Quando si parla di “ultimo uomo” Michael Morkov è davvero il migliore, c’è poco da fare.

E’ sempre un ultimo uomo perfetto quando si tratta di pilotare negli sprint Cavendish o Jakobsen, suoi compagni di squadra alla Quick-Step Alpha Vinyl.
E’ stato un ultimo uomo fantastico, quasi epico, nella tappa 15 del Tour de France con arrivo a Carcassone: 202,5 km con oltre 2.000 metri di dislivello.

Michael Morkov
Foto facebook.com/quickstepalphavinyl – Wout Beel

Si è staccato dal gruppo dopo soli 20 km e ha percorso i restanti 180 km da solo, con un caldo asfissiante.
Il suo destino era segnato, tanto che nessun compagno si è fermato ad aspettarlo.
Sapevano che la condizione era precaria ed essere in due o tre avrebbe cambiato poco, se non aumentare il rischio di finire tutti fuori tempo massimo.

Vista la situazione disperata la cosa più sensata era alzare bandiera bianca e salire sul camion scopa.
E invece no, Michael Morkov avrà pensato che la sua missione è quella di essere l’ultimo uomo perfetto ed è voluto arrivare a Carcassone con le sue gambe stanche.

Michael Morkov
Foto facebook.com/quickstepalphavinyl – Wout Beel

Sotto lo striscione del traguardo il cronometro segnava oltre un’ora di distacco, ma ad attenderlo c’era ancora tanto pubblico, rimasto lì per onorarlo.
E c’era pure Prudhomme, direttore generale de Le Tour de France, che lo ha aspettato per stringergli la mano (foto sopra).

Morkov domani non ripartirà perché, ovviamente, è arrivato fuori tempo massimo, ma la sua impresa vale quasi quanto quella del vincitore di tappa Philipsen.
Un’impresa che rappresenta l’essenza del ciclismo, l’esaltazione della fatica, ma che è stata anche una prova fisica notevole. Basta guardare la media che ha tenuto…

Ultimo, da solo, ma guardate con che media oraria…

Se andiamo oltre l’epica del gesto e ci concentriamo sulla prestazione atletica, l’impresa di Morkov ci fa capire ancora una volta quanto sia alto il livello del Tour 2022. Tappe corse con caldo pazzesco e a medie orarie mai viste. Tutti i giorni, senza respiro.
A testimoniarlo ci sono anche i distacchi: il 25esimo nella generale, McNulty, è già ad oltre un’ora.

Froome già dopo la prima settimana parlava di corridori distrutti.
Chissà cosa vedremo a Parigi? E quanto ci metteranno a recuperare?
Di solito i corridori che escono dal Tour possono sfruttare una super condizione, ma sarà così anche quest’anno? O prevarrà la stanchezza?

Foto facebook.com/quickstepalphavinyl – Wout Beel

Anche ieri il gruppo è filato a velocità elevatissime: 202,5 km in 4h 27’27” alla media di 45,4 km/h. Morkov, da solo per 180 km, ha chiuso con 1h6’ di ritardo, ma comunque con una media di 36,4 km/h. In condizioni fisiche non ottimali, con 35 gradi, con 2.300 metri di dislivello. Roba da fenomeni.

La media generale dopo 2 settimane è di 42, 480 km/h.
La media finale più veloce fino ad oggi risale al 2006, nel Tour vinto da Oscar Pereiro, con 40,784 km/h (In realtà, sulla strada, l’edizione più veloce fu quella vinta da Armostrong nel 1999, con 41,654 km/h, che però non ha più valore per la squalifica a tavolino dell’Americano).
Se continuano così quel record verrà frantumato.

E’ vero che le tappe sono più corte che in passato, ma sono anche molto più dure. Le frazioni per sprinter puri, ad esempio, si contano sulle dita di una mano…

Il Tour 2022 è stato corso in ogni tappa “a tutta”, senza respiro. Foto facebook.com/letour

I record sulle salite registrati negli anni ’90 sono difficilmente battibili anche per i fenomeni di questa generazione, ma a impressionare è la velocità con cui si arriva sotto quelle salite. E di conseguenza il dispendio energetico richiesto ai corridori prima di affrontare le fasi finali della corsa.
Ne riparleremo a fine Tour, ma è sicuramente un argomento da approfondire…

Qui la classifica generale dopo le prime due settimane: letour.fr/en/rankings

Foto d’apertura facebook.com/quickstepalphavinyl – Wout Beel