Bianchi in crisi, tornano i fondatori e il World Tour cambia bici: cosa sta succedendo?

Giovanni Bettini
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Bianchi in crisi, tornano i fondatori e il World Tour cambia bici: cosa sta succedendo?

Giovanni Bettini
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La sequenza è stata rapidissima. Il 29 ottobre il team Bahrain Victorious ha chiuso "con effetto immediato" il rapporto con Bianchi, dopo una sola stagione, a fronte di un accordo annunciato come pluriennale. Il giorno dopo ha presentato Factor come nuovo fornitore. Il 3 novembre è arrivato il pezzo che mancava: Bianchi in crisi.

Bianchi in crisi

L'azienda di Treviglio (BG) è entrata a fine settembre in composizione negoziata, con circa 100 milioni di euro di debiti da ristrutturare.

Presa da sola, sarebbe la storia di un cambio di sponsor. Messa accanto ad altre dice molto di più.

Soudal Quick-Step lascia Specialized dopo 18 anni. Il team TotalEnergies passa da Cube a Pardus, il team Picnic PostNL perde Lapierre travolta dall'insolvenza del gruppo Accell.

Il World Tour 2027 sarà il ritratto di un'industria che, quattro anni dopo la fine del boom pandemico, sta ancora pagando il conto.

Soudal Specialized

Bianchi in crisi e il nuovo scacchiere

Cinque squadre tra World Tour e ProTeam cambiano bici.

Cambio bici 2027

Le altre quattordici compagini di prima fascia confermano, per ora, l'attuale fornitore. Tre cambi su cinque hanno a che fare, in maniera più o meno diretta, con conti in difficoltà.

Il dato più eloquente riguarda sempre il team Bahrain Victorious: Factor diventa il terzo marchio in tre stagioni, dopo nove anni di Merida e un solo anno di Bianchi. Merida, a sua volta, torna nel World Tour dopo aver lasciato il team del golfo a fine 2025.

Le bici girano più in fretta dei corridori.

Merida Soudal

C'è poi un segnale che va oltre i fornitori.

Per il 2027 hanno chiesto la registrazione UCI 48 squadre, tra World Tour e ProTeam, cinque in meno rispetto alle 53 del 2026. Picnic PostNL e Jayco AlUla non hanno ancora depositato la domanda. La lista definitiva arriverà l'8 dicembre.

I costi operativi sono alti anche per una delle squadre più vincenti del decennio come il team Visma | Lease a Bike.
Visma, l’azienda di software che dà il nome alla squadra di Vingegaard e Van Aert, farà un passo indietro a partire dal prossimo anno confermando l'impegno, ma come sponsor minore.

Al sostituto si chiede d'investire almeno 20 milioni l’anno e di aggiungerne almeno altri dieci.

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La ricerca va avanti da febbraio e, in attesa di un nome, la squadra si è presentata all’UCI con il nome della società che controlla il team: Yellow B. Cycling

A tenerla in piedi è l’industria della bici: Lease a Bike e Cervélo appartengono entrambe al gruppo olandese Pon, che però nel frattempo chiuderà la sede di Cannondale in Connecticut (Stati Uniti) a metà 2027 e la fabbrica di Almelo (Paesi Bassi), operativa da settembre 2021, entro il termine del prossimo anno.

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Si tagliano le strutture per mantenere la vetrina.

Il caso Cannondale offre un'ulteriore prospettiva. Il marchio resta in gruppo con il team EF Education-EasyPost, ma chiude il team Mtb proprietario dopo una scia di successi lunga più di trent'anni.

Il risultato è sempre lo stesso: la sponsorizzazione sportiva, quando i conti stringono, si decide con la calcolatrice e non con l'albo d'oro.

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L'ultima maglia del team Cannondale Factory Racing Mtb

Bianchi in crisi: vendere di più, perdere lo stesso

Bianchi non è crollata perché ha smesso di vendere bici.

È entrata in crisi perché ha investito come se il boom pandemico fosse destinato a durare.
I bilanci della società operativa, la F.I.V. Edoardo Bianchi di Treviglio, lo dimostrano.

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Il fatturato è passato da 57,4 milioni di euro nel 2019 a 114,4 milioni nel 2024, senza mai scendere. Ma l'utile, che nel 2021 aveva toccato 5,2 milioni, è diventato una perdita di 7,3 milioni nel 2023 e di 7,7 milioni nel 2024.

15 milioni bruciati in due anni a fronte di ricavi in costante crescita.

Bianchi in crisi

Il centro del problema è lo stabilimento di Treviglio.

Bianchi in crisi

Annunciato nel 2021 con un investimento da 40 milioni e l'obiettivo di riportare in Italia la produzione, è stato inaugurato a giugno 2024.

