
La Nove Colli di Stephan Unterthurner: «Io secondo dietro a Valverde»
Giovanni Bettini

La Nove Colli di Stephan Unterthurner: «Io secondo dietro a Valverde»
Giovanni Bettini
49 anni da Marlengo (BZ). Una carriera iniziata a 16 anni su una mountain bike quando ancora la bici da fuoristrada si chiamava rampichino. Le categorie giovanili, le esperienze da Junior, Under 23 ed Elite. I Mondiali e la Coppa del Mondo. Poi le gare con gli amatori e le granfondo. Le vittorie, i piazzamenti di lusso. La Nove Colli di Stephan Unterthurner (Fontanari.it, foto sotto), quest'anno vale come e forse di più di una vittoria.

Finire 23° assoluto, secondo di categoria (M4) dietro ad un "amatore" come Alejandro Valverde non capita tutti i giorni.
L'Embatido arrivato a Cesenatico (FC) nelle vesti di testimonial del marchio d'abbigliamento Gobik, è arrivato terzo nel percorso lungo e fin dalle prime salite ha messo in fila il gruppo mettendo in mostra tutta la sua classe...

- Secondo dietro ad uno dei corridori più forti del ciclismo moderno: cosa si prova?
- Per me è un onore. Credo che questo ordine d'arrivo lo appenderò in ufficio. Vale più di altri trofei...
- Non ti disturba il fatto che un ciclista fuori categoria ti abbia "rubato" un risultato prestigioso alla Nove Colli?
- No. A volte dimentichiamo che nello sport è il risultato del primo a far grande il secondo. Sono rimasto con il gruppetto dei primi fino al Ciola. Avevo gli occhi su Valverde, quasi non ci credevo perché è stato il mio corridore preferito. Ho visto la classe sopra ad una bicicletta.

- Cosa ti ha impressionato?
- Poco prima di arrivare a Bertinoro si viaggiava a 50 km/h. Valverde indossava smanicato, gambali e manicotti. Con naturalezza si è svestito in mezzo al gruppo ed ha recuperato la testa in pochi istanti. All'attacco del Polenta ha aumentato l'andatura e ci ha messo tutti in fila. Di solito sulla prima salita scollinano un centinaio di corridori, quest'anno eravamo una trentina. A Pieve di Rivoschio, ha aperto il gas sull'ultimo strappa alzandosi sui pedali: ha sgretolato il gruppo poi ha rallentato. In corsa ho fatto due parole con Patrick Facchini (ex pro', 2° al traguardo, n.d.r.). Eravamo entrambi impressionati.

- Poi sul Ciola?
- Mi sono staccato. Il ritmo era troppo alto. Tenevo d'occhio Igor Zanetti per la categoria e sinceramente non pensavo che Valverde fosse in classifica. Ho avuto la fortuna di trovare il gruppetto giusto. Ho pensato solo a tenere un ritmo costante e ad alimentarmi nel modo corretto. Negli ultimi due anni ho scoperto che quest'ultima dimensione fa una grossa differenza. Nel mio caso sulla lunga distanza e sul recupero.

- Andiamo a fondo...
- Fino al 2023 non badavo troppo all'introito dei carboidrati. Assumevo qualche gel in gara e in allenamento senza un criterio scientifico: 30/35 grammi per ora. Ho affrontato la Nove Colli a 115 gr per ora. Nel finale mi sentivo bene e a distanza di un paio di giorni posso dire di aver recuperato.

- Come sei riuscito ad "allenarti ai carboidrati"?
- Ho seguito un protocollo crescente. Mi sono fatto seguire da un nutrizionista. Gradualmente abbiamo aumentato la quota con continui rimandi circa le sensazioni e la tollerabilità. Lo scorso anno ho chiuso che viaggiavo a 90 gr per ora con sensazioni molto positive. Durante la settimana di solito esco cinque volte. 10-11 ore in tutto con un lungo tranquillo in Z2 poi altre 2-3 sedute brevi con lavori specifici dedicati a forza e interval training alla soglia. Anche durante le uscite di un'ora e mezza in pausa pranzo cerco di consumare una borraccia con 30 gr di carboidrati per tenere il metabolismo "sempre acceso".
- In corsa come ti sei alimentato?
- Sono partito con due borracce da 750 ml, ciascuna con 115 gr di carboidrati. Ho poi abbinato un gel da 45 gr ogni 60'. Prima del Monte Tiffi un amico mi ha passato un'altra borraccia. Tre gel/ora iniziano ad essere troppi per me.

- La Nove Colli di Stephan Unterthurner è figlia di un approccio moderno quindi...
- Sì e allo stesso tempo non troppo complicato. Per l'alimentazione mi faccio seguire. Per quanto riguarda l'allenamento mi conosco e ogni tanto mi confronto con alcuni preparatori. Non seguo delle tabelle. Gestisco la distilleria di famiglia. Appena le temperature si alzano in genere parto alle 7 per non rubare tempo all'attività. Ho una moglie e due figli: 16 e 14 anni (assieme a lui sul podio nella foto sotto, n.d.r.). Sono consapevole di non essere un campione, ma di emergere sulla distanza. Per me meglio poche gare, ma fatte bene. Forse è questo equilibrio che mi ha portato sul podio di categoria assieme al mio idolo. Non ho avuto modo di salutare Valverde all'arrivo, ma lo aspetto in distilleria per una degustazione. Dopo una pedalata ovviamente!

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Qui sotto le classifiche della 54° edizione della celebre granfondo romagnola.
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.





