Un Giro d’Italia molto anomalo, questo del 2020…
Lo sapevamo ancor prima che iniziasse: innanzi tutto lo spostamento ad ottobre, per la prima volta nella sua storia.
Poi tante limitazioni: per le squadre, per i tifosi, per la stampa, con i ciclisti quasi isolati e costretti in una “bolla”.

Foto Luigi Sestili @6stili

Infine, due squadre ritirate e lo spettro del virus che allunga la sua ombra sui corridori.



No, non è una stagione ciclistica come le altre quella che stiamo vivendo (ma del resto, chi al di fuori del mondo sportivo può dire che questo sia un anno come tutti gli altri?).
Il Giro d’Italia è sempre stato il riflesso e il prodotto della società in cui è immerso, non si poteva pensare che restasse immune dai disagi di questi tempi strani.

Foto Luigi Sestili @6stili

E in fin dei conti non è la prima volta nella sua storia centenaria che il Giro ci propone episodi fuori dal comune.
Torniamo un po’ indietro con la memoria e scopriamo che…

1914 – per veri eroi
Le prime edizioni del Giro erano davvero dure, con tappe di oltre 300 km, e richiedevano grande spirito di sacrificio e di adattamento, oltre che capacità atletiche notevoli. Naturalmente le velocità medie erano molto più basse delle attuali…

Uno scatto del 1914 – Foto: Giroditalia.it

Quello del 1914 è considerato il Giro più duro di sempre e ci fu la tappa più lunga della storia del Giro: 430 km da Lucca a Roma.
Il Giro d’Italia del 1914 fu l’ultimo disputato prima dello scoppio della Grande Guerra ed il primo disputato con classifica generale a tempi anziché a punti.
E’ ricordato anche come il Giro con la più alta percentuale di ritirati: degli 81 partenti ne arrivarono al traguardo finale solo 8!
Altri record dell’edizione 1914: fu il Giro con la media oraria più bassa di sempre ovvero 23,347 km/h, quello in cui si registrò il maggior distacco del vincitore sul secondo classificato finale: 1h 57’ 26”. Si assistette anche alla fuga solitaria più lunga di sempre: 350 km di Lauro Bordin nella Lucca-Roma. E infine, nella tappa Bari-L’Aquila di 428 km si pedalò fino a 19h 34’ 47”, che rimane il maggior tempo di percorrenza di una tappa.

Lo scorcio di una salita con le auto dell’epoca al seguito – Foto: Giroditalia.it

1924 – la prima donna
Il Giro del 1924 rischiava davvero di passare sottotono perché quell’anno le squadre più prestigiose disertarono la corsa dato che l’organizzazione si era rifiutata di dare loro ricompense in denaro per l’iscrizione.
E invece quell’edizione è rimasta negli annali perché per la prima (ed unica) volta partecipò una donna in competizione con gli uomini.
Si trattava di Alfonsina Morini Strada, vera pioniera del ciclismo professionistico femminile.

Alfonsina Morini Strada al Giro d’Italia 1924 – Foto: Quasirete.gazzetta.it

Che si trattasse di una mossa promozionale o no, la sua richiesta di partecipazione fu accolta e Alfonsina ogni volta riuscì a tagliare il traguardo di tappa, seppur la maggior parte delle volte con alcune ore di ritardo.
E fu una dei trenta ciclisti che completò la corsa rosa di quell’anno: «Vi farò vedere io se le donne non sanno stare in bicicletta come gli uomini» (Alfonsina Strada).

1942 e 1943 – Giri di Guerra
Nel corso degli anni il Giro d’Italia fu annullato solo in occasione delle due Guerre Mondiali, quindi dal 1915 al 1918 e poi dal 1940 al 1945.
Nel 1942 e 1943, però, vennero organizzate due competizioni multi-prova che si chiamavano “Giro d’Italia di guerra”.
La classifica finale teneva conto non dei tempi ma dei piazzamenti ottenuti dai ciclisti nelle diverse prove. Non erano vere e proprie corse a tappe, si trattava di otto prove distinte di cui poi si stilava una classifica unitaria.
I Giri di guerra non rientrano comunque nel computo delle edizioni del Giro d’Italia.

Glauco Servadei che vinse il Giro d’Italia di Guerra nel 1943. Foto: Cicliservadei.it

1969 – gli scioperi (ma non dei ciclisti…)
La contestazione giovanile, gli scioperi degli operai, le lotte universitarie… il 1968-69 fu un decennio davvero “infiammato” in Italia come in tutta Europa.
Il Giro di quell’anno non restò esente da queste agitazioni e per fare un esempio nella tappa Napoli-Potenza una manifestazione di operai e cassintegrati tentò di impedire la partenza. I manifestanti furono poi caricati e dispersi dalla polizia.
Il Giro d’Italia del 1969 restò nella memoria anche per la squalifica per doping di Eddy Merckx.
Ma questa, è tutta un’altra storia…

Eddy Merckx, Felice Gimondi, ugo Colombo, Vittorio Adorni e Vito Taccone al Giro d’Italia 1969. Foto: Pinterest.it.

A proposito di scioperi, anche nel 1983 la partenza di una tappa – in quel caso la tappa inaugurale del Giro, a Brescia – fu bloccata e poi annullata da una manifestazione di metalmeccanici che protestavano per il rinnovo del contratto di lavoro.

Come vedete, gli aneddoti, le curiosità, gli episodi più o meno felici del Giro d’Italia sono sempre legati a doppio filo agli avvenimenti sociali e culturali che hanno segnato l’ultimo secolo.
Il ciclismo è uno sport che si fa sulle strade, nei paesi e nelle città, in mezzo alla gente: non potrebbe essere diversamente.

Foto: Luigi Sestili @6stili

E voi, vi ricordate quella volta che al Giro successe che…?

(Foto di apertura: Luigi Sestili @6stili, inaugurazione del Giro d’Italia 2020)