Forse nessuno di voi si riconoscerà in questo personaggio, ma sono abbastanza certo che più di qualcuno fra voi conosca (alla stregua di un “amico su Facebook”) una persona che si comporta in questa maniera (resistete alla tentazione di taggarla, per favore).
Parlo dei leoni da tastiera e a tale riguardo vi parlo di Giacomo Turbina, chiamato così non per le sue prestazioni in sella (che lasciano molto a desiderare, ma non è questo il punto), ma per un’anagrafe un po’ bizzarra.
Perché di cognome fa proprio Turbina.
E conoscendolo meglio si scopre che questo nome, in realtà, non è poi così casuale, vista la sua innata capacità di portare le discussioni, anche e soprattutto sul web, a livelli di insostenibilità intellettuale, culturale e verbale come pochi altri.
Insomma, un generatore di fastidio e “vaffa”.
Sia chiaro: Giacomo Turbina è un personaggio di fantasia e qualunque corrispondenza con persone e fatti realmente accaduti è del tutto casuale.




Il padre lo ha messo su una bici quando era ragazzino, ma siccome non riusciva proprio a farsela piacere ha deciso di passare ad altro.
Cioè, a qualcosa di non sportivo.
Poi, arrivando ad oggi, sapete com’è, a una certa età, una vita che non se ne può più, il girovita che cresce e questa mania dello sport e del fit che dilaga sui social, ha deciso di riprendere la bici.
Perché è convinto che “ci può stare che una persona che ha fatto sport da ragazzino a un certo punto della propria vita decida di farlo seriamente”.
Parole sue… 🤷‍♂️

Insomma, proprio qualche settimana fa, deciso a mettersi sotto con la bici, cerca su internet “bici da corsa”, “diventare forti con la bici”, “fare il professionista della bici” e si imbatte in un sacco di informazioni più o meno chiare.
Forum, gruppi su Facebook che ne parlano, video, ma gli sembrano tutte risposte poco chiare.

“Tutti scoppiati, sono. Hai presente quelli che da 20-30 anni cercano di diventare qualcuno con la bici senza riuscirci? Ecco, quelli lì. Lasciamo stare, guarda…”

E quindi lascia perdere e se ne va diretto al negozio di bici più vicino.
Entra e fa capire subito al titolare che non ha proprio intenzione di comprare una bici professionale da 3-4 mila euro.
Anche queste, parole sue 🤷‍♂️

“Ne cerco una più abbordabile, tipo da 200-300 euro, che però poi ci metti una ruota buona, una sella comoda e va pure meglio”.

E qui inizia ad imbattersi nell’impegnativo mondo delle bici da corsa: i listini prezzi sono impietosi e in pratica la bici che cerca Giacomo Turbina non esiste proprio.

“Ma come no? Ma per strada è pieno di bici, possibile che tutti quei ciccioni spendono tutti ‘sti soldi?”

Mentre si dirige verso l’uscita del negozio con la coda dell’occhio (perché “Oh, a me non sfugge mai nulla!”) avvista una bici strana.

“Gravel? E che marca è? Vabbè, ma quanto costa?”

Alla fine riesce ad acquistarla spendendo 600 euro, usata, a suo dire bellissima, anzi, talmente bella che, sì, ci si può andare dappertutto, ma alla fine per non rovinarla meglio andarci solo su asfalto.

“Ma sì, sennò poi si rovina, si sporca e non mi va di starci dietro”.

Arriva il fine settimana e il tanto atteso momento della prima uscita.
Il signor Turbina è pronto per provarla.
Ma rimane da dipanare qualche ultimo dubbio: come regolare la sella, come vestirsi, cosa mangiare prima, quanto dure devono essere le gomme e via dicendo.
Torna su internet e digitando la parola gravel su Google trova bicidastrada.it dove se ne parla ampiamente.

“E porca miseria quanto ne parlano, quanto ne sanno, quante ne dicono…
Oh, ma dico: è una bicicletta…!”

E qui inizia lo psicodramma del povero signor Turbina.

Lui è convinto di leggere, ma in realtà non legge.

Nel senso che non fa sue le nozioni e i concetti espressi negli articoli.
Si limita a sbirciare i titoli, si lascia catturare dalle foto e quando entra negli articoli spera che in fondo all’articolo ci sia una sintesi, una spiegazione in breve che risponda alle sue domande.
Qualche volta c’è, qualche volta no.
E lo step successivo è cercare fra i commenti sottostanti una domanda simile alla sua.
Anzi, no, lasciare un commento con esattamente la domanda in questione.
Che spesso è:

“Prezzo?”

Peccato, signor Turbina: se avesse spostato lo sguardo poco sopra le conclusioni di quell’articolo avrebbe trovato anche il prezzo dell’oggetto in questione.
E magari avrebbe letto anche tante altre informazioni utili.

