

Il ciclista ha sempre torto…
Non è una provocazione, ma semplicemente quello che pensa una buona parte degli automobilisti. E, in concreto, è anche quello che succede sulla strada, perché possiamo avere tutte le ragioni del mondo dal punto di vista della legge e del codice della strada, ma restiamo noi quelli che rischiano la vita in caso di incidente con un'auto.

E’ una situazione frustrante. Frustrazione che diventa paura e rabbia ogni volta che si registra l’ennesimo drammatico episodio. Anche perché è da troppo tempo che le cose vanno avanti così.
Qui sotto trovate un mio post, che esprime la rabbia e il senso di impotenza di fronte all’ennesima tragedia, la morte di Sara Piffer.
A mente fredda, però, ho ragionato sul futuro e continuo a pensare che fomentare l’odio non porterà a niente.
Il presidente della FCI Dagnoni ha dichiarato che “è il momento di dire basta”, ma se non accompagnate da proposte concrete l’impressione è che queste rimarranno parole di circostanza.
La verità è che a breve non arriveranno soluzioni risolutive dalle istituzioni e non mi aspetto nulla di buono da parte di certi automobilisti (non tutti per fortuna), che se ne sbattono delle regole e continuano a vedere i ciclisti non come delle persone, ma come degli ostacoli.
Non è rassegnazione, ma una semplice constatazione.

Detto questo, non ci resta che provare a fare qualcosa di concreto per salvare le penne e cambiare, col tempo, lo status quo.
Qualche giorno fa alcuni colleghi hanno proposto uno sciopero della bici, una sorta di “marcia su Roma”. Organizziamolo, nella speranza che possa servire a far sentire la nostra voce, a scuotere le coscienze dei non ciclisti, a stimolare chi governa a emanare leggi più severe, e soprattutto, a farle rispettare.
Ma con la consapevolezza che non sarà facile e non sarà immediato.
Nel frattempo credo sia di vitale importanza ricordare che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa, perché i grandi cambiamenti culturali non arrivano dall’alto, ma dal basso.

Facciamo cultura, ognuno nel nostro piccolo
Nell’attesa che le istituzioni si decidano a fare qualcosa sul serio, educhiamo i nostri figli, parliamo con nostri compagni di uscite, sensibilizziamo i nostri amici, soprattutto quelli non ciclisti.
Scommetto che ognuno di noi ha almeno qualche amico stretto che ce l’ha con i ciclisti. Proviamo a fargli capire le nostre ragioni e soprattutto quanto possono essere pericolose certe manovre.
Spieghiamo che rallentare mentre si supera un ciclista e mantenere la distanza di almeno 1,5 mt non è solo un segno di civiltà, ma anche l’unico modo per favorire una convivenza sulla strada sicura per tutti.

Facciamoli riflettere sul fatto che quando incontrano un trattore o un Ape si mettono dietro e superano solo quando è possibile. Perché con una bici dovrebbe essere diverso?
E magari spieghiamo pure che la nostra velocità è spesso superiore a quella che si immaginano e che dunque certe manovre vanno ponderate con attenzione.
Poi guardiamo anche in “casa nostra” e invitiamo i nostri compagni di pedalate a rispettare le regole e ad avere comportamenti corretti. Perché diciamo la verità, anche tra noi ciclisti c’è chi non conosce il rispetto o semplicemente non ha una chiara percezione del rischio.

Il ciclista ha sempre torto, facciamo attenzione (per quanto possibile)
Le norme contano poco, in certe situazioni se un’auto ti viene addosso, a prescindere da chi ha ragione, ci rimette sempre il ciclista. In un Paese civile non dovrebbe essere così, ma questa è la realtà dei fatti…
Alcune cose non si possono controllare, non dipendono da noi, ma altre sì.
- • Rendiamoci visibili, scegliendo luci e abbigliamento adeguato. Non sempre è risolutivo, ma in certe situazioni aiuta.
- • Siamo i più fragili in strada, da soli o in gruppo muoviamoci sempre con prudenza. Agli stop, alle rotonde e agli incroci rallentiamo, anche quando abbiamo la precedenza, e teniamoci pronti a frenare in caso di comportamenti scorretti degli automobilisti.
- • Non tutte le strade sono per bici. Oggi non esistono più strade veramente sicure, ma ce ne sono alcune peggiori di altre. Evitiamole. E se proprio non è possibile, proviamo a scegliere gli orari meno critici.
In realtà ci sarebbe altro da dire, ma queste sono le cose principali. Abbiamo approfondito l’argomento nell’articolo che trovate qui sotto:

Non fomentiamo l’odio, abbiamo solo da perderci
Distrazione, fretta, velocità eccessiva sono la base del problema.
Poi però c’è anche l’odio reciproco che si è venuto a creare tra ciclisti e automobilisti, che spesso porta a comportamenti fuori dalle righe e pericolosi.
Rispettiamo le regole, evitiamo comportamenti scorretti o aggressivi in strada, perché contribuiscono esclusivamente ad aumentare la tensione (già altissima) che c’è tra automobilisti e ciclisti.
E’ vero, con quello che ci tocca vedere ogni giorno per strada non è facile, è capitato a tutti di perdere le staffe, ma alla fine sbraitare non servirà a farci pedalare più sicuri. Anzi, nel lungo termine può solo peggiorare la questione.

Evitiamo di farci coinvolgere in inutili discussioni su certe pagine social che istigano alla violenza contro i ciclisti. Anziché scrivere il nostro disappunto nei commenti, segnaliamo e denunciamo alle autorità competenti, perché altrimenti facciamo il loro gioco.
L’Italia non è un Paese per bici, ma la rabbia e lo scontro non renderanno la situazione migliore.
Nell’attesa e nella speranza che le istituzioni si muovano, l’unica cosa che ci può salvare è cercare di promuovere concretamente il rispetto reciproco e la convivenza civile. Ognuno per quello che può.
Certo, delle norme più severe e la certezza delle pene, come accade in altri Paesi, aiuterebbero a convincere anche i più restii…
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Sull'autore
Nicola Checcarelli
Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.





