto), il movimento centrale BSA e i passaggi ruota (max 700x32c) .

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Quattro in tutto le opzioni colore con allestimenti che prevedono gruppi Shimano (105 Di2, Ultegra e Dura-Ace) e Sram (Red e Force AXS).

Al momento Quick Pro non ha definito i prezzi per il mercato occidentale anche se ci sarà da aspettarsi un aumento in linea con il motto dell'azienda "Anyone can race" (tutti possono gareggiare) che intende garantire un elevato rapporto qualità/prezzo.

In Cina il kit telaio (telaio, forcella, reggisella, manubrio e serie sterzo con cuscinetti ceramici) verrà venduto attorno i 2.290 euro.

La bici completa con Shimano Dura-Ace e ruote DT Swiss ARC 1100 55 si porterà a casa a circa 6.650 euro.

Disponibilità a partire da fine febbraio.

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XR:One: la seconda novità è gravel

Bikepacking e avventura: questa la missione del nuovo modello in fibra di carbonio dedicato alla ghiaia che si contende l'altra metà del cielo con la sorella GR:One che però è votata alla competizione.

La XR si differenzia per i numerosi punti di fissaggio.

Quick Pro launches new frames GRONE full bike

TR:One: per il triathlon lunghe distanze

Altra novità assoluta del catalogo Quick Pro.

Il design non la rende conforme al regolamento tecnico UCI.
A spiccare è la forma del carro che per certi versi ricalca quella della Colnago TT1.

Lo sviluppo di questo "missile" da triathlon è stato curato da Rolf Singenberger, volto noto della bike industry, che dal 2001 al 2014 ha guidato il reparto Ricerca e Sviluppo di BMC.

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A primo impatto sembra esserci tutto ciò di cui un triathleta ha bisogno: integrazione, vani stoccaggio accessori, riserve idriche e rifornimenti vari.

Al momento non abbiamo indicazioni per quanto riguarda il prezzo.

Quick Pro launches new frames TRONE full bike

Per maggiori informazioni:
en.quick-bikes.com.cn
quickprousa.com

Foto in apertura: @lepedaler

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Sull'autore
Giovanni Bettini

"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.

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