Quanti chilometri fa un professionista in una stagione?
Nel periodo di stacco è meglio riposo assoluto oppure no?

Sono alcune delle curiosità emerse dalla chiacchierata fatta con Giulio Ciccone in occasione dell’inaugurazione del nuovo Trek Store di Arezzo, in cui abbiamo parlato di preparazione e dei suoi obiettivi 2023.

Quanti chilometri fa un professionista
L’inaugurazione del negozio di Arezzo è stato anche un modo per stare vicino ai tifosi, soprattutto quelli più piccoli. Una cosa che fa sempre bene al ciclismo…

L’abruzzese ha da poco ripreso gli allenamenti in vista del primo ritiro stagionale a Calpe (Spagna), dopo un periodo di stop di circa un mese, necessario per recuperare da una stagione logorante, sia dal punto di vista mentale che fisico.

“Quest’anno ho percorso circa 30.000 chilometri – ci ha spiegato lo scalatore della Trek-Segafredo – che più o meno rappresenta il chilometraggio che si macina quando partecipi a due Grandi Giri.
C’è chi fa qualche migliaio di chilometri in meno e chi ne fa anche di più, ma in media questa è la distanza coperta da un professionista in una stagione”.

Quanti chilometri fa un professionista
Foto facebook.com/ciccogi – BettiniPhoto

Il ciclismo moderno è più stressante ed esigente rispetto al passato, ne abbiamo parlato spesso. Per questo Ciccone a fine stagione preferisce concedersi un periodo di 20-25 giorni di riposo assoluto, anche se questa non è la scelta adottata da tutti.

“Ho staccato dopo Il Lombardia e, come faccio di solito, mi sono preso un periodo di stacco di quasi un mese. Ho fatto una vita “più normale”, ho mangiato un po’ di più per recuperare anche un po’ di peso. Il mio fisico e la mia testa ne hanno bisogno, ma non per tutti è così. C’è anche chi preferisce continuare a pedalare in modo blando, divertendosi, magari in Mtb, oppure fare qualche attività alternativa. Non c’è una regola valida per tutti”.

Dopo due anni travagliati a causa di problemi fisici, nel 2022 Ciccone è tornato sui suoi livelli, conquistando una tappa al Giro d’Italia e lottando fino alla fine per la maglia di miglior scalatore.
Per il 2023 ci ha fatto capire di avere un obiettivo ben chiaro in mente.

“Tra poco partiremo per il primo ritiro di squadra a Calpe, dove inizieremo a mettere insieme chilometri e qualche lavoro specifico.
A gennaio seguirà un altro ritiro, che ci preparerà al debutto stagionale.
Dovrei iniziare a correre alla Valenciana (1-5 febbraio, ndr). In realtà dobbiamo ancora definire il calendario nel dettaglio con la squadra, ma io ho in mente soprattutto il Giro d’Italia, che quest’anno parte da casa mia, dall’Abruzzo”.

Se per la classifica o per le vittorie di tappa, e magari la maglia di migliora scalatore, probabilmente sarà la strada a dirlo, ma Giulio lascia trasparire che ci vorrebbe almeno provare…
“Negli ultimi anni la mia idea era quella di fare classifica, ma non sono mai arrivato veramente al massimo della condizione per via di intoppi e problemi di salute, quindi non so fin dove posso arrivare. Nel ciclismo moderno, con i ritmi e i campioni che ci sono, non puoi puntare a fare una buona classifica se non sei al 100%.
La cosa che ho capito è che anche quando non sono al top della forma, come nel 2022, posso lottare per le tappe e la maglia di miglior scalatore, che sono sicuramente obiettivi alla portata.
Per il resto ci vuole anche salute e fortuna…”.

La vittoria nella tappa di Cogne, al Giro d’Italia 2022. Foto facebook.com/TrekSegafredo

Ragionando sul Giro d’Italia siamo finiti a parlare anche di preparazione e tabelle: “quest’anno vorrei cambiare qualcosa nella preparazione, ma senza stravolgerla, visto che il mio calendario rimarrà abbastanza simile al passato – ha spiegato Ciccone – Personalmente mi piace allenarmi con le tabelle, non mi pesa. Ascolto anche le mie sensazioni, ma ritengo importante avere una guida esterna, un riferimento, che costituisce una motivazione in più. Anche perché, nel ciclismo di oggi è difficile essere competitivi senza una programmazione e senza lavori specifici”.

Se volete ascoltare l’intervista completa la trovate nel podcast qui sotto.
Con Ciccone abbiamo parlato anche di giovani, della situazione del ciclismo italiano e, soprattutto, di sicurezza sulla strada, con un pensiero al povero Davide Rebellin.