I concetti di potenza e rapporto peso/potenza nel ciclismo sono strettamente collegati tra loro, ma necessitano di qualche approfondimento.

peso/potenza nel ciclismo

Negli ultimi anni sempre più persone hanno preso dimestichezza con l’allenamento con i watt e con i termini tecnici ad esso correlati.
Sempre più spesso, grazie alla disponibilità dei professionisti, abbiamo la possibilità di analizzare i dati di potenza dei vincitori delle classiche e delle corse a tappe più importanti del calendario e ci esaltiamo per valori assoluti “stratosferici”.

A lasciare a bocca aperta, quasi sempre, sono i numeri di atleti potenti come Van der Poel e Van Aert, oppure dei velocisti durante uno sprint.
Wattaggi incredibili, che identificano atleti straordinari, ma che spesso non vengono valutati tenendo in considerazione il rapporto peso/potenza.

peso/potenza nel ciclismo




Ci spieghiamo meglio.
I dati assoluti di atleti così potenti e “pesanti” sono più eclatanti di quelli di scalatori o atleti leggerini (come Bernal, Nibali o Pidcock, ad esempio), che mai potranno esprimere quei valori di potenza.

Il dato da prendere come riferimento, anche se fa un po’ meno scalpore e risulta meno virale sui social, è quello relativo ai watt al chilo, cioè al rapporto peso/potenza.

Questa considerazione ci è venuta in mente analizzando i dati della Sanremo, specie quelli del Poggio, dove ci è saltata all’occhio la differenza di watt tra Van der Poel e Pidcock.
I due hanno affrontato il Poggio praticamente con lo stesso tempo, a circa 6,6 w/kg, ma in termini assoluti Van der Poel ha avuto bisogno di 490 watt medi, Pidcock di 377 (foto sotto).

peso/potenza nel ciclismo

Il dato di Pidcock fa meno scalpore, ma è straordinario quanto quello di Van der Poel, se pensiamo che l’olandese pesa circa 74,5 kg, il giovane inglese “solo” 57 kg.

Quando leggiamo i dati relativi ai watt, dunque, non dimentichiamo mai di metterli in relazione con il peso.

La correlazione tra potenza e rapporto peso/potenza nel ciclismo apre le porte ad un’altra considerazione, ovvero la differenza tra uno scalatore e un passista/veloce.

Il primo non è predisposto per esprimere wattaggi elevatissimi per periodi brevi di tempo, ma può sostenere potenze molto alte per lungo tempo.
Il secondo è capace di esprimere potenze straordinarie nel breve periodo, ma è dotato di meno resistenza.
Il primo è più adatto alle corse a tappe, il secondo alle Classiche di un giorno o alle crono.

Nelle gare a tappe, soprattutto nelle frazioni in salita, un corridore pesante dovrà esprimere più watt rispetto ad uno molto leggero e questo richiederà un maggiore dispendio energetico, che alla lunga si farà sentire.

Nelle Classiche, dove c’è tanta pianura, le salite sono brevi e si fa molta velocità (ad eccezione di San Sebastian e Lombardia), le parti si invertono perché lo scalatore non ha più dalla sua parte il vantaggio del peso e si troverà per lungo tempo a lavorare a potenze assolute per lui massimali, anche quando pedala a ruota.

I concetti espressi sopra, in realtà, sono molto semplificati e meriterebbero una trattazione più specifica e approfondita, che magari realizzeremo in un articolo dedicato.

Qui sotto, intanto, riportiamo proprio l’analisi dei dati della Sanremo, che ci ha ispirato questo articolo: 

Milano-Sanremo 2021: i dati di Cipressa, Poggio e chilometri finali