Il problema non è stato il manubrio di Van Schip e vi spieghiamo perché

Nicola Checcarelli
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Il problema non è stato il manubrio di Van Schip e vi spieghiamo perché

Nicola Checcarelli
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In questi ultimi giorni, a volte a sproposito, si è parlato tanto del manubrio di Van Schip.
Il dibattito è nato dopo la squalifica del corridore olandese (campione del mondo su pista nella corsa a punti nel 2019 e nell’Americana nel 2023 e vincitore di diverse gare anche su strada) nella prima tappa del Tour of Holland (video in basso) per bici “non conforme”.

Vedendo le foto e i video che girano sui social, in molti hanno pensato che il problema fosse il manubrio strettissimo usato da Van Schip, ma in realtà quel componente, fornito dall’azienda italiana TOOT Engineering (che orbita all’interno della famiglia TRed), rispetta le normative UCI. Il problema era il reggisella (con una forma rivolta in avanti per pedalare più sopra al movimento centrale) e che non era ancora omologato dall’UCI.

Il manubrio di Van Schip (modello Marassha 4 3D) e la sua posizione estremamente raccolta, possono creare dibattito e far nascere qualche dubbio, ma il componente è conforme alle attuali normative, in vigore fino al 31 dicembre 2025.

Ne abbiamo parlato con Erica Marson e Romolo Stanco che quel manubrio lo hanno sviluppato e prodotto, per fare chiarezza e spiegare in modo semplice perché il problema non è stato il manubrio di Van Schip.

Il manubrio di Van Schip e le attuali regole UCI

Le attuali regole UCI, in vigore fino al 31 dicembre 2025 (le cose cambieranno dal 1 gennaio 2026), non prevedono una distanza minima tra i comandi.
Semplificando molto, i 2 paletti più importanti previsti attualmente dall’UCI sono:

  • - larghezza minima nella parte bassa del manubrio, esterno/esterno, di 35 cm
  • - inclinazione interna delle leve rispetto all’asse del manubrio non superiore a 10°.

Il manubrio Toot Engineering Marassha 4 usato da Van Schip è in titanio stampato in 3D (realizzato in collaborazione con APWorks) e misura esattamente 35 cm di larghezza. Inoltre, la sua forma permette di avere le leve “naturalmente” rivolte verso l’interno, ma senza inclinarle.

La posizione di Van Schip fa una certa impressione, anche perché il corridore olandese è un colosso di 194 cm, ma non essendoci attualmente dei limiti minimi per la distanza tra le leve, al di là delle opinioni personali, è perfettamente legale.

Il manubrio Marassha 4 ha una forma molto particolare, sviluppata per ottimizzare l’ergonomia e l’aerodinamica.
Senza entrare in dettagli tecnici troppo complicati, oltre ad essere stretto, è più profondo e più alto di un manubrio standard (proprio per compensare la larghezza ridotta, vedi foto in basso).

Secondo i test eseguiti da Toot Engineering il guadagno aerodinamico a 40 km/h è di circa il 10% (vedi immagine in basso) e, a detta dell’azienda e di chi lo usa, senza far perdere al corridore la guidabilità del mezzo. Non l’abbiamo provato, quindi non possiamo raccontarvi la nostra esperienza diretta, ma siamo sinceramente curiosi di farlo, più che altro per sperimentare i livelli di comfort e guidabilità.

In merito alla sicurezza e alla stabilità della bici, Toot Engineering invita a guardare il video qui sotto e leggere la relativa spiegazione che si trova in descrizione:

Regolamento manubrio UCI: cosa cambia dal 2026

A partire dal 1° gennaio 2026 entreranno in vigore le nuove regole annunciate dall’UCI e allora l’attuale manubrio di Van Schip non sarà più conforme perché troppo stretto.

Nello specifico, di seguito trovate i nuovi limiti:

  • - larghezza minima nella parte bassa della curva, esterno/esterno: 40 cm
  • - distanza minima tra la parte interna delle leve: 28 cm
  • - flare massimo, misurato dalla parte interna del manubrio alla parte esterna dei drop: 65 mm

Come vedete dalle foto in basso, Toot Engineering ha già in gamma una versione del Marassha 4 in carbonio che rispetta i nuovi regolamenti.

Se siete interessati potete richiedere informazioni a Toot Engineering, che è sempre disponibile al dialogo e alla consulenza per fare la scelta più adatta alle proprie esigenze.

Il prezzo di acquisto, comprensivo di supporto per ciclocomputer, è di 489 euro.

Qui sotto, invece, trovate un articolo in cui abbiamo parlato delle bici cinesi Tavelo, usate da Van Schip e dal suo team:

Foto d'apertura parkhotel_valkenburg_ct / @huizerphotography @polderkoers

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Sull'autore
Nicola Checcarelli

Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.

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