Pochi mesi dopo, a dicembre, l'allora amministratore delegato Marco Gentili spiegava che la fabbrica a pieno regime poteva produrre 1.500 bici al giorno, ma di fatto dalle linee produttive ne usciva un sesto.

Una struttura costruita per un mercato in espansione si è trovata a lavorare in un mercato saturo.

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Il 30 settembre la holding FIVE Bianchi SpA è entrata in composizione negoziata della crisi, lo strumento che permette di trattare con i creditori sotto la supervisione di un esperto, senza passare dal tribunale fallimentare.

A fine 2024 i debiti erano circa 100 milioni, di cui 64,3 verso le banche.
La scadenza ordinaria per rinegoziare con i creditori è fine gennaio 2027, prorogabile al 28 maggio. Senza un accordo, potrebbe aprirsi una procedura d'insolvenza.

E non è tutto... Dal 2021 si sono succeduti quattro amministratori delegati.
L'ultimo, Tony Grimaldi (foto sotto), figlio del proprietario Salvatore, è arrivato quest'estate.

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Foto: SoppanSoppan / CC BY-SA 4.0

La sua diagnosi è stata netta: l'azienda ha investito in troppi segmenti contemporaneamente, in un mercato che ha troppa offerta.

Letta così, l'uscita dal WorldTour non è una causa della crisi, ma una conseguenza.

Bianchi in crisi
Foto: Fabio Ferrari / LaPresse

Quanto costa una bici in gruppo e chi può ancora pagarla

Una sponsorizzazione tecnica nel World Tour vale oggi, secondo le stime che circolano nel settore, tra i 3 e i 5 milioni di euro all'anno a cui aggiungere una flotta di oltre duecento bici il cui valore complessivo fa presto a toccare quota 3 milioni di euro.

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Foto: Different Media Productions

Precisiamo... Sono cifre non ufficiali: i contratti restano riservati. Il punto però è un altro.

Le squadre costano sempre di più: per il 2026, secondo i dati UCI pubblicati dalla Gazzetta dello Sport, la somma dei budget delle 18 squadre World Tour maschili e delle due ProTeam invitate di diritto ai grandi appuntamenti del calendario (Tudor e Pinarello-Q36.5) rivela una media di 33 milioni di euro per squadra.

L'87% delle entrate arriva dagli sponsor.

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I costi li fanno soprattutto gli stipendi dei corridori, voce su cui un marchio ha poca voce in capitolo, salvo i casi in cui il marchio sia main sponsor.

Per un'azienda con i bilanci in perdita è una spesa difficile da difendere. Per altre è un biglietto d'ingresso.

Il valzer delle bici World Tour 2027 si legge meglio dividendo i protagonisti in quattro gruppi.

1 - Chi esce per necessità

Bianchi e Lapierre non lasciano il gruppo per scelta strategica: lo lasciano perché i conti non lo permettono più. Il caso Lapierre è il più duro: il contratto con Picnic PostNL arrivava al 2028, ma il fallimento della capogruppo Accell lo ha interrotto con due anni d'anticipo.

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2 - Chi rientra per crescere

Merida torna dopo un anno di assenza con un contratto di quattro stagioni fino al 2030, rinnovabile. Factor torna dopo un anno senza squadre World Tour maschili. Per entrambi il gruppo è un banco di prova tecnico oltre che una vetrina.

3 - Chi entra per farsi conoscere

Pardus, marchio cinese, è sbarcato ufficialmente in Europa a maggio 2026 e ha firmato con TotalEnergies per tre anni, fornendo bici anche alle squadre giovanili. Segue la strada aperta da XDS con Astana. Per i produttori cinesi, che da decenni costruiscono telai conto terzi, il World Tour è la scorciatoia per diventare riconoscibili.

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4 - Chi resta, ma divide il conto

Trek ne è l'esempio. Nell'ottobre 2025 Lidl ha rilevato la maggioranza dell'omonimo team.

Trek resta comproprietaria e fornitore delle bici, ma dopo oltre dieci anni non è più l'unica padrona della squadra. La licenza ora batte bandiera tedesca e la dirigenza storica è stata sostituita.

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L'operazione è stata presentata come un modo per ambire al vertice, non per spendere meno.

I tempi però coincidono con gli anni più difficili dell'azienda americana: magazzini pieni, debiti e negozi di proprietà che vendono poco, a cui si aggiungono ondate di licenziamenti, l'ultima a ottobre.

Lo stesso amministratore delegato John Burke (foto sotto) ha ammesso gli errori (vedi QUI).
Invece di lasciare il gruppo, Trek ha fatto entrare un socio per condividere i costi.

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Il caso Specialized - Merida - Soudal

Dietro a questo triangolo non c'è una crisi aziendale anche se di mezzo ci sono sempre conti economici al ribasso.

