

Dopo il giorno di riposo, il Tour de France 2025 riprende con una delle tappe più attese, quella con arrivo in salita sul Mont Ventoux, il “Gigante della Provenza”.
La scalata al Mont Ventoux da Bédoin è lunga e dura. Ha sempre offerto spettacolo e distacchi e nel 2025 il giorno di riposo della vigilia per qualcuno potrebbe rivelarsi una vera “trappola”.

Mont Ventoux: un po’ di storia
Il Mont Ventoux, tra arrivi in vetta e passaggi, è stato affrontato 16 volte al Tour de France ed è stato teatro di pagine storiche (e drammatiche) del ciclismo.
È stato introdotto per la prima volta nel 1951. In quell’occasione in vetta passò per primo Lucien Lazarides, mentre la tappa con arrivo ad Avignone fu vinta da Bobet.
Tra gli episodi indimenticabili c’è sicuramente la tragica morte di Tom Simpson, ancora oggi ricordato da una stele nel luogo esatto della sua scomparsa.
Le vittorie italiane in vetta sono state solo due: nel 1994 con Eros Poli, al termine di una lunghissima fuga, e nel 2000 con Marco Pantani, nell’anno della polemica con Lance Armstrong.
Nel 2013 a imporsi fu Chris Froome, anche se il ricordo indelebile di Froome sul Ventoux risale al 2016, con il britannico della Sky che dopo una caduta in salita corre a piedi verso la vetta. Per la cronaca, Froome vinse entrambi quei Tour.
Il Mont Ventoux al Tour è stato affrontato l’ultima volta nel 2021. In quell’occasione venne scalato 2 volte, da Sault e da Bédoin, con Van Aert (che quell’anno volava) che poi si impose a Malaucène.

Altimetria e dati
Il Mont Ventoux può essere scalato da 3 versanti principali. Il Tour 2025 lo affronta da quello classico, cioè da Bédoin.
L’altimetria ufficiale considera l’inizio della salita a Saint-Estève: 15,7 km all’8,8% di media, con un dislivello di 1.374 m, con pochi punti di respiro e tratti spesso superiori al 9%. I segmenti più duri sono i primi 6 km e gli ultimi 2 km.

In realtà, però, la strada inizia a salire già dall’abitato di Bédoin, quando mancano oltre 22,5 km all’arrivo. Se ricalcoliamo i dati da qui, la pendenza scende al 7,5%, ma il dislivello sale a 1.621 m, vale a dire più di quello dello Stelvio da Bormio.
La vetta è posta a 1.910 m di quota, quindi rispetto allo Stelvio e altre salite con così tanto dislivello non c’è il problema dell’altitudine, ma di contro i corridori potrebbero dover affrontare quello del gran caldo, anche perché come ben sapete l’ultima parte è completamente scoperta.
L’altimetria della tappa e le caratteristiche della salita si prestano ancora una volta a numeri di scalata da record da parte di Vingegaard e Pogacar, dipenderà molto da come decideranno di affrontarla.

Tempi di scalata
Secondo climbing-records il record di scalata dell’intera ascesa (fa riferimento all’uscita dal paese di Bédoin, 21,5 km al 7,5%) appartiene a Iban Mayo con 55:51". Non è stato registrato al Tour, ma al Giro del Delfinato del 2004 in una crono individuale, quindi sarà molto difficile da battere.
Se invece prendiamo il segmento Strava relativo agli ultimi 15,7 km, come da altimetria ufficiale, il KOM appartiene a Tadej Pogacar, che nel 2021 lo scalò in 49:06" con una VAM di 1.645 m/h. In realtà, però, Vingegaard impiegò circa 30” in meno: il danese staccò Tadej in salita, ma poi fu ripreso in discesa prima dell’arrivo di Malaucène.


Come ultimo riferimento vi segnaliamo anche il tratto finale, quello da Chalet Reynard alla vetta: 6,1 km al 7,7%, in comune sia per chi scala il Monte Ventoux da Bédoin sia per chi lo scala da Sault.
Su questo segmento il KOM appartiene a Lenny Martinez con 16:23” e una VAM di 1.731 m/h, ma fa riferimento ad una corsa di un giorno, cioè la CIC Mont Ventoux, con il giovane francese che si impose davanti a Michael Woods e Simon Carr.


Per maggiori informazioni: letour.fr/en/
Foto d'apertura A.SO. / Aurelien Vialatte
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Redazione BiciDaStrada.it
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