

Quattro anni di ricerca e sviluppo, oltre 3.000 ore di calcoli numerici computerizzati, sessioni di verifica presso la galleria del vento GST di Immerstandt (Germania). I test in velodromo, il Tour de France come passaggio chiave per definire le laminazioni. Un progetto ambizioso: i primi passi a maggio 2022 fino a oggi. Una data che segna il debutto della Merida Reacto 2026.

Dal 2011 sono cinque le generazioni prodotto.
Modelli che hanno saputo incarnare l'evoluzione tecnica della bici da strada in epoca recente al punto da costruire una cornice di riferimento attorno ad un nome grazie anche ai successi dei pro'.




Nel video qui sotto vi sveliamo i principali dettagli e le prime impressioni su strada riguardo la nuova Merida Reacto 2026.
Velocità, design e una nuova identità
- - Abbattere il muro dei 200 watt di resistenza aerodinamica in galleria del vento seguendo il protocollo test con manichino lanciato a 45 km/h e 84 rpm ad angoli d'imbardata +/- 20°.
- - Rendere più leggera la struttura al punto da sfidare il limite di peso di 6,8 kg imposto dall'UCI.
- - Creare una nuova identità visiva, forte, potente, capace di catturare l'attenzione e rendere riconoscibile la piattaforma a prima vista.
Questi i tre pilastri che hanno guidato lo sviluppo della Reacto V. In termini pratici l'ingegneria ha dovuto fare i conti con il design e le logiche estetiche.
Una triangolazione complessa che ha portato Merida a scartare diverse forme votate all'aerodinamica in grado di elevare l'efficienza complessiva a fronte di una aggravio di peso.

Un esempio quest'ultime che dà l'idea del rompicapo affrontato dai tecnici Merida che a tal proposito hanno chiamato a raccolta i colleghi di Reynolds, realtà parte del gruppo Hayes che da diversi anni collabora con il colosso taiwanese.
Dalla sede europea di Merida a Magstadt (Germania), al quartier generale Reynolds a Sandy (Stati Uniti). Un filo rosso denso di dati:
- - oltre 100 simulazioni bidimensioni di profili alari;
- - oltre 30 simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics) dedicate alla bici completa;
- - interpretazioni e ricalcoli.

Un'attenzione al dettaglio che si è concentrata sulle forme delle singole tubazioni per andare poi ad analizzare la relativa interazione sull'avantreno e attorno le parti aerodinamicamente più esposte come obliquo, reggisella e manubrio.

Un processo di sviluppo che ha visto la validazione definitiva dei primi prototipi solo a seguito di quattro sessioni test in galleria del vento.
Il risultato finale è una bici più veloce del 5% rispetto alla precedente generazione.

Merida Reacto 2026: cambia parecchio lì davanti
Guardando la Reacto V sul piano laterale e frontale si fa presto a capire che la porzione anteriore è stata completamente ridisegnata.

Qui troviamo: steli forcella più sottili e allungati e un nuovo design a V della testa della forcella che riduce l'impatto frontale generando uno scivolo aerodinamico in sinergia con il tubo di sterzo.

Tubo di sterzo che ora propone un'alternanza tra forme sagomate e sfinate.
A cambiare è anche la serie sterzo che ora vede l'impiego di cuscinetti da 1-1/2" sopra e sotto.

Dimensioni complessivamente più generose (la Reacto IV utilizzava cusicnetti 1-1/2"/1-1/4'') che sfociano in un nodo decisamente più abbondante caratterizzato da transizioni aggressive verso l'orizzontale e l'obliquo.
Da notare il fatto che a fronte di dimensioni maggiori del tubo di sterzo, Merida è riuscita a mantenere inalterato l'impatto aerodinamico. Il merito è da attribuire al design funzionale che caratterizza tutto l'avantreno.

