
Raggi in carbonio: vantaggi, svantaggi e come cambiano le prestazioni della ruota
Giovanni Bettini

Raggi in carbonio: vantaggi, svantaggi e come cambiano le prestazioni della ruota
Giovanni Bettini
Ne è passato di tempo da quando Lightweight nel 1994 costruì la prima ruota per bici da strada con raggi in carbonio misto Kevlar incollati e rinforzati con nodi in composito.

La vittoria Mondiale di Johan Museeuw nel 1996, il Tour de France 1997 di Jan Ullrich e le apparizioni sulle bici di Armstrong, Beloki, Cipollini, Pantani e Contador (solo per citarne alcuni), non furono sufficienti per sdoganare i raggi in carbonio su larga scala in particolare per via dei costi e della scarsa praticità in caso di rottura.


Oggi questo standard è realtà al punto che quasi tutti i marchi di primo piano hanno a catalogo questo tipo di proposta. I raggi il più delle volte sono forniti da una nota realtà cinese: Vonoa.
È il caso di Miche.

Il marchio veneto, parte del gruppo Wilier, a gennaio ha presentato sua prima famiglia di ruote con raggi in carbonio: Deva RD 52 e Deva RD 62. Una svolta frutto di una domanda crescente, della richiesta di prodotti sempre più performanti e dei benefici certificati dalla Scienza.
Assieme a Paolo Bisceglia, Product Manager Miche, andiamo a fondo.

2018: il punto di svolta
Nel 2015 Sapim presenta a Eurobike un prototipo di raggio in carbonio montato su ruote Edco, ma il vero cambio di passo arriva tre anni dopo.
L'azienda cinese Stren (o Xiamen Hongji Weiye Industrial Co., Ltd), detentrice del marchio Vonoa, deposita una serie di brevetti dedicati ai raggi in carbonio e ai relativi sistemi di connessione.

Il metodo di produzione prevede un corpo in carbonio collegato a due terminali attraverso un accoppiamento meccanico conico a interferenza.
In pratica il corpo principale presenta due estremità coniche leggermente sovradimensionate che vengono spinte a pressione in un'apposita sede ricavata nella testa antirotazione e nel filetto del nipplo.
Il tutto senza l'utilizzo di colle.

In questo modo il collegamento è più stabile e supera uno dei limiti tecnici dei raggi in carbonio: la gestione delle sollecitazioni nei punti di collegamento.
A ciò si aggiunge un montaggio semplificato, molto simile a quello del raggio in acciaio, e la possibilità di sostituire in maniera agile i componenti in caso di rottura.
Ma c'è di più...
Raggi in carbonio: i vantaggi
- - Elevato modulo elastico
- - Ottima resistenza alla trazione
- - Riduzione della resistenza aerodinamica
- - Peso contenuto

Più rigido, più reattivo
Il raggio in carbonio si allunga meno sotto tensione (minor elongazione) in virtù di una minor deformazione rispetto all'acciaio a parità di carico. Inoltre, il recupero elastico (cioè il ritorno alla forma iniziale) è più veloce.
Questo aspetto, se ben declinato all'interno del progetto ruota, eleva la rigidità e la reattività dell'insieme.

L'approccio olistico e il minor Cd*A
Potendo poi contare su un raggio più performante a livello meccanico è possibile ridurre:
- - il numero totale dei raggi;
- - le aree di rinforzo attorno le sedi dei nippli.
I raggi in carbonio permettono, inoltre, di ricavare altezze piuttosto sottili che riducono l'impatto aerodinamico.

Le ruote Miche Deva RD presentano raggi in carbonio Vonoa 4x1 mm (4 mm larghezza, 1 mm altezza) che muovono da un processo di sviluppo e osservazione piuttosto corposo culminato con il confronto nella galleria del vento GST di Immenstaad tra due tipologie di raggi in carbonio con sezioni trasversali differenti, entrambe in grado di assicurare la stessa rigidità una volta assemblata la ruota completa.

Le Miche Deva RD presentano anche una nuova forma del cerchio e nippli interni rispetto alle Kleos RD.
Il miglioramento quindi è figlio di un approccio complessivo dove il raggio è uno degli elementi che contribuisce a fare la differenza.

Il peso
Il raggio in carbonio in genere pesa tra il 35% e il 50% in meno rispetto alle soluzioni in acciaio d'alta gamma.
Facile intuire, quindi, che già solo sostituendo il componente è possibile limare diversi grammi dalla bilancia. L'equazione meno raggi, meno rinforzo sul cerchio innesca poi ulteriori vantaggi.

Rimanendo ancorati al confronto Kleos RD 50 e Deva RD 52 lo scarto è di 145 gr al netto di un cerchio più alto di 2 mm e di un canale più abbondante.
Nel caso specifico i raggi Vonoa sono stati arricchiti da terminali in titanio che hanno permesso un ulteriore risparmio di 0,5 gr per singolo raggio, pari a 21 gr per la coppia di ruote (21+21 raggi anteriore / posteriore).

