Julien Alaphilippe ha conquistato di forza il mondiale professionisti di Imola.

Il francese si è mosso bene, è rimasto nascosto fino al momento decisivo, muovendo la squadra quando necessario, e poi ha fatto la differenza quando tutti gli altri erano al gancio.
Sicuramente lo era anche lui, ma i fuoriclasse si vedono in questi momenti.

Mondiale professionisti
Foto credit ©Massimo Fulgenzi/Isolapress – Imola2020

Una vittoria meritata, sia per come è maturata durante la corsa, sia perché voluta e conquistata in una stagione non proprio semplice, a causa della morte del padre e delle critiche sulla sua vita privata.

Ma poteva andare in modo diverso la corsa?
Qualcuno poteva fare di più?
La nostra nazionale ha corso nel modo giusto?
Facciamo 5 considerazioni a caldo sulla gara…

Foto credit ©BettiniPhoto – Imola2020




1- Ha vinto il più forte (o uno dei più forti)
Era uno dei due favoriti della vigilia, insieme a Wout van Aert, e ha dimostrato di essere il più forte. Su un percorso duro come quello di Imola difficilmente avrebbe potuto vincere un outsider, anche in virtù del fatto che il Belgio (giustamente) ha tenuto la corsa chiusa fino all’ultimo giro.

Pochi rimpianti per tutti, ha vinto il più forte, e questo impreziosisce ancora di più il successo del francese.
Lo ha dimostrato nel momento in cui è partito, quando tutti gli altri erano al gancio (anche van Aert, che sembrava inattaccabile), ma soprattutto nel tenere fino alla fine nonostante gli inseguitori non abbiano mai mollato…
Saprà onorare la maglia iridata.

2- Come a Sanremo, ma…
Come a Sanremo se la sono giocata Alaphilippe e van Aert, ma questa volta l’ordine d’arrivo è a parti invertite.
E forse, da un punto di vista tecnico, ce lo potevamo aspettare…

A Sanremo Alaphilippe ha attacco sul Poggio più di testa che di gambe, ma van Aert aveva dimostrato di essere più lucido e in condizione.

Il belga, però, è a tutta da inizio agosto e, rispetto ad Alaphilippe, ha corso un Tour più dispendioso, lavorando per Roglic e provando a vincere anche l’ultima crono.
Il francese, invece, seppur con qualche lampo, ha affrontato la Grande Boucle con un occhio al mondiale, e alla fine si è vista la differenza.

I due sono quasi a pari livello, ma Alaphilippe è ancora in crescendo di forma, van Aert, probabilmente, in calo. La differenza sta tutta qui…

3- Il Tour è stato più decisivo del solito
Nove dei primi dieci del mondiale sono usciti dal Tour de France.
L’unica eccezione è stata Jackob Fuglsang.

Da sempre chi esce dalle gare a tappe, specie se non affrontate con finalità di classifica, ha una condizione superiore agli altri.
In questa stagione strana, in cui si è corso poco, una gara di tre settimane ha fatto ancora più la differenza.
Chi voleva puntare davvero al mondiale sapeva di dover essere al Tour.

4- Gli sloveni potevano invertire le parti
Prima di tutto: tanto di cappello agli sloveni, perché se nel penultimo giro non avesse attaccato Pogacar, forse staremmo qui a commentare un mondiale diverso.

Però, col senno di poi, forse potevano invertire le parti, facendo attaccare prima Roglic, che tra l’altro sul passo ha forse qualcosa in più del compagno, e lasciando l’esplosività di Pogacar per il momento decisivo.

A parte questo, applausi per entrambi, che dopo un Tour corso da protagonisti, erano ancora lì a dare battaglia.

Mondiale professionisti

5- La nazionale azzurra poteva fare di più?
A nostro avviso no.
C’erano altre squadre più forti che dovevano fare la corsa e così è stato.

Forse potevamo provare a scompigliare le carte attaccando più da lontano, ma per farlo ci vogliono le gambe.
Inoltre il Belgio, quando è stato necessario, ha mostrato che difficilmente avrebbe lasciato spazio.

Fino al momento decisivo siamo stati lì, poi semplicemente sono mancate le forze.

Foto facebook.com/vincenzonibali – Getty Images

Un applauso a Caruso, primo degli italiani, come al Tour.
Un applauso anche a Nibali, che ci ha provato anche se il percorso non era ideale per lui, perché non ha l’esplosività necessaria per fare la differenza su salite così corte e dure.

Ha provato l’unica cosa possibile, ovvero anticipare un po’ il momento decisivo, attaccando prima dell’ultima salita, ma è andata male, anche perché si è portato dietro van Aert.
Lo aspettiamo per un Giro d’Italia da protagonista.

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