La Seka Spear RDC è il modello di punta del marchio cinese Seka, che da novembre è distribuito ufficialmente in Italia da DSB-Bonandrini, che si occupa anche dell’assistenza.
Seka è un brand cinese “particolare”, nel senso che non si tratta di un colosso, ma di una piccola realtà che punta su prodotti di alta qualità. Per questo i prezzi sono più bassi dei top brand, ma più alti della maggior parte delle bici cinesi più conosciute.


Ve l’avevamo già mostrata in occasione di Italian Bike Festival, ma adesso abbiamo avuto la possibilità di provarla per bene e vi anticipiamo che le cose da dire su questa bici sono tante, perché non è affatto banale.
Se preferite il video alla lettura, qui sotto trovate già tante informazioni.
A seguire il nostro test completo.
1 – Dettagli tecnici
- Geometrie
Le geometrie della Seka Spear sono estremamente interessanti e, a mio avviso, fanno capire che l’azienda ha ben presente in che direzione vuole andare e quali sono le esigenze degli utenti.
La bici è proposta in 7 taglie, 5 standard e 2 “racing”. Il punto di forza sta proprio in questa differenziazione, che permette di accontentare utenti con necessità e caratteristiche fisiche diverse.

Le 2 taglie racing, MR e LR, hanno uno stack più contenuto e un reach più pronunciato. Sono pensate per chi cerca una posizione molto racing.
Le altre taglie hanno un’impostazione più equilibrata, che definirei a metà strada tra una bici da competizione pura e una endurance. Sono perfette per chi desidera una bici ad alte prestazioni, ma fa fatica a stare su prodotti troppo estremi.
Qui sotto trovate la tabella taglie nel dettaglio:


- Assetto in sella
Sono alto 183 cm, pedalo a 77,5 cm e per questo test ho usato una L, con cui mi sono trovato davvero molto bene.
Il reach da 38,9 cm è leggermente più contenuto rispetto alla media della categoria. Lo stack è di 57 cm, aggressivo, ma non troppo. Il rapporto stack to reach è di 1,465. L’angolo sterzo è di 73°, mentre quello del piantone è di 73,5°, valori nella norma.
Quest’impostazione “intermedia” mi è piaciuta molto e sono convinto che potrebbe essere ideale per una bella fetta di appassionati…

- Cura costruttiva
Seka vuole proporsi come marchio premium e, osservando la scheda tecnica e i dettagli costruttivi, non sfigura affatto.
L’acronimo RDC (Racing Day Combatant) identifica la laminazione più pregiata, ma su ordinazione è possibile avere anche la versione “normale”, caratterizzata da differenti blend di carbonio, un peso leggermente superiore e un prezzo più basso.

Il nostro test si è svolto con la RDC, che viene realizzata utilizzando 6 differenti tipologie di carbonio: la pregiata fibra Textreme, che consente di ottenere alte prestazioni con un considerevole risparmio di peso, e un mix tra le fibre Mitsubishi 24T, 30T, 40T, PITCH 65T e PITCH 80T, che nel complesso Seka ritiene migliori, o comunque più adatte al proprio obiettivo, rispetto alle Toray.
Ogni telaio è composto da 350 pezze di carbonio e Seka dichiara di utilizzare un avanzato processo di stampaggio con tecnologia one-piece, che cioè sfrutta un solo stampo per creare un telaio già completo, senza la necessità di incollare tra loro le varie parti (in particolare triangolo principale e carro).


Dal punto di vista estetico l’elemento distintivo della Seka Spear è costituito dalla giunzione tra foderi alti e tubo verticale, che l’azienda denomina Wind Eye.
Questa soluzione ha un duplice obiettivo:
- • migliorare il comfort, assorbendo le vibrazioni provenienti dall’asfalto
- • ridurre le turbolenze generate da ruote e gambe del ciclista, ottimizzando l’aerodinamica


In test interni eseguiti nella galleria del vento di Silverstone, Seka dichiara che la Spear RDC ha prestazioni simili, anzi leggermente migliori in determinate condizioni di vento, rispetto alla Specialized Tarmac SL8 a parità di ruote, gomme e gruppo.
In basso trovate una sintesi dei risultati (i valori più bassi sono migliori), mentre se volete ulteriori informazioni su questo test aerodinamico potete sfogliare il documento pdf qui sotto:


Tra gli altri dettagli degni di nota segnaliamo il movimento centrale filettato, il passaggio ruota massimo fino a 32 mm e l’ormai immancabile integrazione di cavi e chiusura sella.
Infine, tra le chicche segnaliamo la viteria in titanio e l’asola in alluminio su cui si avvita il perno anteriore, che dunque può essere sostituita in caso di danneggiamento.
Il telaio è omologato UCI.




- Componentistica utilizzata
La Seka Spear in test ci è arrivata in redazione con gruppo Shimano Dura-Ace Di2 e ruote Roval Alpinist CLX II, dunque in assetto da “salita” di altissima gamma.
Come vedete dalle foto l'ho utilizzata anche con altre ruote, come le Bontrager Aeolus RLS 51.