Raggi in carbonio: gli svantaggi
- - Minore tolleranza agli urti
- - Sensibilità ai carichi fuori asse
- - Costo elevato
- - Assemblaggio rigorosamente a mano
- - Potrebbero rendere più "secca" la ruota su fondo sconnesso

Quella trazione lungo fibra...
La fibra di carbonio essendo un materiale anisotropo è caratterizzato da proprietà meccaniche diverse a seconda della direzione di applicazione della forza.
In sostanza i filamenti del composito sono progettati per lavorare in maniera sopraffina in una determinata direzione o "lungo fibra" (limitano l'allungamento come abbiamo visto), prestando al tempo stesso il fianco a urti laterali, schiacciamento e torsioni non previste.

Un dettaglio da non trascurare: in caso d'impatto l'acciaio si piega e si deforma (anche se non è immune da rotture), il carbonio si spezza.
Qui oltre al costo elevato dei ricambi (i raggi in carbonio possono costare fino a 20 volte di più di un raggio tradizionale), entra in gioco anche la precisione in fase di assemblaggio.
Miche, ad esempio, non impiega nessun tipo di macchinario in fase di installazione proprio per avere il controllo totale sul processo, a partire dalla tensionatura che è differente rispetto alla famiglia Kleos RD.
Tanto basta per capire che il raggio in carbonio è più delicato.

Rigidità: l'altro lato della medaglia
Alla luce delle caratteristiche meccaniche descritte sopra, i raggi in carbonio possono irrigidire la ruota e dissipare meno energia rispetto ai raggi in acciaio su fondo sconnesso.
Una struttura che si "schiaccia di meno" tende a restituire una risposta molto più secca al ciclista con un aumento delle vibrazioni all'altezza di sella e manubrio.
La dinamica è nota.
Per questo motivo i tecnici del settore tendono a riprogettare da zero una ruota costruita con raggi in carbonio. Lavorando su diversi fattori (laminazione cerchio, sezioni, raggi, flange mozzi, nippli, pneumatici, pressioni, etc.) è possibile creare un sistema che aumenta efficacia ed efficienza anche sul pavé.
Un possibile svantaggio diventa così un punto di forza.

Come cambia la ruota: i numeri dicono che...
Maggior rigidità e reattività sono caratteristiche comuni a tutte le ruote dotate di raggi in carbonio.
Le migliorie vengono sancite anche da prove di rigidezza statica a banco di prova che hanno un legame molto stretto con le sensazioni su strada che però sono difficili da misurare.
Un altro aspetto emerso in tutti i nostri test dedicati a questo tipo di ruote è la differente guidabilità in discesa rispetto ad una ruota dotata di raggi in acciaio.
Il comportamento è in genere più aggressivo, in particolare in discesa. Un dettaglio, quest'ultimo, che inevitabilmente ha a che fare anche con la bicicletta e lo pneumatico.

Rimanendo ancorati ai numeri, Miche in galleria del vento è riuscita a confrontare a parità di montaggio due diverse configurazioni di raggi in carbonio dopo aver scremato il campo grazie alla fluidodinamica computazionale (o CFD) e alle prime osservazioni maturate attorno un cerchio prototipo ricavato dal pieno e lavorato in CNC a partire da un blocco di alluminio (foto sotto).
Una volta individuata la miglior soluzione, l'azienda di San Vendemiano (TV) ha avviato l'iter di validazione del progetto.

Il confronto tra Kleos RD 50 (raggi in acciaio, canale da 21 mm) e Deva RD 52 (raggi in carbonio, canale da 23 mm) ha restituito percentuali di riduzione del Cd*A (coefficiente di resistenza aerodinamica) su tutti gli angoli d'incidenza del vento.

A 40 Km/h: -8,6%
A 50 Km/h: -9,3% (in linea con l’ 8,6% previsto da analisi CFD)
A 60 Km/h: -10,9%
Tradotto in watt:
A 40 Km/h: -0,7 W
A 50 Km/h: -1,2 W
A 60 Km/h: - 2,2 W
Un cambio di passo che è da attribuire anche, ma non solo, ai raggi perché la miglior resa di una ruota muove dalla corretta interazione tra tutte le parti.
Torna a galla ancora una volta l'approccio olistico citato in precedenza.

In conclusione
L'impiego sempre più diffuso dei raggi in carbonio innesca cambiamenti che fino a dieci anni fa non erano alla portata.
Il fatto di poter contare su un componente superiore a livello meccanico, che replica gli schemi di assemblaggio di una ruota tradizionale, ha contribuito a diffondere questo standard al netto di un ciclismo sempre più avido di innovazioni votate alla prestazione.

Il punto critico legato al maggior sensibilità agli urti e agli impatti laterali rimane. Serve maggior cura e attenzione a partire da quando si carica la bici in auto.
Un ultimo aspetto riguarda il fascino.

È facile lasciarsi ingolosire da una ruota più leggera, più rigida e reattiva.
Non lasciatevi "rapire" solo dai raggi di ultima generazione. È importante valutare in primis la bontà dell'intero progetto, il modo in cui quel raggio interagisce con il mozzo, il cerchio e lo pneumatico.
In sostanza capire il percorso che ha portato a una determinata scelta per poi tirare le somme.
Perché come accade sempre di più nel ciclismo sono i dettagli sommati ad altri dettagli a fare la vera differenza...
Qui sotto il documento tecnico con tutto l'iter di sviluppo delle ruote Miche Deva RD.
Per maggiori informazioni sulle ruote Miche: miche.it
QUI tutte le news, i test e gli approfondimenti sulle novità 2026.
Qui sotto tutti i dettagli delle ruote Deva RD.

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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.