Merida e Specialized sono molto più vicine di quanto sembri.

Merida possiede da oltre vent'anni il 35% di Specialized, più di un terzo dell'azienda californiana. E non è una partecipazione da poco: nel bilancio 2025 di Merida la quota vale circa 430 milioni di euro, quasi metà di tutto ciò che il gruppo taiwanese possiede.

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Il legame va oltre le azioni.

Specialized è anche il primo cliente di Merida: nel 2025 ha comprato dal colosso taiwanese beni per circa 400 milioni di euro, più della metà del fatturato. Quando Specialized ha chiuso il 2024 in perdita, Merida è finita in rosso di conseguenza, pur avendo le fabbriche in attivo.

Visto così, il passaggio del team Soudal Quick-Step da Specialized a Merida cambia i colori delle bici più di quanto cambi gli equilibri dell'industria. Una parte dei soldi resta in famiglia.

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Quando i conti non tornano... tornano i fondatori

Il 1° novembre Mike Sinyard (foto sotto), 76 anni, è tornato a rivestire la carica di amministratore delegato di Specialized, azienda da lui stesso fondata nel 1974.

È il terzo cambio al vertice in quattro anni, come in Bianchi. I motivi che hanno spinto Armin Landgraf a lasciare sono da ricondurre a scelte personali, ma anche qui i conti raccontano molto.

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Nel 2024 Specialized ha pesato sui conti di Merida con una perdita che, secondo quanto spiegato direttamente dall'azienda taiwanese, veniva solo per l'8% dalla gestione e per il resto da perdite fiscali e dalla svalutazione dei negozi di proprietà, acquistati in buona parte durante il boom.

Negli ultimi due anni Specialized ha chiuso diversi negozi comprati durante il boom e a inizio 2026 è tornata a influenzare i conti di Merida, vedi i risultati semestrali usciti il 12 agosto, tre settimane prima dell’annuncio del ritorno di Sinyard, che una volta allo scoperto ha subito dichiarato: «Specialized è sempre stata, nel profondo, un grande negozio di bici».

Dopo gli anni dei nuovi canali e dei volumi, si torna ai rivenditori.

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Un anello centrale per i nuovi attori (vedi XDS e Pardus) e ora anche per chi ha sempre venduto online come Canyon.

Roman Arnold (foto sotto), che possiede il 36% dell'azienda, è tornato in Canyon a settembre 2025 dopo aver risolto problemi di salute e tre anni di perdite. Ha tagliato 320 posti di lavoro, ha abbassato i listini per ridurre gli sconti poi ha passato la guida a Matthias Meier, ex DT Swiss, restando presidente.

Canyon adotterà sempre più un modello di vendita omnichannel: online + negozi Canyon Partner. Il trasferimento della sede italiana da Sommacampagna (VR) a Bergamo vedrà l'apertura di un punto vendita proprietario.

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C'è poi chi non se n'è mai andato, ma cambia le carte in tavola. È il caso di Campagnolo.

L'azienda vicentina ha accumulato oltre 24 milioni di perdite tra il 2023 e il 2025 e ha aperto il capitale per la prima volta dal 1933 a investitori non legati alla famiglia che tuttavia mantiene la maggioranza.

Il nuovo ingresso è quello della holding SPAC SA holding che fa capo al magnate Ivan Glasenberg, già proprietario di Pinarello.

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Crisi e rimpasti: cosa cambia per chi compra una bici

Per chi entra in negozio questa situazione ha due facce: prezzi interessanti e qualche rischio in più sull'assistenza.

L'arrivo dei marchi cinesi e la necessità di svuotare i magazzini hanno portato diversi marchi a ritoccare i prezzi al ribasso anche sull'alto di gamma al punto che è possibile trovare bici da Tour de France sotto i 10.000 euro.

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Su Bianchi, niente panico.

La composizione negoziata non è un fallimento: l'azienda continua a produrre e vendere mentre tratta con i creditori.

Chi ha una Bianchi o sta per comprarne una non ha motivo di allarmarsi oggi. Ha però senso preferire i negozi con rapporti stabili e duraturi con il marchio di Treviglio.

Bianchi in crisi

Il valzer delle bici World Tour finirà l’8 dicembre con la lista definitiva nelle mani dell'UCI.

Quello dell’industria no: Bianchi ha tempo fino a maggio per accordarsi con le banche, Specialized e Canyon si sono riaffidate ai fondatori, i marchi cinesi scalpitano e spingono sui prezzi. Il boom pandemico ha regalato tre anni d’oro.

Il conto di scelte troppo aggressive si paga adesso.

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Foto in apertura: LaPresse

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Sull'autore
Giovanni Bettini

"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.

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