Scalatori si nasce o si diventa?

Una domanda complessa e affascinante, a cui ha cercato di dare una risposta Alberto Contador in un video pubblicato qualche giorno fa sui suoi canali social.

Scalatori si nasce o si diventa

Contador, uno dei più forti scalatori degli ultimi decenni, ha preso in considerazione diversi aspetti interessanti e per nulla banali.
Durante un’uscita in bici sulle strade di casa sua, ha parlato di doti genetiche, ma anche di allenamento, di nazionalità di appartenenza e percorsi.

Qui sotto trovate il video completo, mentre più in basso abbiamo cercato di approfondire le tematiche toccate da Contador, per capire se scalatori si nasce o si diventa…




GENETICA
La genetica, quindi la predisposizione fisica, gioca un ruolo chiave per definire le caratteristiche atletiche di un corridore.

Insomma, lo scalatore, almeno quello intenso come scalatore puro, in grado di scattare e fare la differenza sulle pendenze più ripide, deve essere leggero e (molto spesso) brevilineo.

Ma oltre a questo, deve avere delle caratteristiche fisiologiche che vanno al di là di quello che si “vede dall’esterno”, come un ottimo valore di VO2max (massimo consumo di ossigeno) e un’elevata soglia anaerobica.
E poi ci sono i muscoli, o meglio la tipologia di fibre muscolari che madre natura distribuisce in modo diverso in ognuno di noi.

Scalatori si nasce o si diventa
Contador ai tempi della Saxo-Tinkoff. Dietro di lui si riconosce un giovanissimo Nibali. Foto facebook.com/contador

Cosa significa?
Semplificando molto il concetto, possiamo individuare due tipi di fibre muscolari:
le fibre di tipo I (dette anche rosse) a contrazione lenta;
le fibre di tipo II (dette anche bianche) a contrazione rapida.

Le fibre rosse si caratterizzano per un’ottima resistenza all’affaticamento, per un’elevata capacità di produrre energia per via aerobica, ma per una scarsa potenza espressa.
Le fibre bianche si caratterizzano per un’alta potenza espressa, ottenuta per via anaerobica e per una bassa resistenza all’affaticamento. Sono ideali per sforzi brevi e intensi.

André Greipel è il classico esempio di fisico da velocista, massiccio e dotato di un’alta percentuale di fibre bianche. Non diventerà mai uno scalatore 😅. Foto facebook.com/AndreGreipel – Nina Wallenborn Radsportfotos

Come è facile intuire, un corridore dotato in prevalenza di fibre rosse sarà più predisposto a diventare uno scalatore (o comunque un corridore forte in salita), uno dotato in prevalenza di fibre bianche, avrà nelle sue corde le doti di sprinter.

Poi però, semplificando molto, ci sono le cosiddette fibre “intermedie” e qui entra in gioco la variabile allenamento.

ALLENAMENTO
Le capacità atletiche senza la predisposizione alla fatica e al sacrificio non bastano.
E’ un vecchio adagio, ma sempre valido, che viene ricordato anche da Contador nel video. Le doti fisiche, senza allenamento, non bastano…

Entrando più nello specifico, con un allenamento mirato è possibile indirizzare certi atleti in una direzione piuttosto che in un’altra.
Attenzione, però, perché i fattori genetici non possono essere cambiati: una fibra rossa non diventerà mai una fibra bianca, e viceversa.
Con l’allenamento si può solo migliorarne l’efficienza da un lato piuttosto che dall’altro.

Discorso un po’ diverso, invece, è quello delle fibre intermedie (di tipo IIa), che pur essendo considerate fibre veloci presentano anche una buona predisposizione al lavoro aerobico e con allenamenti mirati possono essere “specializzate”.

Insomma, un atleta dotato prevalentemente di fibre rosse non diventerà mai un velocista, mentre uno dotato di fibre bianche non diventerà mai uno scalatore, nemmeno con allenamenti mirati e intensi.

