Fino a quando si può chiamare gravel? Abbiamo provato la Trek Check-OUT biammortizzata

Nicola Checcarelli
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Fino a quando si può chiamare gravel? Abbiamo provato la Trek Check-OUT biammortizzata

Nicola Checcarelli
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La tendenza recente, anche per le gravel racing, è quella di ampliare il più possibile il passaggio ruota per poter montare gomme da 50 e 55 mm o, addirittura, gomme da Mtb. Poi sul mercato troviamo alcuni modelli con forcella ammortizzata e reggisella telescopico. Altri, pochi per la verità, dotati anche di ammortizzatore posteriore…

gravel o mtb

Fino a che punto una bici si può ancora considerare gravel?
E quando smette di esserlo e diventa una Mtb con il manubrio da strada?
Le gravel ammortizzate o biammortizzate hanno senso?
Sono domande a cui è difficile rispondere, perché in generale è già complicato fornire una definizione univoca del gravel “classico” e ognuno lo interpreta a suo modo.

Per cercare di rispondere con un minimo di cognizione di causa, nelle ultime settimane abbiamo pedalato su una Trek Check-OUT, gravel biammortizzata del marchio americano che al momento del lancio ha suscitato non poco dibattito. E anche la nostra curiosità…

Quello che leggerete non è un vero e proprio test, ma una serie di considerazioni su cosa cambia rispetto ad una gravel tradizionale e per quale utilizzo può essere adatta.

gravel biammortizzata

Prima di proseguire, una doverosa premessa

Prima di continuare credo sia doveroso fare una premessa: mi piacciono molto le gravel “classiche” e versatili, né troppo spinte verso la competizione, né troppo orientate all’off-road. 
E del gravel mi piace la semplicità, per questo non sono un grande fan delle gravel ammortizzate o biammortizzate. Rimanendo in casa Trek, per intenderci, acquisterei senza ombra di dubbio una Checkpoint.

Detto questo, ho provato la Trek Check-OUT con grande curiosità, perché se le aziende le producono, vuol dire che una richiesta, sebbene di nicchia, ci deve essere. E perché provare qualcosa di diverso ogni tanto fa bene, apre la mente…

gravel Trek Check-OUT

Trek Checkout: com’è fatta, quanto pesa, quanto costa?

La bici che ho usato in queste settimane è una Trek Check-OUT SL5, vale a dire la versione meno costosa.

Ha telaio in carbonio OCLV500, con forcella anteriore RockShox Rudy XL Ultimate da 60 mm e ammortizzatore RockShox Sid Luxe Ultimate da 55 mm, entrambi completamente bloccabili, ma senza lock-out remoto.
La Check-OUT è dotata anche di reggisella telescopico TranzX con 100 mm di escursione.

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La trasmissione è Shimano GRX 1x12 meccanica, con corona da 38 anteriore e cassetta 10-51 posteriore.
Le ruote sono in alluminio con canale interno da 25 mm, montate con gomme Bontrager Betasso RSL GX da 55 mm.

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La bici viene equipaggiata già di serie con un portapacchi posteriore specifico, che funziona in sintonia con l’ammortizzatore e che lascia intendere sin da subito la destinazione d’uso principale.

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Le geometrie sono molto rilassate, con uno stack elevato e un angolo di sterzo più vicino al mondo Mtb che a quello gravel (69,5° in misura L). Un’impostazione che garantisce comfort, ma anche tanta fiducia sui tratti sconnessi.

La Check-OUT SL5 costa 5.129 euro e in taglia L ha un peso rilevato di 12,7 kg, senza pedali.
La SL7 AXS costa 7.129 euro. È disponibile anche il solo telaio a 3.099 euro.

Quali sono i vantaggi

Comfort, sicurezza di guida, scorrevolezza su tratti sconnessi.

Il vantaggio più grande di una gravel come questa, a mio avviso, è il comfort.
La capacità di assorbire le vibrazioni, specie nei tratti più sconnessi, è nettamente superiore rispetto ad una gravel rigida e questo sulle lunghe distanze può fare la differenza: ci si stanca meno, diminuiscono i fastidi a mani, braccia e schiena e si può continuare a pedalare in modo proficuo per molto più tempo. 
Per darvi un’idea, il passaggio da una gravel rigida a una biammortizzata per me può essere paragonato al passaggio da una bici da corsa ad una gravel.

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Personalmente ho tenuto l’ammortizzatore sempre aperto nei tratti di sterrato, mentre ho usato la forcella solo in discesa o nei tratti pianeggianti veramente sassosi. Su asfalto conviene chiuderli entrambi.

Forcella, ammortizzatore e gomme larghe, ovviamente, aiutano anche in discesa. Non tanto ad andare più forte, quanto ad affrontare in sicurezza tratti complicati. Allo stesso tempo, però, se vi piace divertirvi, per sentire un po’ di adrenalina dovrete cercare delle discese un po’ più sconnesse e tecniche di quelle che affrontate abitualmente, perché altrimenti avrete sempre l’impressione di andare piano…

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Infine, un altro grosso vantaggio riguarda la trazione e la scorrevolezza su tratti pianeggianti duri e sassosi da affrontare in velocità. Una bici come la Trek Check-OUT galleggia sullo scassato e permette di continuare a pedalare in modo proficuo, una gravel, anche con gomme larghe, sui sassi rimbalza e rallenta. È vero che segmenti del genere in gravel capitano raramente, ma se decidete di “aprire” con la Trek Check-OUT nessuno sarà in grado di starvi dietro con una gravel.