In ogni caso DSB-Bonandrini distribuisce solo il kit frame, composto da telaio, forcella, reggisella, manubrio integrato, 2 portaborraccia e supporto per ciclocomputer.
Spendo qualche parola sul cockpit integrato Rapier, che ho trovato molto equilibrato, come d’altronde il resto della bici. È rigido quanto basta quando ci si alza sui pedali, ma anche molto capace di assorbire le vibrazioni provenienti dal terreno, contribuendo alla sensazione generale di comfort trasmessa dalla Spear.
È disponibile in 19 diverse combinazioni tra lunghezza attacco e larghezza manubrio (immagine in basso) e presenta un’ergonomia molto ben riuscita.

Il peso dichiarato è di 310 g (attacco 100 mm / piega 375 mm).
L’ergonomia prevede un reach di 76 mm, un drop di 127 mm e un flare di 20 mm, con un classico angolo dell’attacco da -6°.



- Peso
Il telaio Seka Spear RDC, in taglia M, ha un peso dichiarato di 685 grammi non verniciato.
La versione con laminazione meno pregiata ha un peso dichiarato di 775 grammi.
La bici in test, senza pedali e in taglia L, pesa 6,820 kg con ruote Roval Alpinist CLX II e gomme da 30 mm per camera d'aria e 7,150 kg con ruote Bontrager RSL 51 e gomme da 28 mm tubeless.

- Prezzo
Il prezzo del kit frame Seka Spear RDC (telaio, forcella, reggisella, manubrio integrato, 2 portaborraccia e supporto per ciclocomputer) è di 3.399 euro.
Su ordinazione è possibile avere anche il kit frame Spear (non RDC) a 2.899 euro
- Garanzia sul telaio
Il telaio è garantito a vita, i componenti per 5 anni.

2 – Comportamento in salita
Seka ha posto molta enfasi sugli ottimi risultati ottenuti in galleria del vento, ma la mia impressione è che su strada si comporti più come una bici da salita, piuttosto che come una bici aero e grazie all’ottimo rapporto rigidità/peso si accelera con grande facilità, specie quando si parte da bassa velocità.
Può essere maggiormente orientata alla salita o alla velocità in base al tipo di ruota e gomma scelta.

3 – Comportamento in discesa
La Seka Spear RDC è una bici “facile”, che mi ha trasmesso tanta confidenza sin dalla prima uscita. Maneggevole e agile come una bici da gara, ma stabile quasi come una endurance.
Un ottimo mix, che fa la differenza rispetto a bici da competizione più spinte soprattutto in condizioni difficili, come fondi sconnessi o viscidi.

4 – Comportamento in pianura
Su strada è sempre difficile valutare le prestazioni aerodinamiche, quindi ci fidiamo dei dati del test. In ogni caso, con ruote ad alto profilo, l’impressione è che si comporti egregiamente anche ad alta velocità.
In accelerazione è sempre ben incollata a terra, anche se la rigidità assoluta forse non è pari a quella delle aero più estreme, ma credo che se ne potrebbe accorgere solo uno sprinter di alto livello.
Una nota di merito va al comfort, che a mio avviso è l’aspetto che distingue la Seka Spear dalla maggior parte delle bici da gara. Il carro e il reggisella “lavorano” alla grande e assorbono molto bene le asperità del terreno, tanto che, a parità di gomma e ruota, ho gonfiato a 0,3 bar in più rispetto a quanto faccio di solito.

Seka Spear RDC: in conclusione
La Seka Spear RDC è la prima bici cinese che provo e devo dire che mi è piaciuta molto e mi ha sorpreso in positivo, in particolare per il suo equilibrio. Solida dove serve, cioè sterzo e movimento centrale, ma mai scorbutica.
Secondo me si posiziona a metà strada tra una bici da salita e una aero e tra una bici da competizione e una endurance.
Si presta bene a fare qualche swattata in compagnia degli amici, magari con ruote ad alto profilo che ne esaltano anche l’estetica, ma anche alle lunghe uscite in solitaria, con tanto dislivello e ritmo regolare. Cambiando la tipologia di ruote e gomme può essere orientata più verso un utilizzo corsaiolo o uno più endurance. Di certo, rispetto ad altre bici racing, non si sente il bisogno di usare gomme di sezione molto generosa e ruote con canale largo, perché la Spear è già comoda di suo.

Dal punto di vista tecnico è ideale per l’amatore che cerca alte prestazioni, ma non l’estremo in fatto di impostazione in sella e rigidità, oltre che qualcosa di “diverso” dal solito…
Dal punto di vista commerciale si tratta di un marchio che deve ancora farsi conoscere al grande pubblico, ma in questo Bonandrini ha già dimostrato più volte di essere sul pezzo, anche perché i presupposti ci sono tutti.


Perché comprarla
- • Comfort superiore alla media delle bici da competizione
- • Geometrie equilibrate, con possibilità di scelta tra taglie “normali” o racing
- • Peso contenuto
- • Dettagli di pregio con prezzi non bassi in senso assoluto, ma più bassi dei top brand, con il plus della garanzia a vita
Perché non comprarla
- • È un marchio ancora poco conosciuto in Italia ed in Europa
- • Altri marchi cinesi sono proposti a prezzi più bassi
Per maggiori informazioni:
sekabikes.com
dsb-bonandrini.com
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Sull'autore
Nicola Checcarelli
Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.