Un ciclista dotato in gran parte di fibre intermedie, invece, potrà diventare forte in salita (anche se non uno scalatore puro) grazie all’allenamento mirato, unito all’attenzione al peso e alle altre predisposizioni genetiche di cui abbiamo parlato, come un alto valore di Vo2Max.

Pensiamo alle trasformazioni atletiche, ad esempio, di ciclisti come Wiggins o Thomas (foto sotto), che da campioni dell’inseguimento su pista sono arrivati a vincere il Tour de France.   

Oggi ci sono tanti test per scoprire la predisposizione atletica di un corridore, ma ci piace anche la visione romantica espressa da Contador nel video: da giovani, quando affronterete per la prima volta una salita, vi accorgerete subito se fa per voi oppure no, se da corridori la amerete o la odierete.



NAZIONE DI APPARTENENZA
Perché sono molto più numerosi gli scalatori di nazionalità italiana, francese, spagnola o colombiana, rispetto a quelli olandesi o belgi?
Il video di Contador si apre con questa domanda, che l’ex campione spagnolo approfondisce in modo per nulla banale…

Non si tratta tanto di percorsi su cui allenarsi (in Belgio e Olanda le salite sono davvero poche), anche se pure quello può avere la sua importanza, visto che per andare forte in salita un po’ di salita bisogna farla.
Lo stesso Contador ammette di essere nato in una zona della Spagna in cui ci sono salite, ma niente di epico.

Foto facebook.com/INEOSGrenadiers

Si tratta piuttosto di una “predisposizione culturale e sportiva”, soprattutto nelle categorie giovanili.
Cosa vuol dire?
Che in nazioni dove ci sono poche salite e le gare si svolgono prevalentemente su percorsi veloci e pianeggianti, uno scalatore avrà più difficoltà ad emergere rispetto ad un passista o ad un velocista.

Ai giorni nostri questo “problema” è un po’ meno evidente rispetto al passato, poiché anche i team giovanili (almeno quelli di alto livello) sono più predisposti a viaggiare, a svolgere attività di livello internazionale e quindi a mettersi alla prova su tipologie di percorsi differenti.
Non tutte le squadre, però, hanno la possibilità logistica ed economica di farlo e questo per molti giovani atleti può rappresentare un limite alla propria crescita e alla propria carriera.

Scalatori si nasce o si diventa
Foto facebook.com/lavuelta

In questi casi entrano in gioco le capacità dei tecnici dei vari team, che dovrebbero avere le competenze e la lungimiranza per analizzare potenzialità e caratteristiche dei propri atleti e cercare di valorizzarle nel migliore dei modi.
Tecnici preparati, specie nei settori giovanili, sono la base per avere un movimento ciclistico di qualità e non lasciare per strada potenziali campioni.

 

IN CONCLUSIONE
Scalatori si nasce o si diventa?
La conclusione a cui giunge Contador è in linea con quello che pensiamo anche noi: scalatori si nasce, almeno se parliamo di scalatori puri.

La predisposizione genetica gioca un ruolo determinante nel definire le caratteristiche di un ciclista (almeno ad alto livello), ma deve essere accompagnata dal sacrificio e dall’allenamento.

Anche se in molti casi, tramite l’allenamento, alcuni corridori riescono a specializzarsi e andare forte in salita (che è una cosa un po’ diversa dall’essere scalatori), un velocista non potrà mai diventare scalatore.
Allenarsi per trasformare le proprie doti innate serve a poco, anzi, può essere anche controproducente.

Da giovani non sempre è facile trovare la propria dimensione, soprattutto se non si hanno caratteristiche così marcate, e in questi casi diventa fondamentale il ruolo dei tecnici.
Voler per forza trasformare un atleta veloce in uno scalatore, o un corridore di fondo in velocista ha portato (e porta ancora) a bruciare ciclisti di talento, o comunque a non sfruttarne in pieno le potenzialità.

Molto meglio, come ormai oggi appare chiaro, lavorare per enfatizzare e sfruttare al massimo le proprie doti innate…

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