Orizzontale e obliquo
La giunzione dell'orizzontale sul nodo di sterzo gioca un ruolo fondamentale a livello aerodinamico.
Qui gli ingegneri Merida hanno vagliato diverse forme prima di individuare la soluzione in grado di soddisfare i requisiti alla base del progetto Reacto V (vedi immagine sotto).
La mini pinna posta dietro l'attacco manubrio, già impiegata su Recto III, ad esempio è stata messa da parte a favore del risparmio di peso a seguito di un confronto incrociato CFD + galleria del vento.

Il tubo mostra ora una sezione più sfinata ed essenziale che sfocia in un nuovo nodo di sella.

Qui scompare il triangolo della precedente generazione in virtù della nuova posizione del sistema di chiusura del reggisella a due viti che ora trova spazio sul retro del piantone.

L'obliquo mantiene la forma a coda tronca nonostante una posizione leggermente più distante dalla ruota anteriore.

A fronte di una continuità delle forme il marchio taiwanese presenta i nuovi portaborraccia aero.
La soluzione completa di borracce in galleria del vento (rif. 45 km/h, 84 rpm) ha restituito un guadagno pari a 3,4 watt rispetto alla soluzione tradizionale.

Confermato il movimento centrale Press-Fit BB86.

Sotto la scatola del movimento è stata ricavata la nuova porta d'accesso per l'inserimento della batteria (foto sotto) dedicata alle trasmissioni Shimano Di2 che di conseguenza non viene più ospitata nel reggisella.
Il magnete del misuratore di potenza trova spazio sotto la placca batticatena a protezione del telaio.

Reggisella, piantone e carro posteriore
Tre parti che elevano l'identità della Reacto V.
Il reggisella S-Flex, liberato dall'alloggiamento della batteria Shimano, sul piano frontale è nettamente più sottile e restituisce un risparmio di peso importante: meno 95 gr.

Sulla bilancia il componente completo di morsetto e sistema di serraggio ferma l'ago della bilancia a 198 gr. 293 gr il peso del predente set dedicato alla Reacto IV.


La lavorazione D dello stelo, adottata per la prima volta nel 2013, gioca a favore del comfort e non solo visto che nelle prossime settimane Merida proporrà una nuova versione della luce posteriore integrata.
Sul piano geometrico il marchio taiwanese sostituisce la versione dotata di 15 mm di arretramento con un reggisella a testa dritta (0 offset) che porta il ciclista a pedalare più sopra il movimento centrale.

Anche il tubo piantone mostra una forma inedita che al tempo stesso è sempre più in voga sulle bici da strada di ultima generazione: prima parte più abbondante per accogliere il reggisella con una sagoma via via più scaricata mano a mano che ci si avvicina al movimento centrale.

Una soluzione votata anch'essa al risparmio di peso (Merida non ha osservato benefici nel tenere il piantone a ridosso della ruota posteriore) e all'incremento dei passaggi ruota che ora sono in grado di ospitare coperture max 700x32c (30 mm la sezione massima consentita su Reacto IV).



Il design a V ritorna all'altezza dell'innesto dei foderi alti del carro che presenta forme più squadrate in grado di generare riflessi aggressivi e un effetto geometrico d'impatto quando associato a verniciature scure.



A chiudere il forcellino con dado di serraggio mutuato dal recente passato.

Nuovo manubrio ad ala di gabbiano, ma...
Assieme alle nuove forme è senza dubbio il secondo elemento che va a caratterizzare la Merida Reacto 2026.
Stiamo parlando del nuovo manubrio integrato Team CW 1P prodotto in collaborazione con Vision, realtà che a Taiwan è vicina di casa di Merida. Le sedi dei due marchi distano poco più di mezz'ora d'auto una dall'altra.

Il componente spicca per via della forma ad ala di gabbiano adottata da altre bici aero vedi Bianchi Oltre RC, Colnago Y1Rs e Factor One.
Anche Merida accoglie questa costruzione che permette di separare e convogliare il flusso d'aria attorno l'orizzontale. Ridisegnata di conseguenza anche la sede dell'attacco sul tubo di sterzo.


