L’appuntamento è al nuovo Trek Store di Arezzo. Giulio Ciccone arriva con qualche minuto di anticipo rispetto all’orario fissato. Viene da Lucca, dove è stato a fare alcuni test in vista dell’inizio della stagione 2023.

L’idea era di parlare di allenamento e di obiettivi futuri, ma all’inizio della nostra chiacchierata è impossibile non rivolgere un pensiero a Davide Rebellin e, di riflesso,  tornare a ragionare di sicurezza e dei rischi che un ciclista corre in strada (specie un professionista, che si trova sulla strada quasi 365 giorni l’anno).

Giulio Ciccone
Ciccone all’inaugurazione del Trek Store di Arezzo

“Purtroppo noi ciclisti siamo gli utenti più deboli della strada. L’abitudine a pedalare tutti i giorni ti fa dimenticare i rischi che si corrono, cosa ti potrebbe succedere durante un allenamento, ma questi tragici episodi te lo ricordano in modo drammatico e ti fanno venire brutti pensieri. Se ci penso, ti confesso che mi assale una sensazione di paura nell’andare in strada, anche perché molto spesso le cose non dipendono da te, ma dagli altri.
L’unica cosa che possiamo fare è farci sentire in modo forte sulla questione sicurezza”.

E a proposito di sicurezza, proprio qualche giorno fa l’ACCPI ha inviato un appello alle Istituzioni per la tutela dei ciclisti, professionisti e non, in cui tra le altre cose si chiede di approvare la legge sul metro e mezzo in fase di sorpasso.
Ma può bastare? E’ davvero la soluzione definitiva?

“L’approvazione di questa legge sarebbe già un buon punto di partenza, una tutela in più, anche se sappiamo benissimo che non è sufficiente. La vedo soprattutto come un messaggio, come un modo per sensibilizzare maggiormente sull’argomento sicurezza.
Il problema, però, è che chi si trova in auto spesso non percepisce quanto noi ciclisti siamo fragili e a rischio, sottovaluta quello che ci può succedere in caso d’incidente.
E poi c’è il discorso della distrazione, dei telefonini.
In alcune zone, soprattutto quelle con più traffico, la situazione è davvero problematica.

“Onestamente faccio fatica a immaginare una soluzione risolutiva. Di certo, quello che noi ciclisti dobbiamo fare è cercare di tutelarci il più possibile, essere sempre concentrati e attenti, adottare ogni espediente che ci possa aiutare a pedalare più in sicurezza”.

E proprio ragionando su questi aspetti, abbiamo chiesto all’abruzzese cosa fa abitualmente per pedalare più in sicurezza quando non è in gara e cosa consiglia agli appassionati, dall’alto dell’esperienza di chi è in strada quasi tutti i giorni.

Trek è molto sensibile al tema della sicurezza. Le nostre divise da allenamento, ad esempio, sono diverse da quelle per la gara. Hanno colori accesi ed elementi riflettenti per renderci più visibili. Essere visibili è il primo consiglio da dare.
Per aumentare la visibilità consiglio anche di usare le luci, sia anteriori che posteriori. Oggi sono leggerissime e non ci sono più scuse per non usarle.

“E poi ci deve essere attenzione e concentrazione anche da parte di noi ciclisti, soprattutto su strade trafficate, evitare manovre azzardate e rispettare il codice della strada.
Detto questo, c’è da sottolineare che oggi su strada c’è da aspettarsi di tutto e che molte volte le cose non dipendono da noi, ma dalla distrazione degli altri. E su questo non possiamo fare molto, se non sensibilizzare chi si trova alla guida”.

In Italia il problema è serio e l’incidente di Rebellin è stato solo l’ultimo di una lunga serie. Ma cosa succede negli altri Paesi? Le cose sono davvero così diverse?
“In Italia c’è molto da fare, anche se ci sono molte zone d’Europa dove la situazione è simile a quella italiana, se non peggio.
Mi vengono in mente solo alcune eccezioni, come l’Olanda, dove hanno tante piste ciclabili, ma più che altro c’è un altro tipo di cultura, una maggiore attenzione ai ciclisti. C’è anche tanta più gente che va in bici: gli automobilisti sono anche, allo stesso tempo, ciclisti, e dunque c’è maggiore consapevolezza di quello che si prova e di quello che si rischia quando si pedala. Questo è un aspetto da non sottovalutare”.

Dopo questa lunga parentesi sulla sicurezza, con Ciccone abbiamo parlato anche di allenamento, degli obiettivi per la stagione 2023 e anche della situazione in cui si trova il ciclismo italiano. Se siete curiosi vi invitiamo ad ascoltare il podcast che trovate qui sotto:

Foto d’apertura facebook.com/ciccogi – Sprint Cycling