Moschetti ha vinto la volata più veloce della storia. Ma se alla fine avesse ragione Van Aert…?

Nicola Checcarelli
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Moschetti ha vinto la volata più veloce della storia. Ma se alla fine avesse ragione Van Aert…?

Nicola Checcarelli
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Venerdì scorso Matteo Moschetti si è aggiudicato allo sprint l’ultima tappa dell’AlUla Tour 2025, chiudendo così una settimana da incorniciare per il team Q36.5, che si è portato a casa anche la vittoria finale con Pidcock. Poche ore dopo sul web ha iniziato a circolare un video di SBS Sport che considerava quella di Moschetti la volata più veloce della storia.

Secondo il broadcaster australiano Moschetti avrebbe percorso l’ultimo chilometro in 41 secondi, vale a dire all’incredibile media di 87,8 km/h…

Secondo noi c’è un errore nel posizionamento del cartello dell’ultimo chilometro, ma analizzando i dati di Moschetti emerge comunque che la velocità nel tratto finale è stata pazzesca. A questo punto, nell’ordine, facciamo i complimenti a Moschetti per la vittoria, ci togliamo la curiosità di analizzare bene la velocità, ma dobbiamo inevitabilmente tornare a fare qualche considerazione…

La volata più veloce della storia? Vediamo i dati di Moschetti

La strada era perfettamente rettilinea e tirava leggermente discesa, circa l’1%, sicuramente c’era anche vento a favore (durante la tappa ci sono stati molti ventagli), ma 87,8 km/h ci sembrava veramente una velocità assurda, così siamo andati a controllare i dati di Moschetti.

In effetti la velocità rilevata dal suo ciclocomputer è leggermente più bassa, ma comunque mostruosa. Secondo i dati Strava l’italiano della Q.36.5 ha percorso l’ultimo km a poco meno di 80 km/h (abbiamo preso in considerazione il momento esatto in cui smette di pedalare). 

In un post su Instagram il Team rivela anche la velocità di punta di 83,13 km/h e la potenza di picco di 1.539 watt. Gli ultimi 10 km sono stati coperti a 51,8 km/h di media, mentre i 170 km dell’intera tappa a quasi 48 km/h.

In effetti l’ultimo chilometro, e la volata, sono stati addirittura molto più rapidi rispetto alla tappa di Andora del Giro 2024, vinta da Jonathan Milan, che aveva registrato una velocità di picco di 75,4 km/h.
Con tutta probabilità, quindi, quella di Moschetti è stata davvero la volata più veloce della storia del ciclismo...

Ma se avesse ragione Van Aert?

All’AlUla Tour l’asfalto era perfetto e la strada rettilinea, ma rimane da discutere sul senso che abbiano gli arrivi in volata con strada leggermente in discesa. Ok lo spettacolo, ma la sicurezza che fine fa?
E' vero che i Pro’ in bici sono dei funamboli, ma tutt’è limare a 65 km/h e tutt’è farlo a 80 km/h e con una cadenza di pedalata di circa 110-120 rpm. 
I rischi aumentano. Per non parlare delle possibili conseguenze di una caduta a circa 20 km/h in più.

Fatta questa doverosa premessa sui percorsi, con un arrivo del genere torna prepotentemente alla ribalta la questione dei rapporti. Non sappiamo con esattezza quale sia stata la scelta di Moschetti sulla sua Scott Foil RC, ma con ragionevole certezza immaginiamo che abbia montato il 56x10, la stessa combinazione che Sram fornisce spesso a Pedersen e Milan, che sviluppa circa 12 metri a pedalata.
Senza rapporti di questo genere, è impossibile raggiungere velocità così elevate…

E qui tornano di attualità le parole pronunciate da Van Aert qualche settimana fa, che avevano diviso in due fazioni opposte appassionati e addetti ai lavori.. In estrema sintesi, il campione belga sosteneva che una limitazione dello sviluppo metrico massimo renderebbe il ciclismo più sicuro, riducendo le velocità in determinati contesti di gara. Una posizione che in realtà trova d’accordo anche altri Pro’ in gruppo.

Le dichiarazioni di Van Aert fecero molto discutere, ma dopo aver visto arrivi del genere, almeno a noi, non sembrano così tanto fuori luogo.
All’AlUla Tour è andato tutto bene, e speriamo che sia sempre così, ma cosa succederebbe se due corridori si toccassero a oltre 80 km/h…?

Foto d'apertura AlUla Tour / Pauline Ballet

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Sull'autore
Nicola Checcarelli

Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.

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