TEST - Kask Elemento: la barra è sempre dritta, ma c'è un dettaglio da migliorare...

Giovanni Bettini
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TEST - Kask Elemento: la barra è sempre dritta, ma c'è un dettaglio da migliorare...

Giovanni Bettini
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Gennaio 2023. In occasione delle prime foto ufficiali del team Ineos Grenadiers viene avvisato sulla testa di Daniel Martinez un casco mai visto (foto sotto). Un po' aero, un po' ventilato. Un modello simile per forma al Protone Icon che al tempo presenta un accento aero riconducibile all'Utopia. Da allora sono passato un paio d'anni e ancora si fa fatica a classificare il Kask Elemento secondo i parametri convenzionali (casco aperto/semichiuso/chiuso).

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Gennaio 2023. Debutta il Kask Elemento

Kask Elemento che è la prima scelta dei corridori della squadra britannica non appena si alza la temperatura.

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Al Tour Down Under 2025. Foto: INEOS Grenadiers

E non è un caso perché l'Elemento desidera unire in un unica piattaforma aerodinamica, comfort termico e sicurezza.
Nel video qui sotto le caratteristiche salienti.



Resistenza aerodinamica

Vi ricordate i caschi a punta risalenti all'alba del nuovo millennio?
Ecco, il Kask Elemento sembra quasi prendersi gioco di quel design proponendo una più ragionevole conformazione ovoidale che si apprezza in particolare osservando la struttura sul piano laterale.

Kask Elemento

Una sagoma che si nota sempre di più sui caschi di alta gamma di ultima generazione anche non aero.
Obiettivo: ridurre e accompagnare il flusso tubolento a seguito dell'impatto frontale con l'aria.

Difficile misurare l'efficienza del prodotto in questa categoria: servirebbero diverse sessioni di prova in galleria del vento con diversi angoli d'imbardata e posizioni.
Quello che è certo è che l'efficienza aerodinamica del Kask Elemento è stata approvata anche dal team Ineos Grenadiers che ha ricoperto un ruolo attivo in fase di sviluppo.

Kask Elemento

Ventilazione

Sono nove i convogliatori d'aria posizionati sulla parte frontale: la presa d'aria centrale, caratteristica distintiva Kask, è incorniciata da quattro fori a parallelogramma per lato.
Sul retro sono in tutto sei gli estrattori. Questo schema sembra descrivere due sezioni.

All'interno, la calotta in EPS (polistirene espanso sinterizzato) sembra essere dotata di un carattere proprio e presenta una conformazione leggermente più articolata rispetto al solito.

Kask Elemento

Sette in tutto i canali di cui quattro laterali e tre centrali.
Questi ultimi, posizionati in corrispondenza della presa d'aria centrale, sono piuttosto sottili e danno tutta l'impressione di voler distribuire la pressione aerodinamica in una zona particolarmente soggetta al flusso laminare.

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Sotto il punto di vista del design i canali non attraversano la calotta in forma classica, dal fronte al retro in maniera longitudinale. Questa disposizione configura una sorta di ponte tra l'arco frontale e la zona posteriore.

Il flusso che entra nelle sei prese frontali (vedi foto sotto) di conseguenza viene accompagnato all'interno della calotta e scaricato attraverso i due fori centrali posteriori che sembrano giocare un ruolo determinante per il corretto funzionamento della ventilazione.

Kask Elemento

Scelte tecniche che sono state ispirate da uN discreto corpo di letteratura scientifica che negli ultimi anni ha sancito l'importanza del controllo della temperatura ai fini della prestazione.
Qui sotto le principali fonti Kask.

Kask Elemento

Comfort e protezione

In questa categoria si innestano due aspetti distintivi del Kask Elemento.

Non capita tutti i giorni di vedere un'imbottitura rimovibile 100% lana merino associata ad inserti stampati 3D a cella aperta (non rimovibili).

I Multipod, questo il nome scelto dall'azienda bergamasca, oltre ad essere morbidi e flessibili creano un'intercapedine di 5 mm tra il cranio e la calotta che gioca a favore della dissipazione del calore.

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A primo impatto ho avvertito subito qualcosa di diverso. Abituato all'Abus Gamechanger 2.0, il Multipod centrale del Kask Elemento tendeva a farsi sentire.
La giusta regolazione e un po' di abitudine hanno contribuito a far scemare questa sensazione.

