
Sicurezza dei ciclisti e Codice della Strada: guardate cosa hanno fatto in Spagna
Nicola Checcarelli

Sicurezza dei ciclisti e Codice della Strada: guardate cosa hanno fatto in Spagna
Nicola Checcarelli
La Bozza del nuovo Codice della Strada 2026 ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei ciclisti e sulla difficile convivenza tra ciclisti e automobilisti.
Lo schema di Decreto Legislativo, che deve ancora essere sottoposto a parere parlamentare, è ricco di buoni propositi per tutelare gli utenti vulnerabili (come pedoni e ciclisti), ma l’impressione è che manchi sempre qualcosa.
Si può, e si deve fare di più, come è emerso durante l’evento di presentazione del progetto Stessa Strada a cui abbiamo partecipato qualche giorno fa. E a volte, per farlo, basterebbe guardare cosa fanno altri Paesi europei, molti dei quali dimostrano di essere più sensibili al tema della sicurezza dei ciclisti. E non parliamo solo di nazioni a forte vocazione ciclistica, come Belgio, Olanda o Germania…

L'esempio più recente viene dalla Spagna, che negli ultimi anni ha veramente cambiato passo in fatto di tutela dei ciclisti in strada.
Sorpassi più lenti.
Maggiore distanza da chi pedala.
Una posizione più visibile sulle strade urbane.
Si può sempre fare di meglio, ma il Real Decreto 518/2026, pubblicato il 26 giugno ed entrato in vigore il 1º ottobre 2026 è intervenuto in maniera importante per regolare alcuni dei momenti più delicati della convivenza tra ciclisti e automobilisti.
Di seguito vi sintetizziamo le novità principali, sperando che in un futuro non troppo lontano potremo vederle anche in Italia…
Sorpassi sulle strade extraurbane: massima tutela per il ciclista
Una delle novità più significative riguarda la velocità di chi sorpassa un ciclista fuori dai centri abitati.
Il nuovo articolo 85.4 impone a chi sorpassa di mantenere una velocità di almeno 20 km/h inferiore al limite della strada, già prima di iniziare la manovra e per tutta la sua durata.
Per intenderci: su una strada con limite di 70 km/h, il sorpasso può avvenire al massimo a 50 km/h. Naturalmente, la manovra deve comunque poter essere completata in sicurezza.
La riduzione della velocità si aggiunge alle tutele sulla distanza laterale, che erano già previste dalla legislazione spagnola: almeno 1,5 m, con l’obbligo di cambiare completamente corsia quando esistono più corsie per senso di marcia.

C’è poi un passaggio particolarmente importante per le uscite di gruppo: l’articolo 85.4 stabilisce espressamente che i ciclisti che procedono in gruppo sono considerati un’unica unità mobile.
Il gruppo, dunque, deve essere considerato nel suo insieme durante il sorpasso. La finalità è evitare manovre che ne taglino la traiettoria o compromettano la sicurezza dei suoi componenti.
Tale disposizione incide anche sulle precedenze: quando il primo ciclista di un gruppo ha già iniziato ad attraversare un incrocio o è entrato in una rotatoria, la precedenza si dà all’intero gruppo. Il primo ciclista, ovviamente, deve comunque rispettare le regole di ingresso.

Una rivoluzione sulle strade urbane: il ciclista al centro della corsia
Una delle disposizioni più interessanti e se vogliamo rivoluzionarie (almeno pensando a cosa accade in Italia) sta nell’articolo 153.3: sulle strade urbane, cioè all’interno dei centri abitati, i ciclisti sono invitati a circolare preferibilmente al centro della corsia, nella misura in cui la sicurezza propria e degli altri utenti lo consenta.

La posizione del ciclista in strada si accompagna a un obbligo preciso per chi lo segue: i veicoli a motore devono mantenere almeno 5 metri di distanza dalla bicicletta che li precede nella stessa corsia.
Inoltre, sulle strade urbane, i ciclisti possono sorpassare altri veicoli a destra o a sinistra, secondo ciò che risulti più opportuno per la loro sicurezza.
Infine, sulle strade urbane a senso unico e limite di velocità pari o inferiore a 30 km/h, l’autorità comunale può consentire, previa apposita segnalazione, la circolazione delle biciclette in entrambi i sensi.

Sulle strade extraurbane regole precise e buon senso
La possibilità di occupare la parte centrale della corsia non è estesa anche alle strade extraurbane, dove comunque vi sono regole chiare per tutelare la sicurezza dei ciclisti e degli automobilisti, con alcune deroghe legate al buon senso…
Qui, in assenza di uno spazio specificamente destinato alle biciclette, si deve pedalare sulla banchina destra, se praticabile e sufficientemente ampia. Quando manca o non è adeguata, si può occupare la parte destra della carreggiata.
La riforma conferma anche la possibilità di procedere in due affiancati, sulla banchina oppure, quando questa manca o non è utilizzabile, sulla parte destra della carreggiata.

Occorre però mettersi in fila indiana nei tratti senza visibilità, quando si incide sulla fluidità del traffico, tra il tramonto e l’alba oppure in condizioni meteorologiche o ambientali che riducano sensibilmente la visibilità (articolo 36.2 del Testo ufficiale). Insomma, il ciclista viene tutelato, ma gli si chiede anche il rispetto degli altri utenti della strada, per la propria e l’altrui incolumità.
Sicurezza dei ciclisti: casco obbligatorio per tutti
Sulle strade extraurbane il casco omologato e certificato, correttamente allacciato, è obbligatorio per tutti. La nuova riforma, dunque, elimina anche le precedenti esenzioni, comprese quelle legate alle salite prolungate e al caldo estremo.
Per i minori di 16 anni, il casco rimane obbligatorio su qualsiasi strada, anche urbana.

Chi invece svolge la propria attività professionale utilizzando la bicicletta (come ad esempio i rider) deve indossarlo anche sulle strade urbane. Per questi lavoratori è previsto anche il gilet riflettente ad alta visibilità su qualsiasi tipo di strada.
In Italia l’obbligatorietà del casco è un tema divisivo, ma per chi, come noi, è convinto dell’importanza del casco per aumentare la sicurezza dei ciclisti in strada questa è una svolta importante.

QUI trovate il testo completo pubblicato nel BOE (l’equivalente spagnolo della Gazzetta Ufficiale italiana), dove ci sono molte altre direttive relative alla regolamentazione della circolazione in bicicletta introdotte dalla riforma spagnola, che l’AMBE (Associazione di Marchi e Biciclette di Spagna) considera “un passo decisivo per promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, attività sportiva e ricreativa”.
Condividi con
Tags
Sull'autore
Nicola Checcarelli
Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.



