Benché abbia una certa esperienza di viaggi in bici, sia in gravel che in bici da corsa, il Tuscany Trail per me ha rappresentato la prima esperienza nell’affrontare un trail in gravel.
Per chi non lo sapesse, con l’espressione trail si indica un tracciato di medio/lunga percorrenza prevalentemente su sterrato e in completa autosufficienza, o quasi.

Che siano o meno cronometrati, i trail possono essere affrontati con spirito più agonistico (come fanno gli specialisti delle lunghe percorrenze che limitano sonno e soste per concludere il percorso nel minor tempo possibile) o più rilassato.

affrontare un trail in gravel

La sfida con se stessi e lo spirito d’avventura sono i veri motori dell’esperienza per la maggior parte delle persone che vi prendono parte.
Si tratta comunque di un evento, ben diverso quindi dal viaggio organizzato in autonomia con tempi, ritmi ed esigenze tagliate su di sé.

La difficoltà maggiore nell’organizzazione per me e il mio compagno è stata quella di non poter prevedere con buona approssimazione la percorrenza giornaliera. Questo ha condizionato anche le nostre scelte, tra cui alcune che non rifarei assolutamente.

Ecco qualche riflessione a posteriori su cosa rifarei e cosa non rifarei se dovessi nuovamente affrontare un trail, che magari possono far sorridere i più esperti, ma tornare utili a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo…

Foto Tuscany Trail

Non… lascerei a casa la tenda

Consigliati da un amico che aveva fatto quest’esperienza prima di noi e che aveva portato con sé la tenda per poi non utilizzarla, ci siamo ritrovati la prima notte a battere i denti per il freddo e l’umidità al riparo di un telone da giardino comprato all’ultimo minuto.

Per fortuna la seconda sera abbiamo trovato una stanza in albergo sulla traccia e la terza accanto allo spazio per campeggiare si poteva usufruire anche di una palestra chiusa.

Sapevamo di azzardare con la nostra scelta, ma portando un cambio “civile” e un cambio per la bici la capienza delle nostre borse non ci avrebbe consentito di portare anche la tenda.

Sinceramente per una prima esperienza non volevamo investire in una tenda ultra compatta da bikepacking e nemmeno in un portapacchi con borse che troviamo piuttosto scomodo sugli sterrati di un trail come questo. Col senno di poi è stato un errore…

affrontare un trail in gravel
Foto Tuscany Trail

Lascerei a casa… i vestiti

La soluzione potrebbe essere quella di lasciare a casa gli abiti “civili”. Ci siamo resi conto infatti di averli utilizzati davvero poco e sinceramente avremmo potuto farne a meno.

Su tre sere abbiamo cenato due volte appena scesi dalla bici con lo stesso abbigliamento che avevamo addosso e avremmo potuto fare la stessa cosa anche la terza sera senza problemi.

Dopo cena inutile dire che non abbiamo tardato a stenderci per riposare e se avessimo voluto intrattenerci con i nostri compagni di pedalate per qualche birra non saremmo certo stati respinti per il nostro abbigliamento.

affrontare un trail in gravel
Foto Tuscany Trail

Comprese le scarpe

Anche le scarpe occupano tanto spazio nel bagaglio, per quanto leggere e sottili le si scelga (noi abbiamo portato delle sneakers di Decathlon che usiamo sempre in viaggio per questa ragione).

Una soluzione adottata da tanti è quella dei sandali, che si possono anche appendere fuori dalla borsa. In caso di freddo sarà lecito cedere all’abbinamento con le calze, ormai ampiamente sdoganato anche nell’alta moda.

Le scarpe NorthWave che indossavo, di cui avevo parlato in questo articolo, erano molto robuste e perfette per i tratti sterrati di portage o per le situazioni in cui è stato necessario mettere piede a terra.

Ben protette, con un carrarmato alto, comode, mi hanno dato qualche problema solo l’ultimo giorno a causa del gran caldo.
Per eventi del genere nella bella stagione una scarpa più leggera sarebbe indicata, ma di sicuro il fattore da prediligere resta quello della comodità, sia in sella che per camminare.