Oltre alla regolazione del calore i Multipod svolgono un ruolo fondamentale in ambito sicurezza per soddisfare i requisiti del protocollo Kask Rotational Impact WG11 Test dedicato agli impatti rotazionali.

Impatti rotazionali che ad oggi in ambito ciclismo non sono regolati da una normativa a differenza di quanto avviene invece per i caschi da moto.

La struttura a nido d'ape in elastomero dei Multipod è isotropica, ovvero, si comporta nello stesso modo a prescindere dalla direzione in cui viene applicata la forza. Di conseguenza questa soluzione, secondo Kask, contribuisce ad elevare la gestione dell'energia derivante da impatto.

Oltre a design e inserti Multipod il Kask Elemento presenta una terza caratteristica distintiva: il guscio in tecnopolimero caricato carbonio Fluid Carbon 12.

Kask Elemento

La struttura ancorata alla calotta e associata al policarbonato sulla parte esterna configura una vera e propria armatura che avvolge il cranio dalla zona parietale a quella frontale.

Questo tecnopolimero, sempre secondo l'Azienda, contribuisce a distribuire l'energia riducendo al tempo stesso l'attrito con la superficie.

Fluid Carbon 12

La presenza massiccia del Fluid Carbon 12 ha permesso così di ridurre notevolmente lo spessore dell'EPS in alcune zone (foto sotto).
Non solo: le proprietà del materiale hanno innescato l'aumento della dimensione del canali interni e la riduzione dei fori di ventilazione che in certi punti sono parzialmente coperti dal pannello composito.

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Difficile andare oltre perché Kask non intende rivelare ulteriori dettagli circa la composizione, la tecnica di lavorazione e le proprietà meccaniche del Fluid Carbon 12.

Rimane il fatto che non appena si analizzano i dettagli emerge in maniera chiara qualcosa in più rispetto alla maggior parte della concorrenza.

A tal proposito va dato atto a Kask di esser stato uno dei primi produttori ad aver applicato in maniera massiccia i materiali compositi su caschi aero.

A tutto ciò si aggiunge:

  • - la valutazione massima (cinque stelle) rilasciata dal laboratorio indipendente Virginia Tech;
  • - il protocollo Rotational Impact Test (condiviso con Rudy Project) che prescrive valori BrIC (Brain Injury Criteria) inferiori a 0,39. Ricerche scientifiche in materia (vedi QUI e QUI) hanno indicato un valore ottimale pari a < 0,68 per gli atleti.

Insomma, numeri che suonano come una conferma circa la qualità piuttosto alta del prodotto.

L'Elemento è ovviamente omologato Europa/Mondo secondo i parametri CE EN 1078.
Esistono poi versioni dedicate al mercato del Nord America (omologazione CPSC 1203) e Oceania (Australia/Nuova Zelanda, omologazione AS/NZS 2063).
Se volete saperne di più QUI i dettagli di ogni standard.

Test kask elemento 11

Peso, prezzo e colorazioni

Peso dichiarato: 260 gr.
Peso rilevato: 270 gr (tg M, 52-58 cm).

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Test kask elemento

Non è leggerissimo visto che a queste quote si arriva ad indossare un casco aero.
Al tempo stesso le sensazioni provate sul piano della ventilazione sono leggermente migliori rispetto ad alcuni caschi di questa categoria.

Sei in tutto le opzioni colore. Il casco oggetto di questo test è il Kask Elemento Silver.

Il prezzo è importante, 375 euro, e da un certo punto di vista presta il fianco a commenti e critiche.

Attenzione però perché parliamo di un prodotto fatto in Italia che non può essere accostato ad esemplari che seppur omologati presentano una costruzione tradizionale EPS+policarbonato.

L'Elemento va paragonato, ad esempio, al POC Cytal Carbon che adotta un'ala in fibra di carbonio sulla parte superiore. Altissima gamma, quindi.
Giocato su questo piano il prodotto è addirittura più economico...

A livello di street price nel momento in cui scriviamo il Kask Elemento si trova online in promozione a poco più di 260 euro.
Da tenere presente il fatto che Kask consiglia di cambiare ogni suo casco "dopo circa 3 anni dall'acquisto".

