La geografia del cuore: come andare in bici cambia il nostro rapporto con lo spazio 

Silvia Marcozzi
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La geografia del cuore: come andare in bici cambia il nostro rapporto con lo spazio 

Silvia Marcozzi
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Nella quotidianità la maggior parte di noi è abituata a percorrere sempre gli stessi tragitti e a muoversi sempre negli stessi luoghi. La bicicletta cambia tutto questo e sovverte il nostro modo di abitare lo spazio e di relazionarci ad esso, definendo quella che diventa una vera e propria geografia del cuore. 

Mi sono ritrovata a pensarci qualche tempo fa, quando uscendo dal casello dell’autostrada di ritorno a casa da un breve viaggio, la prospettiva leggermente rialzata del piano stradale mi ha portato a guardare lontano, verso le prime colline dietro la città. 

geografia del cuore

Quella vista mi è sempre stata familiare, ma da quando sono una ciclista il mio rapporto con lei è cambiato in modo radicale.

Se infatti un tempo quelle colline erano solo uno sfondo, una specie di quinta della mia quotidianità, oggi mi rendo conto che conosco quei profili uno per uno e che ognuna di quelle cime mi è familiare come e più forse della via di casa. 

Sono infatti quelle colline la destinazione consueta delle mie uscite in bici e mi accorgo che da quando vado in bici la geografia del mio territorio è diventata per me qualcosa di concreto, che si è riempita di significato di mano in mano che ho imparato a dare un nome e un’identità agli spazi che riesco a raggiungere con la mia bici.

geografia del cuore

In un tempo in cui l’uso costante del navigatore ci rende sempre meno capaci di orientarci e lo studio della geografia è mortificato dai programmi scolastici, andare in bicicletta restituisce sostanza allo spazio geografico e ci lega agli itinerari che percorriamo e alle località che attraversiamo. 

Uno studio tedesco di qualche tempo fa ha dimostrato che le nostre scelte di mobilità sono legate all’orientamento verso il bene comune. Chi si muove in bici sarebbe dunque più propenso ad interessarsi ai luoghi e alle persone che li abitano, essendo in grado di stabilire con essi un rapporto più stretto, intimo, rispetto a chi si muove in automobile.

I ciclisti questo lo sanno istintivamente, senza bisogno di scomodare i ricercatori delle Università, perché sperimentano in prima persona questo legame con il territorio e le persone. 

In bici ci sono salite su cui ho lasciato milioni di gocce di sudore e che mi ricordano quando la gamba è buona oppure no, curve di cui ho imparato angolo e pendenza disegnandole mille volte. 
Ci sono cartelli segnaletici di cui conosco i graffi e gli adesivi che li ricoprono e centinaia di buche di cui so dire se c’erano già l’anno scorso e se la loro qualità è peggiorata nel tempo. 

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Ci sono panorami in cui mi sono tuffata lungo certe discese seguendone i cambiamenti ad ogni stagione, e paesi che ho visto crescere negli anni e che so collegare in due o tre modi diversi a seconda di fiato e gambe.

Ogni ciclista si vanta un poco di questa conoscenza del suo territorio, e difficilmente rifiuterà un consiglio o una traccia da passare all’amico in visita che lo vuole esplorare. 
Questa è una conoscenza preziosa, che lo lega a certi luoghi più dell’abitante medio, i cui spostamenti sono spesso puramente utilitaristici e la cui geografia sentimentale è mediamente più ristretta.

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Il ciclista è un viaggiatore di prossimità che ha imparato a scoprire la meraviglia dietro casa ben prima della pandemia e della mania per l’outdoor. 
Lui sa che mezza giornata di libertà può trasformarsi in un viaggio che lascerà una traccia nel suo cuore con il ricordo di un’uscita.

Traccia che darà senso allo sguardo che rivolge distrattamente all’orizzonte aprendo la finestra al mattino o rientrando a casa la sera.
Fino a dove spazia il suo sguardo il suo cuore conosce la sua terra e inevitabilmente la ama, perché è quello il perimetro della sua felicità.
La sua geografia del cuore. 

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Sull'autore
Silvia Marcozzi

Vivo da sempre in equilibrio tra l’amore per lo studio e le parole - ho due lauree in lettere e un dottorato in lingue - e il bisogno di vivere e fare sport all’aperto. Mi sono occupata a lungo di libri e di eventi. Dieci anni fa sono salita su una bici da corsa e non sono più scesa, divertendomi ogni tanto a correre qualche granfondo. Da poco ho scoperto il vasto mondo dell’off-road, dal gravel alla Mtb passando per le e-Mtb, e ho definitivamente capito che la mia sarà sempre più una vita a pedali.

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