Per individuare le forme più adatte e i relativi angoli d'inclinazione Merida ha messo a punto un particolare manubrio regolabile utilizzato lo scorso anno dai ciclisti del team Bahrain Victorious in occasione dei primi test in velodromo (il manubrio non è mai stato impiegato in gara).

Quattro in tutto le misure disponibili sui montaggi di serie con larghezza piega rilevata a fine piega centro-centro.
- - 380x90 mm tg 3XS, XXS e XS;
- - 380x100 mm tg S
- - 400x110 mm tg M e L
- - 420x120 mm tg XL

Un progetto, quello del nuovo manubrio Team CW 1P, che è stato soggetto a modifiche in corso d'opera a causa dell'aggiornamento del regolamento UCI stabilito a giugno 2025 ed entrato in vigore il 1° gennaio di quest'anno (vedi grafica sotto).

Una vicenda che ha portato Merida a riscrivere il progetto in accordo con Vision. Anche per questo alcune specifiche sono in via di definizione.
Ciò che non cambia è l'importanza cruciale del componente: oltre il 50% del guadagno aerodinamico stabilito dalla nuova Reacto V è riconducibile proprio agli effetti innescati dal manubrio Team CW 1P.

Attenzione!
Il manubrio non viene proposto di serie sugli allestimenti dedicati al mercato italiano.
Le versioni Reacto One (con Classified) e Reacto 10K (con Sram Red AXS) che accolgono questa novità, al momento, non verranno distribuite da noi.

Il Team CW 1P sarà comunque disponibile in regime di vendita di aggiornamento (aftermarket) in 12 combinazioni a partire da questo autunno.
Il componente non è compatibile con la Reacto IV.
Peso: 320 gr ca.
Prezzo: da definire

Geometrie: nel segno della continuità
Nessun stravolgimento degno di nota al punto che se pedalate sulle Reacto IV potrete scegliere la medesima taglia telaio senza apportare particolari cambiamenti a livello di messa in sella.
Le uniche novità degne di nota sono:
- - l'introduzione di una taglia in più (3XS) votata a sodisfare le esigenze del pubblico asiatico;
- - il carro posteriore più lungo di due millimetri.

Merida Reacto 2026: modelli, pesi e prezzi
Sei in tutto gli allestimenti disponibili per il mercato italiano accomunati dall'impiego di trasmissioni Shimano. Dal collaudato Dura-Ace Di2 si scende fino al 105 12v meccanico.






Tre le opzioni colore su Reacto 5000 e 6000.
Due le varianti cromatiche su Reacto Team, 9000, 8000 e 4000.
Confermate le due laminazioni, CF3 e CF5, che offrono le medesime prestazioni in termini di rigidezza a livello del movimento centrale e del tubo di sterzo.
Il telaio CF3 che in taglia M è più pesante di 235 gr rispetto alla pari versione CF5.
| Laminazione | Modelli |
|---|---|
| CF5 | Reacto Team, Reacto 9000 |
| CF3 | Reacto 8000, Reacto 6000, Reacto 5000, Reacto 4000 |
Peso
La tabella sotto mette a confronto il peso del kit telaio Reacto V in taglia M pronto per essere montato (laminazione CF5, verniciato, senza manubrio) con la precedente generazione prodotto (Gen IV).