Olio per la catena: mai più senza!

Nonostante avessi con me tutto il necessario per riparare forature e guasti non ho pensato alla manutenzione ordinaria della bici.
Avevo con me una monodose di olio generico, ma con le condizioni secche e polverose che abbiamo trovato in Toscana è stato davvero insufficiente.

In un’altra occasione non dimenticherei di portare con me una dose più generosa di lubrificante (basta comunque una piccola confezione) adatto alle condizioni previste.

Prendersi cinque minuti la sera per una pulita sommaria alla trasmissione e una oliata diventa anche un modo per verificare possibili problemi e prevenire imprevisti.

Studierei meglio il percorso

Non sono un’amante di strategie e pianificazioni, e anche quando gareggio mi limito ad un’occhiata veloce all’altimetria, sapendo che rendo di più quando non so cosa mi aspetta.

In un trail tuttavia un minimo di pianificazione è necessaria. Improvvisare va bene per distanze brevi, ma quando si parla di pedalare per più di una giornata è meglio avere qualche riferimento in più.

Prevedere, anche a grandi linee, dove dormire e dove mangiare, sapere dove sono collocate le salite e le discese più impegnative per evitare di ritrovarsi ad affrontarle in condizioni di luce scarsa o di stanchezza eccessiva sono cose che possono davvero fare la differenza. Almeno per i meno esperti o meno allenati.

Per mancanza di tempo e di esperienza non abbiamo dato la giusta attenzione a questo aspetto. Di certo avrebbe aiutato anche mentalmente sapere a cosa andavamo incontro giorno per giorno.

 

Curerei i preparativi più della preparazione

Da bravo dakariano mio marito, che mi ha accompagnata, conosce l’importanza della preparazione dell’equipaggiamento, una parte che gli piace molto.
Ho lasciato a lui gran parte di questa incombenza, che al contrario io vivo sempre come “un obbligo da sbrigare” prima di mettermi in sella.

Non posso dire di avere fatto delle scelte veramente sbagliate. Anche quella di non portare la tenda in qualche modo era qualcosa di cui avevamo messo in conto le conseguenze e per cui non avevamo una vera alternativa.
Tuttavia, se fossi riuscita ad appassionarmi un po’ di più ai preparativi, che fanno a tutti gli effetti parte di un trail, credo che sarei riuscita a godermi ancor di più l’esperienza.

Foto: Tuscany Trail

La mia preoccupazione è sempre stata quella del poco allenamento con cui saremmo arrivati alla partenza, ma questa alla fine si è rivelata la parte più gestibile e meno problematica.
Se mi fossi presa il tempo di immaginare nel dettaglio tutte le situazioni e di riflettere un po’ meglio sarebbe stato semplice capire quali erano le scelte migliori.

In ogni caso sappiate che le gambe sarà la cosa che vi farà meno male…

Mi godrei di più la compagnia nell’affrontare un trail in gravel

Me ne sono accorta solo al terzo giorno, quando sulle salite più impegnative, dove la stanchezza dei giorni passati iniziava a farsi sentire, scambiare qualche battuta con le persone che pedalavano costantemente intorno a me è servito a farmi distrarre e arrivare in fondo.

Le tante persone che hanno riconosciuto la mia bici prima di me per l’articolo in cui avevo raccontato le mie scelte per il Tuscany sono state alla fine di tutto una delle cose più belle di tutta l’esperienza.

affrontare un trail in gravel
Foto Tuscany Trail

All’inizio sono partita preoccupata di dove avremmo dormito e di quanti chilometri avremmo fatto e ci ho messo un po’ per capire che la cosa più importante, e quella che ci avrebbe portati al traguardo, erano le altre persone che stavano condividendo la medesima esperienza.

Nei giorni la preoccupazione si è allenata e con essa il riserbo, lasciando spazio alla voglia di confrontarsi e di scoprire le storie e le esperienze che ognuno porta sul percorso con sé. Questo è il “bagaglio” che non dovrete preoccuparvi di limitare, anzi…

Qui sotto trovate il racconto completo della nostra esperienza al Tuscany Trail.

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