

Che qualcosa si stesse muovendo in casa Decathlon sul fronte delle protezioni intelligenti era chiaro. A febbraio il colosso francese degli articoli sportivi aveva annunciato una collaborazione con In&motion, realtà transalpina che dal 2014 sviluppa dispositivi indossabili votati alla sicurezza degli sportivi. L'ultimo frutto di questa partnershio è l'airbag Van Rysel, destinato ad aprire nuove prospettive nel ciclismo d'élite.
Sicurezza: il contesto è allarmante
Il tasso di cadute e gli infortuni gravi in competizione restano un problema costante a livello WorldTour.
Circa il 20% dei corridori subisce fratture ogni stagione. Negli ultimi sei anni sono state registrate oltre 1.300 lesioni ossee nelle competizioni professionistiche. La tendenza è in crescita anno dopo anno.

Una criticità sempre più ingombrante per l'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) che a fine febbraio aveva invitato aziende e istituti che lavorano allo sviluppo di airbag e abbigliamento tecnico a prendere parte ad un gruppo di lavoro con l'obiettivo di:
- - definire un quadro normativo e standard appropriati per consentire lo sviluppo e l'integrazione di tali dispositivi nel ciclismo (sia in competizione che in allenamento);
- - studiare l'integrazione delle soluzioni airbag nei capi d'abbigliamento e identificare modi per rafforzare ulteriormente la protezione offerta dai tessuti.
L'airbag Van Rysel suona come una risposta concreta in tal senso.
Le barriere per l'impiego del dispositivo nelle competizioni World Tour sembrano sempre più sottili.

Airbag Van Rysel: com'è fatto
A differenza del sistema Aerobag visto quest'anno a Velofollies, l'airbag Van Rysel è integrato direttamente nel body da gara.
Non si tratta di una soluzione esterna né uno strato aggiuntivo applicato ad un capo già esistente, ma di un progetto integrato fin dalle origini, che ha come obiettivo la protezione delle principali zone d'impatto della parte superiore del corpo non coperte dal casco.
- - Torace e gabbia toracica;
- - Zona cervicale (obiettivo stabilizzare il collo per prevenire iperestensioni);
- - Colonna vertebrale (l'airbag Van Rysel offre una protezione completa della schiena).

La tecnologia fa un uso massiccio dell'intelligenza artificiale attraverso algoritmi predittivi addestrati su oltre 450 milioni di chilometri di dati utente e un'analisi dinamica del corridore fino a 1.000 volte al secondo che permette di distinguere tra normali condizioni di gara e rischi reali legati ad una caduta.
L'airbag si attiva in 60 millisecondi e replica il funzionamento delle protezioni intelligenti obbligatorie utilizzate in MotoGP.

La principale differenza con l'applicazione motorsport è il peso: il body completo pesa circa 700 gr di cui 500 sono legati all'airbag. In MotoGP solo quest'ultimo componente può arrivare a pesare un chilo.
Il body incorpora poi tessuti resistenti all’abrasione contribuendo a ridurre il rischio di abrasioni e lesioni superficiali.

Sicurezza e prestazioni: un binomio possibile
In questi anni quest'accoppiata ha sempre visto uno squilibrio a favore di una delle due parti. L'airbag Van Rysel sembra dare pari dignità alle due componenti.
In collaborazione con Swiss Side, Van Rysel sta lavorando per parificare sul piano della resa aerodinamica il body dotato di airbag ad un classico capo utilizzato a livello World Tour. Le sessioni in galleria del vento, supportate da simulazioni CFD sono ancora in corso. L'obiettivo pare essere alla portata.

Validazione in corso anche sul piano della termoregolazione.
Tramite un programma strutturato che combina raccolta dati su bici con sensori termici a intensità di gara e test in camere climatiche che simulano le condizioni estreme delle gare estive, Van Rysel intende replicare la dissipazione del calore offerta da un classico body da competizione.

Airbag Van Rysel: i pro' lo stanno già utilizzando
Il sistema oltre alle analisi in laboratorio è già operativo sul campo e si sta perfezionando grazie agli spunti dei corridori del Decathlon CMA CGM Team e del Van Rysel Roubaix Pro Cycling Team.
La tutela della salute dei corridori e progetti in stadio avanzato di sviluppo potrebbero portare l'UCI a sperimentare molto presto questo genere di dispositivi in competizione?

Per maggiori informazioni:
vanrysel.com
inemotion.com
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.