Nella confezione si trova anche la sacca in tessuto sintetico.

Kask Elemento

Kask Elemento: come va?

Abbiamo messo alla prova il casco assieme agli occhiali KOO Hype in versione Dark Blue Matt. KOO che altro non è che la divisione occhiali e maschere per lo sport di Kask.

Occhiali che seppur proprietari non godono di una piena integrazione con la struttura. Bisogna sforzare un po' le astine per inserire gli Hype nelle feritoie laterali. Meglio inserire tutto nelle porte laterali posteriori. Non sempre immediata l'integrazione con altri modelli.

Kask Elemento
Foto: jeredgruber / ashleygruber

L'effetto camerino restituisce a primo impatto una sensazione avvolgente in particolare al posteriore dove è collocato il sistema di regolazione Octofit+ caratterizzato da una rotella gommata più grande rispetto ai primi esemplari Kask.

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Lo snodo sotto orecchio cucito, il cinturino in poliestere e la fibbia a scatto fanno il loro lavoro e non tradiscono le attese.

Su strada emerge quel dettaglio da migliorare citato nel titolo.
Utilizzato sia durante l'inverno con uno scaldacollo leggero come sottocasco, e in questo avvio di primavera, emerge in alcuni frangenti l'instabilità del sistema di regolazione Octofit+ che tende a salire verso l'alto variando di conseguenza l'impostazione di partenza.

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Foto: jeredgruber / ashleygruber

Un effetto che ho notato in particolare quando si tende a schiacciare la nuca verso il collo in posizione media e quando si alza e abbassa la testa in salita in presa alta. In pratica gli scatti della slitta non sono così pronunciati e ciò apre le porte ad un po' di gioco.

È una dinamica con la quale si può convivere anche sulla lunga distanza anche se l'esigenza è quella di dover regolare più spesso la vestibilità.

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Foto: jeredgruber / ashleygruber

Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un prodotto premium.

A livello di ventilazione, se prendiamo come riferimento il Rudy Project Rebel come casco aperto e l'Abus Gamechanger 2.0 come casco semichiuso, posso dire che nel primo confronto non ho notato sensazioni nettamente diverse con temperature primaverili.

Al tempo stesso con temperature prossime a 0°C non ho avvertito l'esigenza di passare ad un modello aero più chiuso e "protetto".

Kask Elemento
Foto: jeredgruber / ashleygruber

In conclusione

Il Kask Elemento è un casco di valore assoluto che conferma il posizionamento dell'Azienda di Chiuduno (BG) tra i top player per quanto riguarda i caschi da ciclismo.

Fatto in Italia, è uno dei primi esemplari al mondo ad impiegare in maniera massiccia un composito caricato al carbonio lungo tutta la superficie della calotta.
Interessante l'adozione degli inserti Multipod stampati 3D dotati di doppia funzione: ventilazione + sicurezza.

Kask Elemento

In attesa di una norma definitiva in materia di impatti rotazionali Kask, attraverso il protocollo WG11, si è rimboccata le maniche per offrire una struttura che va ben oltre gli standard di protezione delineati dall'attuale letteratura scientifica.

Scienza che in fin dal principio ha guidato questo progetto che ruota attorno a tre assi: aerodinamica, comfort termico e sicurezza.

Il sistema di regolazione Octofit+ pur essendo più avvolgente rispetto alla media non offre piena stabilità in determinate posizioni e questo è un peccato.
Perché il livello tecnico complessivo è davvero alto e con ogni probabilità ha spinto la concorrenza a sviluppare caschi aerodinamici che fanno del carbonio l'elemento cruciale (vedi POC Cytal Carbon).

Kask Elemento

Il prezzo, è vero, è alto declinato su scala assoluta. Al tempo stesso meglio esplorare i dettagli tecnici per emettere un giudizio più ponderato piuttosto che snocciolare subito una critica frutto di un ragionamento a pancia.
Nel momento in cui si smuove un po' di terra emerge una sostanza che ad oggi non è facile da trovare altrove.

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Per maggiori informazioni: kask.com/it-it/Elemento

Foto in apertura: jeredgruber / ashleygruber

Utilizzato da Ganna alla Sanremo. Qui sotto le nostre impressioni sul Kask Nirvana.

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Sull'autore
Giovanni Bettini

"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.

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