La Reacto Team (foto oggetto di questo articolo) con gruppo Dura-Ace Di2, manubrio Vision Metron 5D Evo e ruote Vision Metron 60 RS in taglia M, senza pedali, pesa 7,1 kg. Si tratta dell'allestimento più leggero proposto da Merida.
In occasione della presentazione ufficiale abbiamo messo sulla bilancia la stessa versione allestita con ruote Vision Metron 45 RS: peso 6,76 kg senza pedali.
Qui sotto i pesi di tutti i modelli.
| Modello | Peso (rif. tg M) |
|---|---|
| Reacto Team | 7,1 kg |
| Reacto 9000 | 7,8 kg |
| Reacto 8000 | 8 kg |
| Reacto 6000 | 8,5 kg |
| Reacto 5000 | 9 kg |
| Reacto 4000 | 9,1 kg |
Prezzo
| Modello | Prezzo |
|---|---|
| Reacto Team | 9.999 euro |
| Reacto 9000 | 6.799 euro |
| Reacto 8000 | 5.299 euro |
| Reacto 6000 | 4.399 euro |
| Reacto 5000 | 3.199 euro |
| Reacto 4000 | 2.499 euro |
Da notare che oltre al prezzo interessante la Reacto 4000 porta in dote un'efficienza aerodinamica da non trascurare.
In galleria del vento Merida ha osservato che questo modello, allestito con ruote ad alto profilo, è in grado di copiare la resa della Reacto IV a fronte di un manubrio tradizionale due pezzi.

Merida Reacto 2026: sensazioni in sella
Quasi 100 i chilometri percorsi in sella alla nuova Merida Reacto 2026 in occasione della presentazione ufficiale che si è tenuta a Benicàssim (Spagna). 1.235 i metri di dislivello.

Nessun problema per la scelta della taglia al punto che Merida mi ha invitato a consultare la tabella geometrie della precedente generazione per trovare la misura esatta.
Sono altro 168 cm, cavallo 78 cm.
Ho utilizzato la versione Reacto Team taglia XS con attacco manubrio da 90 mm e pedivelle da 165 mm. Unico accorgimento una sella più alta di 3 mm rispetto alla bici usata di solito allestita con pedivelle da 170 mm.

Lungo salite veloci con pendenze comprese tra il 4 e il 6%, la nuova Reacto si fa valere al punto da rendere piuttosto sottile il confine che separa una bici aero di ultima generazione da una superleggera.

Le gomme da 28 mm rendono la struttura più reattiva nei cambi di ritmo a fronte di una leggera instabilità con vento forte lungo tratti vallonati e in discesa. Con queste ruote meglio una gomma da 30 mm.
Pianura e velocità superiori ai 40 km/h sono l’habitat naturale della nuova piattaforma che mantiene bene la velocità e si dimostra subito pronta in occasione di rilanci, scatti e sprint. Un aspetto tutt’altro che scontato per una bici aero che in genere tende a soffrire nei primi istanti del gesto atletico.

L’impostazione corsaiola emerge quando ci si chiude sul mezzo in pozione aero e in discesa.
Il rapporto stack to reach in taglia M, pari a 1.41, è sinonimo di un assetto bilanciato anche se vale il discorso fatto per altre biciclette appartenenti a questa categoria.
Se avete una discreta esperienza e una buona capacità di guida non avrete difficoltà a guidare questo mezzo. Viceversa l’impatto potrebbe non essere dei migliori. Tempo, propensione al cambiamento e capacità di adattamento potrebbero essere essenziali in tal caso.

A conti fatti il progetto Merida Reacto 2026 è ben riuscito al punto da porre una domanda che ancora non ha una risposta definitiva: con queste bici aero che ne sarà delle bici da salita?

Per maggiori informazioni: merida-bikes.com/it-it
QUI tutte le nostre news, i test e gli approfondimenti sulle novità 2026.
Qui sotto il nostro test della versione top di gamma della Scultura che in gamma affianca la Reacto.
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Sull'autore
Giovanni Bettini
"I poveri sono matti" diceva Zavattini. Anche i ciclisti oserei dire. Sono diventato "pazzo" guardando Marco Pantani al Tour de France 1997 anche se a dire il vero qualcosa dentro si era già mosso con la mitica tappa di Chiappucci al Sestriere. Prima le gare poi le esperienze in alcune aziende del settore e le collaborazioni con le testate specializzate. La bici da strada è passione. E attenzione: passione deriva dal greco pathos, sofferenza e grande emozione.





