Carboidrati in bici: 120 grammi all’ora rappresentano un riferimento ormai consolidato nell’alimentazione del ciclismo moderno, ma è possibile andare oltre?
E soprattutto:
assumere quantità maggiori permette davvero di migliorare la prestazione?
Il team Lotto-Intermarché, in collaborazione con Università di Gand (UGent), sta cercando la risposta attraverso un test in laboratorio che alza la soglia a 140 grammi all’ora.

L’obiettivo è capire quanti carboidrati i corridori riescano effettivamente a utilizzare durante lo sforzo e se esistano differenze individuali tali da consentire ad alcuni atleti di superare le quantità che oggi rappresentano uno standard di riferimento.
Le prime evidenze sono interessanti.
Carboidrati in bici: come funziona il test
Il protocollo di ricerca prevede una prova della durata di circa tre ore.
Nel corso della sessione, il corridore assume una bevanda che fornisce circa 140 grammi di carboidrati all’ora.
L’ipotesi di partenza non è soltanto verificare se l’atleta riesca a ingerire e tollerare questa quantità, ma capire quanti dei carboidrati assunti vengano effettivamente utilizzati a scopo energetico dall’organismo durante la pedalata.

La tecnica applicata dal team coordinato dal Prof. Jan Boone, docente di fisiologia dell’esercizio e nutrizione sportiva presso l’Università di Gand (foto sotto), si basa sull'utilizzo degli isotopi stabili del carbonio: particolari varianti dell’atomo di carbonio che funzionano come marcatori.
Gli isotopi vengono aggiunti alla bevanda e successivamente rilevati attraverso l’analisi dell’aria espirata dal corridore.

La quantità di marcatori rilevata e la velocità con cui vengono eliminati consentono di stimare quanti carboidrati provenienti dalla bevanda vengano ossidati durante l’esercizio.
Ve ne avevamo parlato in maniera più approfondita in questo articolo.
La sfumatura è importante: non basta assumere 140 grammi di carboidrati all’ora, se poi non si riesce ad utilizzarli tutti. Ed è proprio questo il nocciolo della questione.

Perché superare i 120 grammi all’ora?
Per capire l’interesse verso quantità così elevate, bisogna considerare il ruolo dei carboidrati negli sforzi prolungati.
Durante una gara, soprattutto quando l’intensità è elevata, l’organismo utilizza una quota importante di carboidrati per produrre energia.
Quando la loro disponibilità diminuisce, aumenta il ricorso ai grassi, ma può diventare più difficile sostenere potenze elevate.

Assumere carboidrati durante la pedalata aiuta a fornire energia dall’esterno e a preservare le riserve dell’organismo.
La possibilità di aumentare ulteriormente l’apporto potrebbe quindi offrire un vantaggio nelle fasi decisive di una corsa, quando mantenere elevata l’intensità diventa particolarmente importante.
Nelle gare a tappe, inoltre, una strategia nutrizionale efficace può contribuire a sostenere il recupero in vista della giornata successiva.

I 120 grammi all'ora non sono un limite massimo universale fissato dalla scienza, ma un riferimento utilizzato nelle strategie nutrizionali più avanzate. La quantità effettivamente gestibile dipende da diversi fattori, tra cui il tipo di carboidrati assunti, l’intensità dello sforzo e la risposta individuale.
La ricerca intende scoprire se alcuni corridori del team belga siano in grado di trarre benefici da un introito maggiore.

Carboidrati in bici: non tutti i corridori sono uguali
Kobe Vermeire, ricercatore presso l'UGent e allenatore di Lotto-Intermarché, sottolinea come i professionisti costituiscano una cerchia piuttosto ristretta della popolazione perché abituati a consumare grandi quantità di carboidrati in gara e prima ancora in allenamento.

L'eccezionalità del campione, però, non basta: non tutti i professionisti sono uguali (figurarsi gli amatori aggiungiamo noi).
Il passaggio dal laboratorio alla strada diventa così fondamentale per definire strategie nutrizionali personalizzate.
Non si tratta di stabilire un nuovo record di assunzione oraria dei carboidrati, ma individuare la quantità più efficace per ciascun corridore senza inseguire l’innovazione fine a sé stessa.

Carboidrati in bici: il microbiota può fare la differenza?
Un altro aspetto su cui si stanno concentrando i ricercatori dell'Università di Gand riguarda il ruolo in questa dinamica del microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono nell’apparato digerente.
Le differenze osservate tra gli atleti nella gestione dei carboidrati potrebbero dipendere proprio da questo elemento.

Si tratta, tuttavia, di un ambito scientifico che la scienza sta ancora esplorando.
L’interesse non può che essere alto. Comprendere meglio i fattori che determinano la risposta individuale potrebbe permettere, nel prossimo futuro, di personalizzare ancora di più le strategie nutrizionali di ogni appassionato.

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Foto in apertura: @cyclingmedia_agency
Il test è stato utilizzato anche da Demi Vollering per definire la strategia nutrizionale nei Grandi Giri. La storia nell'articolo qui sotto.
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.







