E’ ancora nitida nella memoria l’immagine di Mathieu Van Der Poel che lo scorso 27 giugno nella 2ª tappa del Tour de France, conquista la maglia gialla e alza il braccio al cielo per dedicare la vittoria e soprattutto la maglia al nonno, morto due anni fa: Raymond Poulidor.
Che quella maglia gialla l’aveva sempre inseguita e mai indossata.

Foto: Pagina Facebook Mathieu Van der Poel

Ma chi era Raymond Poulidor? Cosa aveva fatto nella sua carriera ciclistica?



Poulidor era ed è un’icona del ciclismo per i francesi, amatissimo, per i suoi modi sinceri, la sua umanità, la sua non perfezione, anche per la sua sfortuna.
PouPou era il soprannome affettuoso con cui era stato ribattezzato dai tifosi.
Il suo era un ciclismo intenso, quasi disperato, romantico: fu professionista dal 1960 al 1977 e rimase sempre nella stessa squadra, rappresentò forse un modo tradizionale di intendere il ciclismo, generoso, mai calcolatore, completamente dedito allo sport.
Poulidor non ebbe mai (o quasi) il ruolo del primo attore ma riuscì ad essere comunque protagonista del suo tempo.

Raymond Poulidor
Foto di René Milanese, fonte Wikimedia

Un altro appellativo gli è rimasto cucito addosso, quello dell’Eterno Secondo, per i tanti piazzamenti sul podio che ottenne senza riuscire a conquistare altrettante vittorie.
Eppure, davvero si può chiamare perdente uno vissuto nella stessa epoca di Anquetil, Merckx, Gimondi, Hinault e che ha vinto una Vuelta, una Milano-Sanremo, una Freccia-Vallone, una Parigi-Nizza, 7 tappe al Tour?

E’ vero, la maglia gialla gli è sempre sfuggita e questo rimase forse un suo rammarico, anche se ancor oggi è suo il record di piazzamenti sul podio al Tour.
Partecipò anche per 18 anni anni consecutivi ai Mondiali di Ciclismo su strada, finendo 4 volte sul podio.

Poulidor e Anquetil in mezzo alla folla – foto: Dutch National Archives, fonte Wikimedia.

Epica e molto gonfiata fu la sua rivalità con Jacques Anquetil, che rappresentava il perfetto antagonista rispetto a Poulidor: molto attento alle strategie di gara, calcolatore tanto da risultare quasi cinico: «Sono pagato per vincere, non per essere amato.», una delle frasi che gli vengono attribuite.
Comunque, un corridore elegante, anche mondano, che si era riscattato dalle origini contadine diventando un ricco possidente terriero con un castello di proprietà. Un vincente, insomma.

Eppure la folla impazziva per Poulidor, anche lui di origini contadine, che non aveva mai rinnegato né esaltato il suo passato, che sorrideva anche quando arrivava secondo, che comunque non si rassegnava mai, che era audace e impulsivo, che incarnava l’uomo comune con la sua semplicità, che calamitava affetto forse pure per le sue sconfitte.
Come quando, nel Tour del 1964, dopo una dura lotta con Anquetil, perse il primo posto per soli 55”.

Il podio del Tour de France 1964 – Foto di Harry Pot, fonte Wikimedia

Poulidor comunque è sempre stato uno coi piedi per terra e sapeva essere soddisfatto della sua vita e della sua carriera, che a ben vedere gli aveva dato tanto: «Ho vinto molto nella mia carriera. Potevo vincere di più? Senz’altro. […] Non ho rimpianti, però, ho fatto della mia passione una professione e questa è una grande vittoria.» così dichiarava qualche anno prima di morire.

Raymond Poulidor
Un’immagine di Poulidor nel 2013 – foto di Laurie Beylier, fonte Wikimedia.

Di lui diceva Gianni Mura: «Poulidor è un antipersonaggio che è sempre stato personaggio. […] Aveva tutto per piacere alla massa, compresa la iella. […] La Francia di tutti i giorni si commuove per l’eroe di tutti i giorni che non ha mai indossato una maglia gialla.»

Per una sorta di risarcimento, dopo il ritiro dalla carriera agonistica, Poulidor divenne ambasciatore del Tour de France e spesso si vedeva sul podio a premiare i corridori.
A quanto pare, il Tour rimane nel destino della sua famiglia e l’impresa di suo nipote Mathieu, figlio della figlia Corinne, è arrivata a chiudere idealmente il cerchio.

Se volete rivedere i momenti salienti della vittoria di Mathieu Van der Poel sul Mur de Bretagne, potete consultare il sito Raisport.rai.it.

Vi ricordiamo anche l’articolo sulla Canyon Aeroad personalizzata in onore della maglia gialla del fuoriclasse olandese, con un dedica proprio a nonno Raymond:

Già pronta una Canyon Aeroad gialla per Van der Poel. E guardate il manubrio…

Se volete (ri)scoprire altri campioni del passato, qui trovate altri articoli di Storia del ciclismo.

(Foto di apertura di Bert Verhoeff, fonte Wikimedia)