“Se la foto è bella allora clicco e guardo dentro l’articolo e vado subito alla fine, alle conclusioni.
Ecco, lì c’è scritto tutto.
E mi chiedo: ma che cavolo lo scrivono a fare tutto quell’articolo se poi alla fine c’è il riassuntino.
Basta quello, no?”

Ma a quel punto la fame di informazioni e il desiderio di pedalare salgono a livelli meno sostenibili.
Insomma, il signor Turbina si sta infervorando e monta la curiosità, morbosamente.
Non ne è consapevole, ma sta per tramutarsi in un leone da tastiera.
Passa da un articolo all’altro, restando sempre sulla tematica gravel.
Legge sulle somiglianze con la mountain bike, delle differenze con la bici da ciclocross, delle gomme da usare, del monocorona e iniziano a formarsi nella sua testa due idee fortemente contrastanti:

– Convinzione numero 1:
‘sto gravel è un po’ più complicato di quello che pensassi e magari dovrei decidermi a leggere davvero, per una volta;

– Convinzione numero 2:
ma tanto sono tutte idiozie per farti spendere di più e andassero tutti a caxxre

Abbandona il sito Bicidastrada.it dirigendosi sull’account Facebook ufficiale della rivista dove è sicuro di riuscire a trovare con un costo di tempo molto più contenuto le notizie che cerca.
E commenta, sganciando “bombe di saggezza” basate sulla convinzione che è tutto marketing, che la bici è fatica e chi non vuole fare fatica è meglio che faccia come ha fatto lui che a 15 anni si è dedicato ad altro e dispensa consigli, suggerimenti, critiche fino ad arrivare alle offese indirizzate al malcapitato autore di quell’articolo o di quel commento.
A quel punto, però, basta: è il momento di uscire in bici.

“Basta parole, passiamo ai fatti!”

E qui Giacomo Turbina, pur animato dal nobile intento di riattivare il suo contatto con la natura e di risvegliare i sensi con l’attività sportiva all’aria aperta, si trova a fronteggiare l’ineluttabile: l’incapacità di fare propri i consigli e le esperienze altrui.
Perché Giacomo Turbina è solito pensare che basta essere fortemente convinti di una cosa, di una qualunque cosa o idea, che questa automaticamente e magicamente diventa vera.
Corretta.
Giusta.
In barba alla scienza, alle dottrine e alle esperienze di migliaia di persone più referenziate e più titolate di lui.
Infatti, se sbirciaste nel suo profilo social notereste un certo fervore per il terrapiattismo.

“Vabbè, ma quanto dure devono essere ‘ste ruote?”

Ovvero, quale pressione usare per le gomme di una bici gravel?
Questa domanda è ancora senza risposta.
Torna su Facebook e intanto qualcuno sull’account di BiciDaStrada ha risposto alla sua domanda.
E inizia a leggere:

“Dipende dalla larghezza della gomma, da quanto pesi e dal tipo di terreno su cui pedali. A tale riguardo ti invitiamo a leggere questo articolo su BiciDaStrada.it
Ma come, un altro articolo da leggere?
A me serviva un numero!!!!!”

E qui, come si dice in gergo, si chiude la vena e l’afflusso di ossigeno al cervello cala drasticamente.
Il turbinio di necessità di informazioni e di smania di uscire in bici è in azione, sale di giri e la connessione cervello-tastiera-dignità umana va completamente fuori controllo.
Stendiamo un velo pietoso sulla risposta.
Un leone da tastiera è difficile da fronteggiare e qui inizia un altro psico-dramma.

Il nostro.
Quello di chi per mestiere informa e racconta fatti, esperienze e vicende facendo appello a tre doti: intelletto, sensibilità e onestà.
Se siete arrivati fin qui a leggere e non siete saltati alle conclusioni come avrebbe fatto un Giacomo Turbina allora possiamo dire due cose:
– abbiamo scritto cose sensate (seppur palesemente fantasiose);
– non siete come il signor Turbina.
Che è un personaggio di fantasia, una macchietta, il cui tono espressivo non è diverso, a volte, ahimè, da quello che anima le discussioni e le critiche ai nostri articoli o a quelle di altri lettori.

IN CONCLUSIONE…
Ecco, ve l’ho scritto: in conclusione.
Scrivete e commentate come meglio credete, tutti i vostri commenti e tutte le vostre domande sono ben accette, ma attenti a non trasformarvi in Giacomo Turbina che non si sforza di leggere (e soprattutto capire) le risposte e le posizioni degli altri.
E’ così che in un attimo ci si ritrova con la vena chiusa e le comunicazioni con il mondo esterno interrotte.
E vai di terrapiattismo…

E comunque se foste davvero interessati al gravel, cliccate qui e vi si aprirà un mondo… 😬😇