Pedivelle corte al Tour de France: a tu per tu con chi segue i Pro'

Giovanni Bettini
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Pedivelle corte al Tour de France: a tu per tu con chi segue i Pro'

Giovanni Bettini
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Per la prima volta dal 2010, anno della fondazione, la squadra spagnola Caja Rural-Seguros RGA partecipa al Tour de France. La formazione diretta da Juan Manuel Hernández Esquisabel ha voglia di crescere e parla a libro aperto. Una disponibilità che torna utile per analizzare uno degli argomenti di tendenza del ciclismo su strada moderno: l'impiego di pedivelle corte al Tour de France.

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Foto: A.S.O. / Morgan Bove

Pedivelle corte al Tour de France: tra Scienza e scelte personali

Enrique Broseta (foto sotto), fondatore dello studio di biomeccanica ergocycling.es, è il
responsabile dell’area biomeccanica del team Caja Rural-Seguros RGA. Gli abbiamo rivolto qualche domanda...

Enrique Broseta Caja Rural

- Nel mondo dei pro' è azzardato definire "standard consolidato" la pedivella da 165 mm?

- Sì... In squadra abbiamo corridori con pedivelle da 160, 165, 170 e 172,5 mm sulle bici da strada. In futuro non è da escludere l'impiego di misure più corte visto che possiamo contare su un partner tecnici (Shimano e FSA, ndr) che sono in grado di assicurare un buon intervallo di lunghezze. Al tempo stesso posso dire che le misure da 175 e 172,5 mm sono sempre più rare.

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Pedivelle corte al Tour de France: a crono si arriva a 160 mm. Foto: teamcajarural / Sprint Cycling Agency

- Da un punto di vista scientifico, si può definire il ciclista tipo che può trarre benefici da una pedivella corta?

- È una questione complessa. Non possiamo basarci esclusivamente sulle proporzioni antropometriche. Bisogna considerare la cinematica del gesto, la capacità di applicare coppia, le abilità motorie, la posizione del baricentro sulla bici, l’assetto complessivo e altri elementi.

- Quali modifiche/regolazioni vengono effettuate sulla bici quando il ciclista accorcia la lunghezza della pedivella?

- Anche in questo caso lo scenario che abbiamo davanti è ampio. Le possibilità sono diverse e dipendono dal singolo caso.

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Jakub Otruba in fuga durante la 7° tappa assieme Baptiste Veistroffer (Lotto Intermarché). Foto: A.S.O. / Charly Lopez

- Accorciando la lunghezza della pedivella si perde inevitabilmente un po’ di "effetto leva". Come dimostrate al corridore che la potenza sviluppata non diminuisce e che la perdita di coppia viene compensata?

- Dal punto di vista fisico, ridurre il braccio di leva comporta una minore coppia tangenziale (capacità del ciclista di trasformare la forza muscolare in movimento rotatorio, ndr). Tuttavia, ci sono altri elementi che possono fare la differenza. In linea generale l'utilizzo di una pedivella più corta restituisce: una maggiore efficacia della coppia, possibili miglioramenti della risposta motoria e metabolica legati alla riduzione della velocità di contrazione delle fibre muscolari, un passaggio più fluido nei punti morti della pedalata (ore 12, ore 6, ndr). Naturalmente questi possibili benefici non sono uguali per tutti. Alla base di questo ragionamento c'è un interessante cambio di prospettiva.

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Foto: teamcajarural / Sprint Cycling Agency

- Quale?

- In gara non vince il corridore più potente, ma chi ha la curva di potenza che degrada più lentamente. Se riducendo la lunghezza della pedivella il ciclista riesce spostare più in là il punto di fatica critica ottiene un miglioramento. In sostanza la cilindrata dell'atleta con subisce cambiamenti, a variare è la gestione del carburante e l'usura neuromuscolare. Si tratta di ottimizzare la resistenza alla fatica.

- L’aumento dei rapporti serve a compensare una cadenza più elevata?

- Non parlerei di aumento dei rapporti "per compensare", ma piuttosto della capacità di mantenere il rapporto abituale con maggior frequenza e fluidità del movimento. Non dimentichiamo che l’uso di rapporti più lunghi è legato anche ad altri fattori come gli attriti e la versatilità delle trasmissioni.

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- Ci sono corridori restii a passare a una pedivella più corta?

- Sì. A volte i dati danno loro ragione e non giustificano un cambiamento.

- Qual è il periodo minimo di adattamento neuromuscolare necessario perché un professionista assimili cambio di lunghezza della pedivella? Esiste un rischio di infortunio?

- Ci sono corridori che si adattano in tre uscite e altri che, pur migliorando nei dati, faticano ad assimilare il cambiamento. In generale osserviamo adattamenti rapidi e positivi. Quanto al rischio d'infortunio, non abbiamo rilevato criticità.

- Accorciando la pedivella e alzando la sella, cambia il centro di gravità del ciclista sulla bicicletta. I produttori di biciclette stanno riducendo l’altezza del movimento centrale da terra. Come si gestisce questo cambio d'assetto?

- L'esamina è corretta, ma non sempre la riduzione della pedivella comporta necessariamente un aumento dell’altezza sella. In seconda battuta i casi in cui lo scostamento del baricentro influenza la guida della bici sono generalmente pochi, ancora meno tra i professionisti.

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- Stiamo vedendo pedivelle sempre più corte: c'è una soglia critica?

- Uno studio (Martin JC, Spirduso WW. Determinants of maximal cycling power: crank length, pedaling rate and pedal speed. Eur J Appl Physiol. 2001 May) ha fissato un riferimento a riguardo. Al di sotto dei 145 mm il rendimento del ciclista inizia a degradare in modo significativo. Al netto di questa evidenza ci sono amatori a cui monto le 150 altri a cui suggerisco di proseguire con le 172,5. È importante ricordare che la lunghezza della pedivella non è la soluzione ad ogni problema: la vera differenza è come la pedivella corta interagisce con l'ecosistema bici+ciclista.

Pedivelle corte al Tour de France: la Caja Rural corre così

pedivelle corte al Tour de France

Per maggiori informazioni:
teamcajarural-segurosrga.com
shop.fullspeedahead.com/it

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Nell'articolo qui sotto la storia e l'evoluzione delle guarniture FSA da strada.

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Sull'autore
Giovanni Bettini

"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.

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