Capita sempre più spesso: amici, lettori, amici di amici al bar, durante un’uscita e persino alle feste di compleanno. Tutti mi chiedono: "Che bici da corsa comprare?". Io, ogni volta, rispondo con altre domande.

Lo so, non si dovrebbe fare. Non si tratta di smarcarsi, ma di andare al nocciolo della questione.
La bici giusta in assoluto non esiste, esiste quella giusta per chi la pedala.
Quindi, a mio avviso, per capire che bici da corsa comprare bisogna prima capire chi la comprerà e il suo raggio d'azione.
Così, prendendo spunto dalla vita vissuta, ho messo nero su bianco, nel medesimo ordine, le fatidiche 5 domande.

Che bici da corsa comprare? Dal macro al micro
1 - Cosa ci vuoi fare con la bici?
Pedalare è ovvio. Individuare il proprio punto di partenza e l'orizzonte nel medio-breve periodo un po' meno.
È una dimensione che viene prima del budget. Capire che ciclista sei, cosa ti bolle dentro, dove vuoi arrivare in sella ad una bicicletta da strada diventa fondamentale.
Stai iniziando o la tua passione ti sta facendo "scalare" verso una bici di gamma superiore?

Nel primo caso è meglio partire cauti e prendere le misure.
L'esperienza mi ha insegnato che la bici da strada, intesa come attività sportiva principale e non propedeutica ad altre finalità, o la ami o la odi. C'è poco spazio per le mezze misure.
Da quello che ho potuto osservare il meccanismo funziona così: c'è l'infatuazione, l'innamoramento, la voglia di pedalare sempre finché non si rimedia qualche bella cotta causa inesperienza. Questo è lo spartiacque.
O muori, o sopravvivi.

Se resisti allora è fatta.
Qui inizia la voglia di "scalare", il desiderio di avere un mezzo tecnicamente superiore. Vale per il neofita, ma il cambio di passo vale anche per chi vuole passare ad un livello superiore professionalizzandosi.
E poi c’è un altro bivio: gare o no?
Chi si attacca il numero sulla schiena vuole una bici racing, rigida e aggressiva. Chi cerca il benessere senza troppe mire agonistiche sta meglio su una bici più comoda, con geometria endurance. Sbagliare qui significa pagare il conto. Con la schiena prima di tutto.

2 - Marchio underdog o premium?
Quando mi chiedono che bici da corsa comprare, in ogni mio interlocutore percepisco, in maniera più o meno velata, una sensazione di smarrimento.
Il mercato negli ultimi anni si è notevolmente aperto. Il ventaglio delle opzioni è aumentato. Ci sono nuovi attori in campo (vedi i marchi cinesi) e non è facile pescare le carte giuste.

I marchi emergenti, o le nuove proposte di marchi meno in vista, fanno leva sul prezzo per distinguersi, di contro i marchi più noti hanno qualcosa che gli altri non hanno: l'etichetta.
E l'etichetta si paga. Al tempo stesso sarà proprio quell'etichetta a darti una mano quando subentrerà la voglia di passare ad un mezzo più evoluto.

Permuta in negozio, vendita online su portali verticali (come Bikeflip), forum o siti generici: un marchio consolidato cattura di più l'attenzione del pubblico. Di conseguenza la possibilità di rivendere per reinvestire è a portata di mano.
È un fattore difficile da ponderare, ma che non si può trascurare.

Anche per questo è fondamentale definire la propria identità ciclistica, il proprio orizzonte (vedi domanda 1).
Le scelte sono figlie della motivazione.
Se decido di scalare, un marchio premium dà una mano, se decido di tenere la bici portandola a fine vita... Beh la scritta sul tubo obliquo assume un'importanza relativa.

3 - Territorio, assistenza, logistica: come siamo messi?
Puoi aver visto una bici durante una passeggiata al lago, in TV in occasione del Tour de France o in altre circostanze più o meno fortuite, ma se poi quel marchio non è radicato nel territorio dove vivi potrebbe essere un problema.
Chi garantisce l'assistenza? Con chi discutere in caso di problemi?

Anche qui... Se riusciamo con il fai da te la questione passa in secondo piano, ma talvolta anche il ciclista-meccanico più evoluto ha bisogno di un negoziante di riferimento, o meglio, di un negozio che sia in grado di offrire un'assistenza come si deve.
Altra dimensione ad alto valore che è sempre più rara, vedi il report State of the Nation diffuso da Shimano.

Di conseguenza mappare il territorio, capire quali sono i marchi gestiti dai rivenditori con una buona officina: tutte discriminanti che portano a restringere il campo, e magari, a ritarare le aspettative.
Il ciclista, più di ogni altro cliente, ha bisogno di essere rassicurato e coccolato da un servizio post vendita veloce ed efficace. È questa oggi la chiave del successo.
"10 minuti per vendere, una vita per conquistarti"
Vale in tutti gli ambiti, nel ciclismo ancora di più.

4 - Garanzia e coperture accessorie: le hai esplorate?
Come in un meccanismo a matriosca, quando il campo si restringe è il dettaglio a fare la differenza.
Garanzia a vita e convenzionale/commerciale, limited lifetime warranty, crash replacement, lifetime crash replacement, reso gratuito.
Tutte questioni che rimandano alle tutele messe in campo per legge e secondo logiche commerciali ben precise dai vari marchi.

Non fermarti alla superficie. Leggi, chiedi, vai oltre l'emozione.
Esplorare le condizioni d'acquisto in fase di scelta è fondamentale.
Perché finché non succede nulla va tutto bene, ma quando arrivano i problemi è qui che il valore aggiunto (assieme ad una buona assistenza) traccia il solco e scende in campo.

5 - Che budget hai?
Troppo spesso è la domanda 1. Ed è una tremenda ghigliottina che recide sul nascere ogni riflessione sulla qualità e sui benefici futuri.
È un cortocircuito logico, oserei dire perverso.
Il prezzo come conseguenza naturale e immediata del valore, quando in realtà è una rappresentazione numerica. Da non sottovalutare, ovviamente.

Scriveva Warren Buffett nel 2008, citando il suo maestro Benjamin Graham:
«Il prezzo è quello che paghi, il valore è quello che ottieni».
A mio avviso è una frase che riduce ai minimi termini i discorsi fatti fin qui e che quasi per magia riporta alle domande 1 e 2.
Ecco perché, quando mi chiedono che bici da corsa comprare, il budget arriva per ultimo.
Nel ciclismo come nella vita, spesso non acquistiamo semplicemente ciò che un oggetto fa, ma ciò che quell’oggetto dice di noi.

Foto in apertura: Michal Cerveny
QUI tutti i nostri consigli tecnici.
Qui sotto una guida alla scelta tra due tipologie di bici da strada.
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.