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Quali sono i limiti

Peso e scarsa reattività.

Il limite più grande è il peso. Anche se non parliamo di una bici orientata alle prestazioni, 3-4 kg in più da portare in salita si sentono. Non a caso Trek l’ha equipaggiata con rapporti più agili rispetto ad altri modelli, che permettono di affrontare tratti ripidi, anche a pieno carico, senza una sofferenza inaudita.

L’altro punto a sfavore, soprattutto per chi viene dal mondo road o comunque è abituato a gravel più racing, sta nella scarsa reattività. Un po’ per i leveraggi, un po’ per le geometrie rilassate, un po’ per il peso, la Trek Check-OUT va benissimo sul passo, ma è tutt’altro che pronta nella risposta.

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Non male, invece, la velocità su asfalto, soprattutto se si riesce a mantenere una posizione aerodinamica. Personalmente, se dovessi fare lunghi viaggi con parecchi tratti scorrevoli, monterei gomme un po’ più strette e scorrevoli, in quanto comfort e capacità di assorbimento sono già garantite dagli ammortizzatori e la gomma da 55 potrebbe anche non servire.

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Una prova a tempo (senza pretese di scientificità)

Per pura curiosità ho voluto mettere a confronto la Trek Check-OUT con una gravel rigida, nello specifico una Focus Atlas.

Stesso percorso di 16,5 km con 250 metri di dislivello, affrontato lo stesso giorno, con tratti tecnici ma anche diversi chilometri di asfalto.
Ho lavorato con il cardio e con lo sforzo percepito, perché non avevo il powermeter. Inoltre le bici avevano montaggi di livello diverso, dunque la prova non ha alcuna pretesa di scientificità, ma è soltanto un elemento aggiuntivo di analisi.

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Con la Trek Check-OUT ho impiegato 2:38 in più (45:33 contro 48:11), quasi tutti accumulati in salita.

Non sono pochi, ma c’è anche da dire che con la Trek Check-OUT sono arrivato alla fine della discesa tecnica e anche alla fine del giro meno affaticato. Insomma, sulla prestazione pura non c’è confronto, ma credo che se avessi effettuato il test su 160 anziché su 16 km, il risultato non sarebbe stato altrettanto scontato…

In conclusione: per chi è e a cosa serve

Torniamo alla domanda con cui abbiamo iniziato questo articolo: fino a quando una bici si può chiamare gravel? La risposta secondo me è molto soggettiva.

Una bici come la Trek Check-OUT è senz’altro di nicchia e come impostazione somiglia ad una Mtb con manubrio gravel. Perché non usare direttamente una Mtb, allora? Perché qualcuno, come il sottoscritto, preferisce comunque il feeling del dropbar (soprattutto se molto comodo, come quello della Check-OUT) e perché la piega da strada permette di essere più veloci nei tratti scorrevoli grazie alla migliore aerodinamica.

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Tutto sommato sono d’accordo con Trek quando sostiene che una bici del genere è più veloce di una Mtb su asfalto o tratti scorrevoli ed è più comoda di una gravel rigida sui tratti sconnessi.

Per la maggior parte degli utenti, quelli che pedalano qualche ora su strade sterrate, a mio avviso non serve e non è nemmeno divertente. In alcune situazioni specifiche, però, potrebbe essere una svolta:

1 - Per chi fa gare gravel di ultra endurance, soprattutto se i percorsi sono molto tecnici. In questi casi mantenere una buona prestazione media per lungo tempo conta molto più del picco di performance

2 - Per chi fa bikepacking e lunghi viaggi su percorsi molto avventurosi. Di solito in questi contesti conta pedalare tanto, non pedalare forte e l’aggravio di peso è compensato dall’aumento del comfort, che giorno dopo giorno potrebbe rendere più piacevole l’intera esperienza

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Io non l'ho fatto, ma la Trek Check-OUT nasce prima di tutto per essere utilizzata in questo modo, carica di borse e pronta per lunghi viaggi

3 - Per chi, per qualsiasi motivo (mi viene in mente il mal di schiena), deve mettere il comfort davanti a tutto, ma non vuole rinunciare al manubrio da strada.

E voi cosa ne pensate? Qual è il vostro concetto di gravel? Fatecelo sapere nei commenti.

QUI trovate tutti i contenuti dedicati al gravel pubblicati su bicidastrada.it

Per maggiori informazioni sulla Trek Check-OUT: trekbikes.com/check-out

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Sull'autore
Nicola Checcarelli

Passione infinita per la bici da strada. Il nostro claim rappresenta perfettamente il mio amore per le due ruote e, in particolare, per la bici da corsa. Ho iniziato a pedalare da bambino e non ho più smesso. Ho avuto la fortuna di fare della bici il mio lavoro, ricoprendo vari ruoli in testate di settore, in Regione Umbria per la promozione del turismo in bici, in negozi specializzati. Con BiciDaStrada.it voglio trasmettervi tutta la mia passione per le due ruote.

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