Antonio Tiberi è campione del mondo juniores a cronometro.

Chi ieri ha avuto la fortuna di assistere alla gara si sarà emozionato ed entusiasmato per l’impresa del ragazzo di Gavignano (Rm).
Pedivella rotta 10 metri dopo il via. Cambia bici e riparte, ma come minimo perde 30 secondi. Senza considerare il tempo per ritrovare ritmo e concentrazione.




Ma l’adrenalina, si sa, a volte fa miracoli e Tiberi inizia a pedalare con un passo pazzesco che lo porterà a recuperare costantemente sugli avversari e a conquistare la maglia iridata.
Una vera impresa sportiva, che resterà per sempre nel cuore di questo ragazzo con la “faccia pulita” a cui auguriamo un grande futuro.

“La cosa più difficile – ha dichiarato Rino De Candido, tecnico juniores – è stato motivare Antonio, facendogli capire che c’era tempo per recuperare. Pian piano ha preso il ritmo, ha recuperato secondi preziosi e questo gli ha dato fiducia. E’ stato veramente bravo.”

Tiberi Campione del mondo
Foto Federazione Ciclistica Italiana

La sfortuna anche in questo caso sembrava potesse lasciare il segno: “Quando ho dovuto cambiare la bici – ha dichiarato il nuovo campione del mondo – ho pensato di aver perso questa occasione. Poi, però, gli intertempi mi dicevano che stavo recuperando e la cosa mi ha dato nuove energie. Alla fine del primo giro ho trovato un po’ di traffico sotto lo striscione, con alcune ammiraglie e macchine dell’organizzazione che mi hanno costretto a frenare. Per fortuna che non ho perso molto.”

Tiberi Campione del mondo
Foto Federazione Ciclistica Italiana

Antonio Tiberi è nato in un piccolo centro alle porte di Roma, ma è andato presto a correre in Toscana e non si è dimenticato dei suoi compagni di squadra, in particolare di Andrea Piccolo, atteso alla conferma dopo il titolo vinto all’Europeo, e che invece non è riuscito a salire sul podio. “Io e Andrea siamo grandi amici – il prossimo anno correremo insieme alla Colpack – e non sono stato sicuro di vincere fino a quando Andrea non ha terminato la gara. Ho grande stima di lui e il confronto tra di noi ci aiuta a crescere.”

Una bella storia di ciclismo, di quelle che emoziona e che chiudiamo con l’inno di Mameli nel video qui sotto:


Una bella storia, quella di Antonio Tiberi, di quelle che fa piacere raccontare perché trasmette l’essenza di questo bellissimo sport.

Una storia che, in questi giorni, si contrappone a quella di segno totalmente opposto di Liza Morzenti.
La Morzenti, atleta di qualità che più volte ha vestito la maglia azzurra, a soli 21 anni ha deciso di smettere.

Una scelta difficile, che la giovane Bergamasca ha spiegato nel post su Facebook che riportiamo qui sotto:

Probabilmente Lisa non aveva più quel fuoco dentro che ti spinge a fare sacrifici enormi per la bici, a buttare il cuore oltre l’ostacolo.

Ma le sue parole raccontano anche qualcos’altro, che ha che fare con il realismo di chi deve pensare anche al proprio futuro, come ha spiegato ad un’intervista a Giulia De Maio su Tuttobiciweb: “Quando sono passata Elite, d’accordo con i miei genitori, mi sono data un tempo limite entro cui far sì che il ciclismo diventasse il mio lavoro. Io l’ho sempre considerato tale, visto che dal primo all’ultimo giorno mi sono impegnata al massimo, ma intendo un lavoro che mi permettesse di portare a casa uno stipendio…
“…A differenza dei ragazzi noi atlete non siamo professioniste e, nonostante le tante belle parole, il minimo salariale nel nostro movimento sembra ancora un miraggio».

Il ciclismo italiano, per fortuna, è in grado di coltivare ancora tanti giovani campioni, ma è innegabile che qualche problema nella gestione del movimento ci sia, non solo nel mondo femminile.
Le gare a livello giovanile sono sempre di meno, le squadre fanno fatica ad andare avanti, nel ciclismo professionistico i team italiani hanno grosse difficoltà.

La nostra non vuole essere una presa di posizione o una critica contro qualcuno, ma semplicemente uno spunto di riflessione, un modo per invitare chi ha a cuore il movimento a sedersi intorno ad un tavolo e a capire come si può migliorare.
Serve analizzare in modo costruttivo, e con una programmazione pluriennale, quali sono i problemi e i punti su cui lavorare, per salvaguardare il patrimonio del nostro ciclismo.